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Roma
Olio di palma, la guerra "cambia i biscotti". In campo Wired Italia: "Ecco la verità"

Rende buoni e gustosi centinaia di prodotti da forno, snack, biscotti. Valorizza gli effetti su una larga varietà di creme, prodotti di cosmetica e saponi. E' l'olio di palma: tutti i media italiani ne parlano. Ma su tante qualità esplode la polemica e in rete dove c'è chi ha messo in piedi una petizione on line con 140 mila firme per direno
E mentre i produttori sembrano organizzarsi per una "difesa mediatica", un articolo pubblicato da ‘Wired Italia’ dal titolo ‘Tutta la verità sull’olio di palma’ è entrato nel vivo della polemica, ma controcorrente, sottolineando piuttosto che "il quadro disegnato dagli scienziati, almeno su alcuni aspetti, è decisamente ridimensionato". Sulla falsariga, anche il magazine di analisi politico sociale ‘Strade’ pubblicando una serie di articoli che smontano le accuse.
Eppure, la risonanza ottenuta da queste campagne è stata tale che anche alcuni parlamentari italiani hanno deciso di cavalcare l’onda mediatica sollevando la questione all’interno dei palazzi: l’onorevole Matteo Mantero del Movimento 5 Stelle ha presentato una risoluzione drastica per eliminare olio di palma dalle forniture pubbliche; l’onorevole Colomba Mongiello del Partito Democratico ha presentato una risoluzione per obbligare le aziende al solo utilizzo di olio di palma certificato.
In sintesi tutta la polemica è riconducibile a due principali motivazioni: l’olio di palma sarebbe dannoso per la salute e contribuirebbe al deforestamento feroce e senza limiti delle aree naturali del Borneo e del Sud America. Vediamo se i dati aiutano a fare chiarezza. Sotto l'aspetto della salute, l'olio di palma contiene acidi grassi saturi per circa il 50%. Tuttavia, i grassi saturi sono compatibili con una dieta sana ed equilibrata. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di integrarli in calorie giornaliere per una quantità di circa 10%. C’è da dire che gli acidi grassi saturi sono presenti in una vasta gamma di prodotti che consumiamo ogni giorno, tra cui carne, formaggi e burro, tre prodotti che rappresentano la maggior parte della nostra assunzione di acidi grassi saturi. E qui il nervo si scopre perché solo il burro, come evidenziato dal dott. Jean Graille, esperto in biotecnologie grassi e lipidi, contiene tra il 60 e il 70% di grassi saturi.
Secondo il Fondo francese per l’alimentazione e la salute (FFAS), l'olio di palma rappresenta solo una piccola percentuale di grassi saturi in Europa: costituisce circa il 10% del consumo di grassi saturi dei francesi; in Italia è ipotizzabile che il consumo sia leggermente superiore. Nel 2010, uno studio pubblicato sul prestigioso American Journal of Clinical Nutrition  e nel 2013 uno studio condotto dalla dott.ssa Elena Fattore dell’Istituto Mario Negri hanno concluso che non vi sono prove significative a sostegno della conclusione che i grassi saturi nella dieta possano essere associati con un aumentato rischio di malattia coronarica o cardiovascolari.
Altro elemento di studio ha riguardato il fatto che l’olio di palma rappresenti la fonte più ricca di carotenoidi nel mondo: un composto chimico naturale con una concentrazione 15 volte superiore alle carote e 30 volte superiore ai pomodori. Non solo, perché l'olio di palma è anche una delle fonti più ricche di tocotrienoli e tocoferoliche che contengono quella stessa Vitamina E universalmente riconosciuta utile a proteggere contro il cancro e invertire il processo di neurodegenerazione. E’ lo studioso Pramod Khosla, professore presso il Dipartimento di Nutrizione dell'Università Wayne State a Detroit, ad affermare che gli studi condotti negli ultimi due decenni mostrano i tocotrienoli siano "molto efficaci" nel distruggere le cellule tumorali.
L'ASPETTO AMBIENTALE
La FAO stabilisce nelle sue relazioni che oltre il 60 per cento del territorio malese è ancora coperto da foreste e che la Malaysia, il secondo produttore al mondo dopo l’Indonesia, usa solo il 24% dei suoi terreni per lo sviluppo agricolo. Se facciamo un paragone con l'Italia, abbiamo foreste per il 31% del territorio e destiniamo il 47% a terreni agricoli. La palma da olio inoltre produce 4,13 tonnellate di olio vegetale per ettaro, che è 5,5 volte la resa della colza e 7 volte il rendimento del girasole. Con questi rendimenti più elevati, è evidente che l'olio di palma sia in realtà la cultura che ha bisogno di meno spazio.
Il rispetto degli oranghi è poi l’altra questione assai controversa e sollevata dai media, visto che si tratta di una specie protetta in Malesia. Ma nella sola regione malese di Sabah, oltre il 50% del territorio è coperto da foreste e vi abitano circa 11.000 oranghi. Questi animali sono protetti ai sensi della legge Sabah Wildlife Conservation Enactment (1997), che impone multe salatissime e addirittura il carcere in caso di maltrattamenti o uccisione di oranghi.
L'ASPETTO ECONOMICO
Secondo uno studio della società di consulenza inglese, Europe Economics, l’olio di palma dà un forte contributo all’economia italiana con 14.600 posti di lavoro, € 1.050 mln del PIL e € 500 mln in entrate fiscali. In Malesia, invece, i piccoli agricoltori coltivano circa il 40% del terreno utilizzato per le coltivazioni di palma da olio. E’ un dato di fatto che, grazie al contributo dell’olio di palma, la Malesia è riuscita a ridurre il tasso di povertà nazionale, che si attestava al 50% al momento dell'indipendenza del paese, arrivando oggi a meno del 5%.
L'OLIO FA PAURA
Mentre le grandi aziende attendo, la romana Gentilini ha deciso di non utilizzare più l'olio di palma. Mossa prudenti o azzardo di marketing per cavalcare l'onda contraria?

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