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Roma
Processo Cerroni, il piemme fa autogoal. Il suo teste ora strategico per la difesa

di Valentina Renzopaoli

Che la scelta fosse stato un pericoloso autogoal il pubblico ministero lo aveva ben chiaro fin dalla fine delle scorsa udienza. Ma, semmai ce ne fosse stato bisogno, la deposizione in sede di contro esame di Riccardo Ascenzo, uno dei teste chiave dell'accusa del mega processo Cerroni, non ha fatto altro che confermare il passo falso. L'ex dirigente regionale dell'area Rifiuti ha ribadito la sua posizione che, di fatto, smentisce alcune importanti tesi dell'impianto costruito dal lavoro di Alberto Galanti.
Innanzitutto smonta la versione secondo la quale il titolare della Rida Ambiente, Fabio Altissimi, sarebbe stato emarginato per non infastidire il monopolio del “re” dei rifiuti, lasciato ad attendere anni prima di poter lavorare con il suo impianto di Aprilia, e ostacolato da un sistema delinquenziale guidato capace di affondare i suoi tentacoli nell'amministrazione regionale. Dopo aver definito, lo scorso 24 settembre, il “grande accusatore” un personaggio “pressante” ai limiti dello stalking, Riccardo Ascenzo conferma la sua versione che scagiona di fatto l'ex responsabile dell'Area Rifiuti della Regione Lazio Luca Fegatelli, ritenuto una sorta di “emissario” di Cerroni: “Non credo che Fegatelli non volesse rilasciare la tariffa alla Rida Ambiente, ritengo che avesse bisogno di un tempo adeguato per affrontare situazioni precedenti e più emergenziali”,  ha dichiarato spiegando i ritardi lamentati da Altissimi per il rilascio della tariffa necessaria per ospitare i rifiuti nell'impianto.
E riguardo al rigetto della domanda avvenuto nel 2010, Ascenzo aggiunge: “La scelta di Fegatelli fu condivisa da tutto l'ufficio dopo un confronto democratico. Il direttore ha ritenuto di dover dare un taglio ad una situazione di paralisi divenuta esasperante, demandando il giudizio ad un tribunale”.
Riccardo Ascenzo, secondo l'accusa una delle vittime del sodalizio criminale per essere stato trasferito ad altro incarico dopo aver apposto la sua firma sulla tanto attesa determinazione della tariffa provvisoria per la Rida Ambiente, tenta di fugare ogni dubbio. “Non ho mai chiamato in causa Fegatelli per il mio spostamento... dire che è stata sua la responsabilità è stata una deduzione di qualcuno che ha voluto mettermi in bocca questa interpretazione, ma non voglio fare nomi...”.
E lo sguardo si dirige in direzione del pm. Poi, per essere più chiaro, sottolinea: “A dire il vero non sono stato troppo scontento che mi hanno tolto dai rifiuti. Dopo un primo momento di dispiacere per il fatto che non fosse stato riconosciuto il mio impegno, è maturata dentro di me la convinzione che avrei potuto ricominciare in un altro ambito già familiare e meno complesso”. E conclude: “In fin del conti, in Regione gli spostamenti sono all'ordine del giorno”. Insomma tutto normale e il suo trasferimento sarebbe da attribuire ad una consueta rotazione dei dirigenti pubblici, cosi come previsto dalla legge.
Si torna in aula il prossimo 13 ottobre: sul banco dei testimoni salirà l'ex collaboratrice di Fegatelli Alessandra Colla.

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