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Roma
Moda: Sandro Ferrone, il più amato dalle donne. Nasce grossista ora è brand

di Valentina Renzopaoli


Sandro Ferrone le Olimpiadi a Roma le avrebbe volute, da romano e da imprenditore: quello del sindaco Virginia Raggi è stato un “no troppo perentorio” e un po' frettoloso e forse “solo politico”, che non avrebbe tenuto abbastanza conto dei desideri e dell'espressione dei romani e degli italiani. Un no che non fa bene a Roma e non fa bene alla sua economia.


La pensa così Sandro Ferrone, imprenditore romano doc, nome simbolo dell'abbigliamento femminile a portata di tutte, ma anche esempio di un uomo che ce l'ha fatta, che è partito da zero ed ha costruito il suo piccolo grande impero. “Da imprenditore mi sento avvilito per questa decisione del sindaco, le Olimpiadi avrebbero potuto generare un grande indotto e portare una grande affluenza di turisti a Roma, cosa che avrebbe dato una grossa mano all'economia”, ha spiegato ad affaritaliani.it, mentre mostra alle clienti i capi della nuova collezione autunno-inverno. Il suo show-room, appena rinnovato, è il suo mondo: perfettamente  a suo agio tra copri spalle e abitini, il signor Sandro Ferrone – come lo chiamano le sue collaboratrici – trascorre ore a intrattenere clienti e dare indicazioni su ordini e nuovi arrivi.

Settantanove anni portati da “ragazzino”, una folle passione per la cucina tanto da dichiarare che se non si fosse dedicato al settore abbigliamento avrebbe fatto il cuoco, amante delle barche e del mare fino alle viscere. Un maratoneta con lo spirito del vero maratoneta: “Ho gareggiato due volte nella maratona di New York ed è stata l'esperienza sportiva più emozionante della mia vita. Tornerò nella Grande Mela a correre ad ottant'anni”, racconta.
Sandro Ferrone era nato come grossista alla fine degli anni Cinquanta: aveva un piccolo magazzino dove vendeva abiti in stock a piazza Vittorio. Oggi il marchio Ferrone esporta 2 milioni di capi di abbigliamento e conta 130 punti vendita in Italia e all'estero, compreso Giappone, Russia, Arabia Saudita.


Signor Sandro Ferrone, cosa rappresenta oggi il suo nome?
“Oggi Sandro Ferrone è un brand e la nuova collezione, che mi sta dando grandi soddisfazioni, sancisce definitivamente il passaggio del marchio dal concetto del “pronto moda” a quello di un brand di classe, con un suo carattere e una clientela più raffinata. E' stato un lungo percorso che ha richiesto investimenti e molta passione. Oggi Sandro Ferrone non è più un “grossista” ma un marchio di moda”.

Claudia Gerini è la nuova testimonial. Perché lei?
“La promozione e l'immagine la cura soprattutto mia figlia Alessandra, ma posso dire che Claudia è una nostra amica, già vestiva i nostri abiti, e la sua immagine si sposa perfettamente con ciò che volevamo comunicare. La Gerini nel privato è molto meno “attrice” di quello che potrebbe permettersi, è una “signora” sempre “bambina” che può tranquillamente indossare abiti eleganti o sbarazzini. E poi è romanista come me e questo mi rende felice. Il 1 ottobre Claudia sarà con noi per un evento organizzato nello store del Centro Commerciale Anagnina”.

A proposito di Roma: Manuela Arcuri, Elena Santarelli, Sabrina Ferilli, ora la Gerini. E' un caso che le sue testimonial rappresentano in qualche modo la romanità? Questo non rappresenta un limite rispetto alla promozione sul mercato estero? O Roma è ancora un brand?
“La scelta non è mai stata casuale: penso che ciascuna di loro abbia saputo dimostrare la sua bravura e il suo charme. Per molti anni il nostro marchio era legato soprattutto al mercato del Centro Italia. Ma nell'ultimo periodo abbiamo investito molto su una piattaforma di vendita al nord e all'estero. Oltre a Roma, abbiamo puntato parecchio sulla città di Bologna che ci permette di soddisfare la richiesta di una clientela straniera. Forse in futuro dovremo pensare a un testimonial che arriva dall'estero, per ora va benissimo così”.

Senta, lei Roma la conosce come le sue tasche, e il suo piccolo impero è nato e cresciuto qui. Com'è oggi questa città?
“Roma ha perso molto e sta perdendo molto, è una città in grave difficoltà e anche gli stranieri se ne sono accorti: l'affluenza è diminuita, per fortuna c'è il Papa che continua ad attirare fedeli. Sarebbe necessario che la politica si occupasse di crescita e sviluppo, ma con la serietà dei governanti abbiamo qualche problema. Sono felice che, nonostante tutto, ci siano persone che amano ancora Roma, a tal punto da investire i loro soldi per valorizzare bellezze e tesori che lo Stato non riesce a manutenere”.

Parla del nuovo mecenatismo? A lei è venuto mai in mente di “adottare” un pezzetto di città?
“Nel mio piccolo, vorrei dedicarmi a un angolo della periferia. Nella zona in cui abbiamo lo show room Ferrone, in zona Tiburtina, c'è una rotonda che deve percorrere chiunque voglia entrare in città venendo dalla tangenziale est. Si tratta di piazza Edoardo Persico: è in condizioni di abbandono e io vorrei contribuire al rifacimento e poi mi assumerei l'incarico della manutenzione”.

Signor Ferrone, secondo lei siamo usciti dalla crisi o la strada è ancora lunga?
“Non credo che la crisi sia terminata. Penso che in questo momento, stanno prendendo un po' il fiato le aziende che hanno saputo fare scelte coraggiose e in contro tendenza, come la nostra. Gli anni peggiori sono stati quelli dal 2008 al 2010: quattro anni davvero molto duri, in cui abbiamo aiutato i nostri clienti a resistere; qualcuno lo abbiamo anche perso ma poi dal 2015 abbiamo iniziato a risalire la china. E il 2016 per noi è un anno di grande crescita”.

Qual è stata la ricetta vincente?
“Aver avuto il coraggio di non abbassare la qualità e di non appiattirsi sui livelli più bassi. Al contrario, abbiamo investito su una nuova linea, su una maggiore attenzione allo stile dei negozi e abbiamo provato a segnare una differenza rispetto ad altri. Direi che ci siamo riusciti”.

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