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Roma
Medici aggrediti: molestie e violenza contro 7 dottoresse romane su 10

Sono sempre di più le donne che svolgendo la professione di medico vengono aggredite verbalmente o fisicamente sul posto di lavoro.

 

Il personale sanitario, indipendentemente dal genere è spesso vittima di violenze da parte dei pazienti, ma a Roma e provincia sono le donne a riscontrare problemi maggiori sul posto di lavoro.
Le dottoresse che almeno una volta nella propria carriera hanno subito almeno un episodio di questo tipo sono il 71% contro il 63,2% dei colleghi uomini: più di 7 su 10, insomma.

I profili più a rischio sono quelli dei medici donna più giovani e con un contratto a tempo indeterminato nei servizi di emergenza territoriale o nei servizi territoriali del Ssn.

È questo l'identikit che emerge da uno studio osservazionale nei medici dell'Ordine di Roma curato da Giuseppe La Torre e Mattia Marte, del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive, Sapienza università di Roma e da Ernesto Cappellano, dell'Ordine dei Medici della Provincia di Roma.

In generale, tra uomini e donne, il 66,53% dei medici di Roma e provincia ha dovuto fronteggiare almeno un episodio spiacevole. E a correre più pericoli sono i medici impiegati nelle strutture territoriali del Servizio sanitario nazionale, nei servizi di emergenza territoriale, negli istituti previdenziali, mentre quelli meno aggrediti sono i lavoratori negli ambulatori privati e nelle forze armate. L'indagine ha considerato come aggressione non soltanto la violenza fisica ma anche la violenza verbale, le minacce e le molestie sessuali.

La violenza può avvenire, inoltre, anche tra colleghi, e non soltanto nel rapporto medico-paziente. “Il danno per l'individuo e per la collettività è concreto – spiegano gli autori dello studio - le aggressioni aumentano lo stress lavorativo e possono portare anche a giorni di assenza dal lavoro con inevitabili conseguenze sulla qualità delle cure nonché dei costi economici".

Il questionario, a partecipazione facoltativa, è stato somministrato via internet ai medici dell'Ordine. Ai medici veniva chiesto di rispondere a 30 domande che richiedevano informazioni anagrafiche, sul proprio lavoro, sull'eventuale fenomeno di aggressione subito e alcuni quesiti di opinione inerenti al fenomeno.
Meno del 5% del campione ha giudicato questo problema come “poco rilevante”. Un dato che dimostra come il livello di sensibilizzazione sul tema sia altissimo tra i professionisti.

 

 

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