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Roma
Mafia Capitale, “è vera mafia”. Il piemme Ielo scatenato: “Le prove ci sono”

di Valentina Renzopaoli


La mafia c'è ed è dimostrata dalle intercettazioni, il processo non si è sgonfiato e non è stato un Truman Show. Buzzi e Carminati sono inattendibili. Paolo Ielo, il piemme di Mafia Capitale che più degli altri, ha portato avanti l'istruttoria in questi mesi, dà il via alla fase delle requisitorie nell'aula bunker di Rebibbia.

 


"L'associazione mafiosa sta tutta qui, in questa aula, è quella che era contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare, sbaglia chi pensa che con il decreto di archiviazione del gip dello scorso febbraio si sia sgonfiato tutto. Non è così. Non è stato un Truman Show, i vari protagonisti di questa vicenda, intercettati durante le indagini, parlavano di fatti veri'", ha esordito il procuratore aggiunto Paolo Ielo.
"L'accusa non è in guerra con nessuno, dal 416 bis alle frodi fiscali, questo Ufficio - ha premesso Ielo nell'indicare i principi cardine di questa indagine - non ha giocato barando. L'esercizio dell'azione penale si è collocato per tutte le fattispecie di reato nel solco degli orientamenti giurisprudenziali”.
Ielo ha spiegato che  “Il cuore di questo processo sono le intercettazioni telefoniche e ambientali, che costituiscono una prova autonoma senza bisogno di riscontro. Ascoltatele anche voi - ha detto rivolgendosi ai giudici del tribunale - e verificate se il tono di quelle dichiarazioni e di quelle conversazioni fosse quello di quattro amici al bar che stavano solo chiacchierando. La Procura ha usato il criterio della prudenza nel valutare il contenuto delle conversazioni e nel ricercare riscontri nei confronti di terzi soggetti coinvolti. In mancanza di questi riscontri e di una prova solida, ha chiesto l'archiviazione. Ma queste telefonate sono vere, spontanee, genuine, hanno una loro logica e una loro coerenza con i luoghi in cui si svolgono, con i personaggi protagonisti di queste conversazioni, con gli eventi esterni. La pretesa della Procura e' stata quella di basarsi su principi di 'par condicio' sia nella valutazione delle prove sia nella ricostruzione dei reati".

Buzzi e Carminati “inattendibili”
I due principali imputati Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, pilastri della presunta associazione mafiosa, non sarebbero “credibili” secondo il piemme che al Tribunale dice: "Salvatore Buzzi è davvero un caso di scuola di inattendibilità, è radicalmente, totalmente e assolutamente inattendibile. L'imputato ha diritto alla menzogna e proprio per questo quando lo si valuta bisogna farlo con filtro critico. Si potrebbe dire che c'è un Buzzi uno, quello delle intercettazioni, cui segue un Buzzi due, un tre e poi un quattro legato alle vari dichiarazioni... ormai ho perso il conto”.
Il rappresentante della pubblica accusa si riferisce ai tanti interrogatori resi ai pm dal presidente della cooperativa '29 giugno' durante le indagini preliminari. “Nel tempo Buzzi ha dato ricostruzioni completamente diverse. Messe da parte le intercettazioni, la sua è una totale e parossistica inattendibilità. Quanto a Carminati, che ha preso la parola solo nella 'due giorni' riservata al suo esame durante il processo, "ha cercato di raccontarla come pensava gli convenisse ma la sua credibilità è pari a zero". E anche la compagna di Buzzi, Alessandra Garrone spicca "per le troppe reticenze, per l'illogicità delle sue dichiarazioni e per la sua complessiva e totale inattendibilità".
"Se Carminati non fa niente - ha evidenziato Ielo - e Buzzi lavora, qual è il favore che fa Carminati a Buzzi?". L'ex esponente dei Nar, "secondo quanto da lui dichiarato, prende la provvista del lavoro Eur Spa per non aver fatto niente, la mette in cooperativa e riceve altri soldi senza fare niente. Dice 'io ci so fare con i soldi'... si' ma con quelli degli altri. Perché soldi suoi, almeno per come la racconta lui, qui non ce ne sono". Per il procuratore aggiunto, "non una sillaba di quello che Carminati dice si può porre a fondamento di una ricostruzione. Le sue dichiarazioni sono inattendibili e illogiche: da quelle sull'ex ad di Eur Spa Riccardo Mancini ("è un mio amico, non lo avrei mai minacciato...") a quelle sul jammer telefonico usato secondo quanto detto dall'imputato per 'spionaggio industriale', quando per l'accusa serviva solo per impedire le intercettazioni ambientali disposte dagli inquirenti.

Le prossime tappe
Le requisitorie dei tre piemme titolari della mega indagine Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli andaranno avanti fino al prossimo 26 aprile, ovviamente tra pause pasquali e i ponte del 25. Poi dal 2 maggio si parte con una fitta tabella di marcia che prevedere una dietro l'altra le arringhe delle difese. Un esercito di avvocati pronti a dare battaglia. La sentenza è prevista tra la fine di maggio e l'inizio di giugno.

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