Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Messaggero, addio al Tritone: arriva il megastore by Armani

INSIDE. La crisi della carta costringe al risparmio anche lo storico quotidiano romano che si appresta ad affittare il piano terra con ingresso dalla storica pensilina e piano inferiore al brand dell'abbagliamento. Intanto la società editrice della famiglia Caltagirone sembra pronta a chiedere un nuovo stato di crisi e a mandare a casa 39 giornalisti. Manovre immobiliari anche nello stabile che ospita l'altra testata di famiglia: la free press Leggo per la quale c'è chi prospetta addirittura una chiusura a giugno


di Claudio Roma

Via lo storico archivio che contiene milioni di immagini accuratamente catalogare e digitalizzare. Uomini e donne, vie e quartieri che testimoniano una presenza vecchia di oltre 100 anni come storico quotidiano della Capitale. E via anche la vecchia Linotype, quella che faceva mostra di sé nell'atrio che ha visto transitare direttori, Papi, sindaci e capi di Stato e che aveva segnato il passaggio dal “piombo” alla fotounità: un guado tra la tradizione e l'avvento dell'informatica.

Il Messaggero dice addio a via del Tritone. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it che ha intercettato una conversazione riservartissima la Società Editrice Il Messaggero, che fa capo alla famiglia Caltagirone, avrebbe intenzione di cedere il piano seminterrato e il piano terra dello storico stabile di via del Tritone 152. In quei due piani, secondo i bene informati, dovrebbe sorgere un megastore by Armani, una vetrina eccezionale su via del Tritone e l'altra su via del Traforo: uno store ultramoderno in pieno centro storico.

via del tritone



E la strategia per noleggiare a lungo termine una parte del palazzo è già in avanzata fase. Intanto la sede dell'ex Bna ora Monte dei Paschi di Siena agenzia 111, lo sportello bancario che ha visto per anni i giornalisti e i poligrafici del Il Messaggero fare la coda per ritirare stipendi e buoni pasto, si è visto recapitare una lettera con un aumento da brivido: 25 mila euro al mese per l'affitto dei pochi metri quadrati nei quali erano compressi gli impiegati e così ha deciso di lasciare: niente più sportello bancario all'interno della sede del quotidiano.

E mentre Armani si prepara ad arrivare sembra che la società editrice abbia deciso di mandare a casa un po' di giornalisti, chiedendo l'apertura di un nuovo stato di crisi con esuberi per circa 39 unità. Come annunciato al Comitato di redazione, è intenzione della società presentare una nuova domanda, “anche se – fanno osservare alcuni giornalisti – sarà difficile che con l'attuale riforma del lavoro si possa accadere a prepensionamenti e poi il bilancio è in attivo e la richiesta della società si basa su una previsione di perdite”. Qualora l'indiscrezione del megastore venisse confermata, intanto il personale di via del Tritone incasserebbe uno smacco: l'ingresso al giornale non avverrebbe più sotto la scenografica pensilina ma da quello che ora è l'ingresso di emergenza del retro di via dei Serviti.

Ma anche per l'altro giornale dei Caltagirone, la free press Leggo, sembra ci siamo nuvole all'orizzonte. Anche qui, nella sede di via Nazionale, sono in corso operazioni immobiliari con l'obiettivo di liberare spazi commerciali e ben 3 negozi, un ottico, un gioiellerie e la sede di un istituto di credito, si sono visti recapitare richieste stratosferiche di aumenti dell'affitto, quanto basta per convincerli a lasciare. Dalla gestione immobiliare all'editoria, pur avendo Leggo vinto la gara per la distribuzione del quotidiano sulla rete dei trasporti, la società sembra abbia presentato un ricorso contro la gare che si è aggiudicata e questo perché il secondo concorrente avrebbe presentato un'offerta risibile di fronte agli oltre 400 mila euro all'anno che Leggo pagherebbe per garantirsi le metropolitane come network distributivo. Ma su Leggo diventano sempre più nere: c'è chi parla addirittura di una chiusura della testata e di un trasferimento in blocco dei giornalisti nella nuova edizione on line del Messaggero che da giugno dovrebbe segnare lo sbarco in grande stile su internet del quotidiano romano ma che per ora ha “in pancia” solo due contratti a tempo determinato che si sono aggiunti a Jacopo Orsini, Antonio Lucchini, Giorgio Belleggia e Marco Giovannelli (che però tra una settimana tornerà all'edizione cartacea). Obiettivo: trasferire in rete la guerra delle copie contro Repubblica. Meno carta, più online.




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