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Psicologi di voi stessi: ecco i simboli ricorrenti di un evento dell'infanzia

Mamma, papà, il pene, la vagina, il latte e il seno sino alla fase anale della vita. Elementi di conoscenza che diventano simboli in età adulta e la comprensione dei quali può aiutare a capire gli effetti che possono avere origine dai primi mesi di vita.


Offre una visione piuttosto ampia di approfondimenti e soluzioni il libro di Franco  Casoni, Psicologi di voi stessi - 20 consigli tecnici per stare bene (Armando Editore pp.360, euro 30)). Alle pagine 220-221 troviamo indicate alcune rappresentazioni della nostra vita inconscia.

di Franco Casoni

Certamente la psicoanalisi risulta sempre una disciplina originale e affascinante, capace con i suoi strumenti d’indagine di esplorare il nostro tortuoso passato. Tuttavia, non è facile trovare il motivo preciso di un disturbo relativo alla nostra storia tra le migliaia che potremmo aver vissuto.
Un uomo che aveva una tosse persistente, fece una radiografa al torace e gli  trovarono i segni di una piccola pleurite trascorsa (e superata) di cui non sapeva nulla, portò il referto ad un pneumologo il quale gli disse che era difficile sapere come e quando avesse contratto la patologia e aggiunse che era come fare una ricerca archeologica dall’esito incerto.
La psicoanalisi spesso si trova a risolvere situazioni analoghe, sebbene sia sostenuta e aiutata dai sintomi, dal significato dei simbolismi presenti nei fatti del paziente, dai suoi sogni, dalle associazioni libere, ecc. considerando che l’intento del libro è quello di raggiungere un’auto-sostegno il nostro riferimento ad essa è stata fatto per dovere di completezza.
Ebbene qualora volessimo scoprire la struttura interna di una fobia con l’ottica della psicoanalisi e senza l’aiuto di un esperto, sarebbe molto difficile poterlo fare e comunque occorrerebbe sempre avere una conoscenza della materia.

Le dinamiche psichiche
Un aiuto potrebbe venire da una comprensione dei dinamismi psichici maggiori che si verificano in una persona, dal concentrarsi sul simbolismo della fobia e da uno sforzo a rivivere, tramite il ricordo, i momenti della nostra infanzia. Ma, come dicevamo, bisognerebbe possedere alcuni strumenti teorici. Ora, non esiste un elenco di oggetti, di situazioni, di cose, di animali, di spazi, ecc. che siano “sostituti” o “simboli” così espliciti da poter identificare un fatto o un episodio dei nostri primi sei anni di vita (periodo dove avvengono i traumi maggiori), come nel caso del piccolo Hans.
Uno stesso simbolo infatti, può avere significati diversi per persone diverse e persino per la stessa persona. Tuttavia, la letteratura psicoanalitica (ortodossa) ha messo in evidenza vari riferimenti che vanno comunque contestualizzati nei fatti che si sono verificati nella persona e nelle sue reazioni emotive ed affettive (ma sono sempre soggettivi).
Essi, sono quasi sempre legati alle fasi dello sviluppo orale, anale e fallico, studiate e scoperte da Freud: rispettivamente nella fase dell’allattamento, nella fase del controllo sfinteriale e nella fase delle relazioni con i genitori.
Citiamo alcuni di questi simboli che potrebbero avere valore per l’inconscio di molte persone (il processo che talvolta si verifica in loro è simile a quello di un assetato del deserto che scambia degli indizi o un semplice segno per acqua, oppure simile agli esempi che abbiamo descritto del topo, del ladro, del cavallo) attraverso di essi la realtà esterna fatta di cose, oggetti, persone, animali, esperienze passate, ecc. diventa rappresentativa di problemi, attaccamenti, desideri, odi, regressioni, fissazioni, amori, fobie, senza che la persona se ne accorga. In senso generale possiamo indicare le seguenti attribuzioni di simboli esterni legati alla realtà interna di una persona.

La figura materna
Ad esempio, l’interiorizzazione della figura materna potrebbe essere rappresentata e risvegliata simbolicamente da: una sorella maggiore, una nonna, una zia, un’insegnante, un’amica più grande, una donna qualsiasi, un gruppo di persone, una società, una gatta, una cagna, uno spazio chiuso, uno spazio aperto, una casa, un paese, un gruppo di lavoro, ecc.
Generalmente c’è l’aspetto della chiusura, della fedeltà, della protezione, dell’accudimento, dell’amore, sebbene contrariamente ad esso, talvolta, c’è anche quello dell’abbandono, della critica inibitrice, della repressione, del disinteresse, (madri vissute come cattive). Anche una figura paterna disponibile, accogliente, tenera, sensibile ecc. può assumere il ruolo di madre.

Mi ricorda papà
Il proprio padre potrebbe essere invece rappresentato e risvegliato da: un maestro, un professore, un capo, un medico, un nonno, uno zio, un amico più grande, un uomo qualsiasi,  un vigile, una persona in divisa, una persona aggressiva che protesta fortemente, ecc.
In questo caso il simbolo riguarda tutto ciò che incarna l’autorità, la mascolinità, il dovere, le regole, la disciplina, le sgridate, nondimeno questi stessi aspetti sono presenti in molte fgure materne dal comportamento maschile.

Cosa c'è dietro il pene
Il pene ha svariati simboli: topo, serpente, coltello, telefono, banana, zucchina, carota, mano, dita, naso, moto, attrezzo contundente, cacciavite, potere di una persona, ecc. Si tratta di oggetti, cose, animali, somiglianti a questa parte del corpo umano, oppure cose che si muovono, oppure ancora che sono penetranti, infine che esprimono potenza o vigore.

La potenza della vagina
La vagina è invece un simbolo che ingloba, che contiene: si individua nelle fessure, in un antro, in una borsa, in un recipiente, in una bocca, in un portone, in una scarpa, in una tana, ecc. essa riguarda sempre elementi caratterizzati da aperture, contenitori, accoglienza.

Dietro il latte e il seno c'è la mamma
Il latte o il seno materno sono un altro simbolo importante in quanto come abbiamo già accennato parlando di Melania Klein, costituiscono una base della personalità (posizione schizoparanoide o depressiva) e comunque fondano l’incorporazione di una madre buona o cattiva, a seconda di come il bambino sia stato alimentato e soddisfatto nel suo bisogno di mangiare (prendere il latte).
Tali problemi si riscontrano in vari simboli, il primo (seno) la fantasia inconscia lo può associare e risvegliare: al collo di una bottiglia; alle dita di una mano che per tale ragione si succhiano (il più delle volte si succhia il pollice); in una torta con al centro una ciliegia; in un pene; in un frutto tondo, in una pera, ecc. Mentre il secondo (latte) può presentarsi: nel mangiare (cibo che s’ingoia), nelle bevande piacevoli, nel vino, nel leggere, nell’ascolto di un discorso interessante e confortevole, nello sperma di un uomo, nella musica, nelle gratificazioni che si ottengono dalle persone, nei piccoli e grandi successi in società, nel vedere ed ascoltare la televisione, nel cinema e persino nell’urina, (una mia paziente con un’oralità estrema talvolta beveva quella del fidanzato, mentre un altro paziente era geloso del suo sperma), ecc. In questi simbolismi si tratta sempre di percepire nella realtà delle sensazioni corporee e psichiche simili a quelle dell’allattamento.
Nella fase anale (quella dell’educazione sfinteriale o “del vasetto”) occorre considerare che il bambino reputa le feci come un dono di sé, o come qualcosa d’importante che vorrebbe gestire liberamente. Per tale motivo egli si opporrebbe alle imposizioni della madre che cerca di farlo evacuare dandogli delle regole, ma lui non riesce a comprenderla ed anzi il più delle volte si ribella con ostinazione.
Potrebbe diventare accondiscendente solamente dietro un’insistente e premurosa richiesta della madre, perché in tal caso, percepirebbe la sua evacuazione come un dono verso di lei.
Il simbolismo di questa fase evolutiva dell’infanzia si ritrova e si risveglia: nell’attaccamento ai soldi (vissuti come feci); nella tirchieria a volte nevrotica, nel trattenere i soldi e non comprare mai nulla, (antica opposizione alla madre nell’evacuare); nell’ordine eccessivo (che rappresenta la gestione rigida della funzione organica). Talune volte si presenta il comportamento contrario, con la tendenza a spendere o a dare tutto insieme (evacuazione), per poi risparmiare ossessivamente (recuperare la concessione del dono fatto).
Inoltre si ritrova nella dura opposizione contro gli altri (che è sempre lo stesso tipo di risentimento avuto verso la madre che è stato spostato); nell’incapacità a donarsi sentimentalmente; nella forte manipolazione a usare la creta, il pongo, a plasmare figure con le mani, a fare sculture (ex gioco del bambino con le feci), a manipolare gli altri talvolta con sadismo.

La mania di collezionare
Ed ancora, è riscontrabile nella tendenza a collezionare oggetti, monete, francobolli (tale tendenza riguarda il bisogno di trattenere estremo, con la solita opposizione a donare, a cedere); di contro si può verificare la tendenza a compiacere “evacuando senza gestione e controllo delle funzioni”: persone spendaccione, sporche, disordinate, che dilapidano patrimoni, che hanno le cosiddette “mani bucate ”; ecc. In conclusione
i simboli della fase anale sono: soldi, creta, manipolazioni, francobolli, oggetti di ogni genere accantonati a cui si dà valore, controllo rigido dei sentimenti, tirchieria, accumulo, opposizione agli altri, disciplina, ordine, oppure il contrario di ciascuna di queste cose (fase evacuativa).
Tutti questi riferimenti rappresentano i simboli della funzione organica relativa “all’antico vasetto”, e cioè alla conflittualità del bambino con la madre: “voglio trattenere, gestire, manipolare e donare le feci come mi pare, se obbedisco lo faccio solo per paura di perdere il tuo affetto”.

* Franco Casoni, psicologo

 

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