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Roma

di Valentina Renzopaoli

Che la sua grande passione fosse la scrittura, l'aveva già confessato ad Affaritaliani.it in un'intervista a tutto campo esattamente un anno fa, quando la sua creatura letteraria più impegnativa e dolorosa da partorire era ancora in fase di elaborazione. Ma che il suo ultimo romanzo, il quinto, sarebbe diventato la pietra dello scandalo forse Sabrina Paravicini, attrice, regista, sceneggiatrice, volto acqua e sapone dell'infermiera Jessica nella fortunatissima serie "Un medico in famiglia", nonché mamma di un bambino di otto anni, forse non lo aveva immaginato.
"Supermarket porno" edito da Gremese è stato definito un libro sconvolgente e visionario: in confronto le Cento sfumature sono favolette per neonati. Ma forse, nella loro voluta oscenità soprattutto linguistica, le sue centosessanta pagine contengono un significato che va molto al di là della provocazione. Tredici storie oltre a quelle dei due protagonisti, un figlio e una madre con un rapporto segnato dalla malattia, dalla sofferenza, dal sacrificio che si perdono e poi si ritrovano. Una galleria di voci e volti sfigurati dal dolore e dalla fatica di vivere, uomini e donne che si rifugiano nel sesso e nelle devianze alla disperata ricerca di amore. Dallo stimato cardiologo schiavo di una relazione scabrosa con la figlia diciannovenne della sua migliore amica e socia, passando per l'adolescente alla vigilia degli esami di maturità che scopre con gli amici un video porno in cui i genitori fanno scambio di coppia sadomaso, alla donna matura delusa da decine di amori falliti che paga un gigolò per farla sentire desiderata, alla signora che abbandona la vita rifugiandosi nell'immobilismo di un letto dove arriva a scoppiare per l'obesità, fino alla struggente storia di una bambina violentata dallo zio che si lascia morire di anoressia.
Si parla del suo libro come dell'ultimo scandalo letterario, era questo il suo scopo?
"Il titolo purtroppo si è rivelato fuorviante, scegliere un titolo così provocatorio è stato un grande azzardo per il mercato italiano. Ma ormai il dado è tratto e il danno è fatto. Chi non ha letto il libro si aspetta che sia un libro in cui il sesso estremo è il protagonista. In realtà è un libro sulla solitudine e sull'incapacità di intrattenere rapporti. E poi nessuno fa caso al fatto che il protagonista si chiami Zeno, vorrà dire qualcosa".
E' soprattutto sullo stile asciutto e crudo e sul linguaggio direi osceno che si sta scatenando il dibattito...
"Il linguaggio volutamente eccessivo era necessario per raccontare senza orpelli una realtà cruda, ho osato e me ne sono assunta tutta la responsabilità. In prima battuta mi era stato chiesto da un grosso editore di edulcorare la storia, facendone davvero una sorta di supermarket del porno, ma non ho accettato. Tramite un critico letterario sono arrivata a Gremese che ha deciso di scommettere su di me. Questo è un romanzo che difendo con le unghie e con i denti perché, contrariamente a quello che forse ci si potrebbe aspettare dal titolo, è molto chiaro, impossibile da fraintendere. E' un viaggio dentro l'animo umano".
Veniamo alla storia, anzi al collage di storie: sono vere o frutto della sua fantasia?
"Le storie sono vere o comunque prendono spunto da fatti di cronaca: ho raccontato di uomini e donne che gettano la spugna nei confronti della vita. Il protagonista, Zeno, è un analista che compie un reportage all'interno dell'animo umano deviato: un viaggio doloroso dentro i fallimenti della vita, un percorso fatto di piccole storie, sconvolgenti sì, ma che in realtà potrebbero capitare a ciascuno, segnate da disagi e devianze che rappresentano una guerra personale".
Quale l'ha colpita di più tra tutte?
"Forse la storia di Giovanni dello Giov, l'adolescente che scopre casualmente le perversioni dei suoi genitori, alla vigilia degli esami e davanti ai suoi compagni di scuola. Mi ha colpito profondamente perché il video che travolge la sua vita che ritrae i suoi genitori mentre fanno scambio di coppia sadomaso esiste davvero, è stato pubblicato in rete e l'ho visto anche io; mi ha sconvolta non tanto per la scena di sesso quanto per il significato che ho immaginato possa aver prodotto sul percorso psicologico di un figlio che perde in un istante qualsiasi possibilità di avere un futuro".
Che cosa intende lei per pornografia?
"Intendo la mercificazione del sesso ma anche di una certa modalità di comunicazione: credo che siano pornografiche le immagini capaci di sconvolgere i bambini mandate in onda in prima serata anche nei telegiornali. E' pornografico quello che lede l'innocenza di chi guarda, su tutti i front".
E che differenza c'è tra perversione e libertà sessuale?
"La libertà sessuale è la conquista di chi è mentalmente sano, ha avuto una famiglia sana e un'infanzia sana; io racconto di persone non sane, con ferite aperte troppo profonde da essere state risolte".
Il filo conduttore del libro è il rapporto madre-figlio: quanto c'è di autobiografico?
"Tutto quello che sentimentalmente vivo da quando sono diventata madre. Ho proiettato nella figura del figlio una situazione personale che mi sfugge e che non è controllabile. Quando si è costretti a vivere esperienze che dilaniano l'anima, si abbattono i filtri e i limiti. Il dolore è così poco sopportabile che si crea la necessità di canalizzarlo verso qualche via di sfogo. Per me la scrittura è stato il mezzo attraverso il quale ho canalizzato l'esperienza potentissima a cui mi ha sottoposto la vita, sia nei suoi risvolti negativi che positivi".
Il finale però è pieno di speranza...
"Infatti, il passaggio di consegne del piccolo Sean alla madre ritrovata è un simbolo del ruolo stesso della maternità".
Cosa rappresenta questo lavoro in questo momento della sua vita e della sua carriera?
"Con questo libro ho raggiunto un processo di liberazione, soprattutto stilistica".

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