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Roma
Processo rifiuti: per Cerroni l'ora della verità su Malagrotta

di Valentina Renzopaoli

E' la settimana della verità, l'ultima prima della lunga pausa estiva nelle aule dei tribunali e quella in cui si deciderà su alcune delle vicende chiave in materia di rifiuti. L'imputato eccellente è sempre l' ex “re” di Malagrotta Manlio Cerroni, ormai legato a doppio filo al magistrato che ha sezionato praticamente ogni angolo della sua vita,  Alberto Galanti. Dopo anni di inchieste, i giudici dovrebbero decidere sul proseguimento o meno di procedimenti chiave: in primis il processo per il presunto reato di disastro ambientale doloso o colposo e avvelenamento delle acque destinate all'alimentazione. Giovedì 14 luglio il giudice per l'udienza preliminare Cinzia Parasporo deciderà se rinviare a giudizio oppure no il patron Cerroni e il suo braccio destro Francesco Rando. Secondo la tesi accusatoria, il disastro ambientale sarebbe stato causato dai due imputati che avrebbero omesso di adottare tutti gli accorgimenti per evitare la fuoriuscita del percolato che avrebbe inquinato la falda acquifera sotto la discarica di Malagrotta. Qualora il giudice decidesse per il rinvio a giudizio, sarà importante capire se riterrà il reato di natura colposa o dolosa. In quest'ultimo caso infatti, i due imputati finirebbero per dover essere giudicati da una giuria popolare in Corte d'Assise.
Il giorno successivo, ultimo atto di un processo nato già morto. In questo caso, venerdì mattina 15 luglio, è il Gup Nicola Di Grazia a dover decidere sul destino dei diciotto imputati coinvolti nel cosiddetto Cerroni bis; il troncone del processo sui rifiuti che vede alla sbarra pure l'ex governatore Piero Marrazzo e l'ex prefetto Goffredo Sottile. Un ultimo atto, poco più che inutile visto che la maggior parte dei capi di imputazione contestati sono già prescritti, ovvero tutti quelli ipoteticamente commessi fino all'agosto del 2009.
Intanto martedì mattina, ultima veloce udienza pre-vacanziera del processo immediato, quello entrato, nel terzo anni di vita e arenato, nel corso del dibattimento, sull'ascolto fiume dei testimoni del pm. Sul banco dei testi è risalito per l'ennesima volta il maresciallo dei Carabinieri Massimo Lelli, poi ha sfilato il geometra del Comune Massimo Maria Pizza, che in qualità di ausiliario di polizia giudiziaria, ha eseguito i rilievi topografici sulle trasformazioni dell'area di Monti dell'Ortaccio.
L'udienza si è conclusa con una scenetta da “Indovina chi?”: i due testi convocati dal pubblico ministero, due ufficiali del Noe, sono stati rimandati a casa senza aver testimoniato. Il pm si è infatti accorto che non sono stati loro a redigere la parte dell'informativa del 17 ottobre 2012 su Monti dell'Ortaccio: il punto è che non si è capito bene chi effettivamente l'abbia scritta. Se ne riparlerà tra tre mesi, quando l'11 ottobre si tornerà finalmente sui “banchi”.

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manlio cerronirifiutimalagrottaprocesso rifiutimonnezzopolialberto galantidisastro ambientale






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