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Roma
Quando la Giunta Raggi tollera l'illegalità. L'analisi di Cristina Grancio

di Cristina Grancio *

I processi Alemanno, Marino, Mafia Capitale, Casamonica e finanche quello per tentato omicidio del nuotatore Bortuzzo e dell’omicidio della giovane Desirè di San Lorenzo, hanno correttamente visto la costituzione di parte civile del Comune di Roma.

In molti di questi processi, nelle aule del tribunale, la presenza alla lettura della sentenza del Sindaco Raggi, la quale tramite AdnKronos il 18/10/2019 così tuona “non è più il momento di fare quello che porta consenso ma quello che è giusto. Io ci metto la faccia questo dovrebbe essere riconosciuto. Lo dico oggi a chi dice di avere tutte le soluzioni per Roma, ma quando governava non le ha messe in atto”.

Vorrei partire allora da queste parole - a mio giudizio strumentali ed ipocrite - e fare qualche considerazione sui processi nei quali il Sindaco Raggi non ha firmato la costituzione di parte civile del Comune e conseguentemente “non ci ha messo la faccia” (almeno come risulta dalle comunicazioni dei giornali e del suo stesso staff e fino a prova contraria).

Il Comune non si è costituito parte civile nel processo che ha visto imputato Roberto Spada per lesioni aggravate dal metodo mafioso ai danni del giornalista della trasmissione “Nemo”, il quale in data 11 ottobre 2018 dichiarava “Io sono un giornalista di strada a me piace andare in strada e raccontare il Paese. In quel momento era difficile farlo perché la percezione del mio mestiere era distorta…”.

Chiedo: quale la percezione del Sindaco innanzi a quel fatto delittuoso connotato dal metodo mafioso, commesso nel territorio di Ostia? In occasione del processo che ha visto imputato Roberto Spada, il Comune non si costituì parte civile, probabilmente per non aver correttamente messo a fuoco il capo di imputazione.

Come non puntuale fu il Sindaco Raggi allorquando la stessa ha sottoscritto a dicembre l’ordinanza per la gestione invernale dei lidi balneari di Ostia, che sarebbe dovuta entrare in vigore il 1 di novembre, per poi pubblicarla e rendendola attuativa solo a febbraio lasciando in una “situazione di mezzo” un territorio pervaso di illegalità.

E cosa dedurre sulla mancata costituzione di parte civile del comune nel processo Marra per abuso d’ufficio? E nel caso che l’ha vista imputata per dichiarazioni di falso rilasciate all’autorità antimafia?

Forse la Raggi “ci mette la faccia” nelle aule di giustizia nei processi di mafia per trovare la giustificazione scritta dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione per celare l’inefficienza in cui versa la città?

In altri processi, ad esempio quelli che perseguivano gli abusi d’ufficio del suo braccio destro, oppure quello di falso in cui la stessa Raggi era imputata, nonché quello per lesioni aggravate dal metodo mafioso contro un giornalista in cui il Comune si sarebbe potuto costituire, in altri processi - dicevo - il Sindaco non ci “ha messo la faccia”, preferendo indossare la maschera dell’anonimato.

Perché in questi casi non ci si vuole schierare in prima linea mettendoci la faccia? Forse perché il giusto non è conveniente?

Probabilmente al Sindaco Raggi sfugge che la mancata costituzione, magari anche simbolica, fa aleggiare la sgradevole sensazione che l’arroganza e la prepotenza, condite dalla illegalità, sono in qualche modo e misura tollerati dalla giunta Raggi. Comportamenti portati fino al massimo dell’estrema contraddizione quando Il Comune ha deciso sì di costituirsi nel processo che vede imputato l’avvocato Luca Lanzalone (nel procedimento per associazione a delinquere, finanziamento illecito e corruzione in occasione della procedura per la realizzazione dello Stadio), ma poi continua a portare avanti con ostinata determinazione - come se nulla fosse successo – quella azione amministrativa che lo stesso avvocato genovese aveva messo in atto.

La Raggi “mette la faccia” in determinate aule di giustizia in occasione della lettura dei dispositivi perché come la stessa dichiara “non è più il momento di fare quello che porta consenso, ma quello che è giusto”

E allora Sindaco Raggi, mi preme chiederle: giusto per chi? Per i cittadini, per Virginia Raggi o per il suo partito?

Perché il dubbio che “quella mancata costituzione” abbia fatto bene solo a lei e all’immagine del suo partito sotto campagna elettorale è davvero forte. Non va meglio nell’aula dove la Raggi dovrebbe “mettere la faccia” quella “Giulio Cesare” dell’Assemblea Capitolina. In essa rimbomba l’eco del suo nome, invocato da consiglieri e cittadini a più riprese. Dall’aula capitolina il Sindaco, invece, risulta assente con giustificazioni dettate dai soliti impegni istituzionali, come se l’aula - soprattutto per lei - non lo fosse.

Si ricorda solo l’ultima assenza del Sindaco in occasione della votazione in cui si liquida la società Roma Metropolitane con i suoi 150 lavoratori. Il TAR, cinque giorni dopo, sospende gli effetti della stessa delibera. Che cosa dire!

La Raggi del M5S deve aver capito che non ha più una faccia politica da difendere, e dunque non se ne fa più un problema.Ma la Raggi Sindaco? Per l’incapacità e l’insipienza del suo “amministrare”, la maschera di Halloween non le rende giustizia, soprattutto nelle aule di giustizia. Poveri noi.

* Cristina Grancio, consigliere DemA Gruppo misto

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