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Roma
Rifiuti, Manlio Cerroni innocente. L'immediato lumaca ha bruciato 1 mln di €

di Valentina Renzopaoli

Sembrava una sentenza già scritta, Manlio Cerroni colpevole e già condannato per il solo fatto di essere stato il Re dei rifiuti di Roma, provincia e non solo. E invece, è arrivata la sentenza choc.

Con poche righe, ha demolito dieci anni di inchiesta e l'intero impianto accusatorio del pubblico ministero Alberto Galanti, che sul “sistema Cerroni” lavora da almeno un decennio aprendo filoni su filoni di indagini che si intersecano tra loro, come una matassa di cui è ormai impossibile trovare il bandolo. Persino i legali dell' “Avvocato” hanno perso il conto.

“Non e' mai esistita un'associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti solidi e urbani a Roma e nel Lazio”, secondo la prima sezione del Tribunale di Roma, quindi, il fatto non sussiste. E così vengono assolti tutti quanti. Il Supremo, 92 anni il prossimo 19 novembre, non regge all'emozione e scoppia a piangere. Il piemme, invece, fugge via, con moglie al seguito, che aveva invitato in aula convinto di brindare alla vittoria.

Ottantuno udienze, un esercito di avvocati tra difese e parti civili, decine di testimoni, una montagna di intercettazioni, circa 350mila, pagine e pagine di perizie legali. Un lavoro enorme, il cui valore economico si aggira intorno al milione di euro.

Una maratona infinita: il processo che è stato celebrato, paradossalmente, con il rito immediato, si è trasformato in un “Ben Hur” legale. Dalla prima udienza sono trascorsi quattro anni e mezzo, quasi cinque dall'arresto clamoroso del 9 gennaio 2014.Il processo, definito “maxi” alle prime battute e seguitissimo dai media, si è lentamente spento: dall'aula di piazzale Clodio delle grandi occasioni, la Vittorio Occorsio, con il passare dei mesi, si è trasferito in quelle più piccole, il pubblico inizialmente numeroso, si è presto stancato, annoiato dalle disquisizioni tecniche e dai cavilli giudiziari. E alla fine, pure gli agguerriti Comitati della Valle Galeria, sono rimasti in quattro gatti.

Chi non ha potuto mollare sono state le “parti”, l'accusa da una parte, lo staff della difesa dall'altro, praticamente comparse “fantasma” invece le parti civili: i loro interventi ridotti a poche sporadiche battute.Associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, questa l'accusa più grave su cui si è incardinato l'intero impianto accusatorio.

Alla fine, il Collegio presieduto da Giuseppe Mezzofiore ha demolito tutto: il sodalizio criminale non c'è mai stato e il fatto non è stato commesso. Assoluzione anche per l'ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi, per Francesco Rando, amministratore unico di molte imprese riconducibili allo stesso Cerroni, Luca Fegatelli, già dirigente dell'Area Rifiuti della Regione Lazio, Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative condotte presso gli impianti di Cecchina, Raniero De Filippis, ex capo Dipartimento del territorio della Regione Lazio e Piero Giovi, anche lui socio di imprese e storico collaboratore di Cerroni.Dopo otto ore di Camera di Consiglio, il Collegio torna in aula Occorsio con un foglietto: il dispositivo contenuto in dieci righe.

I commenti dei legali

L'avvocato Alessandro Diddi, legale di Cerroni, commenta così la sentenza: “Ci solo voluti anni per dimostrare che Cerroni è stato e sarà ricordato con il più grande imprenditore del settore dei rifiuti. Questa sentenza restituisce finalmente la dignità che era stata deturpata. Una sentenza che conta più di quella per Mafia Capitale per le conseguenze che avrà sul piano giuridico”, spiega Diddi che è anche il legale di Salvatore Buzzi. “Cerroni è stato assolto da tutte le accuse alla base di tutti i numerosi provvedimenti interdittivi che hanno demolito il Gruppo Colari. Ma chi restituirà a Cerroni le sue aziende e la sua attività imprenditoriale?”

Aggiunge il prof. Bruno Assumma, l'altro storico difensore dell'imprenditore: “Avevamo il timore che la sentenza fosse stata diversa, ma abbiamo lavorato e combattuto fino all'ultimo per dimostrare l'innocenza. Ascoltare le voce del presidente del Tribunale e poter dire a Cerroni “sei stato assolto”, è stata una grande emozione”.

Domenico Oropallo, il legale di Luca Fegatelli, ha commentato: “I processi hanno questa peculiarità. Tanti anni di lavoro intenso sintetizzati nelle poche righe che compongono il dispositivo della sentenza. Non ho mai nutrito dubbi sull’innocenza del Dottor Fegatelli e questo, paradossalmente, si traduceva per me in un supplemento di responsabilità. L’assoluzione chiude la vicenda processuale. Quella umana e professionale è ancora drammaticamente aperta. Mi auguro che questa sentenza scritta da tre giudici attenti e coraggiosi possa restituire al mio assistito tutto quello che gli è stato ingiustamente sottratto”.

"Siamo davvero molto soddisfatti dell'esito del processo nel quale siamo riusciti a vedere affermata la realtà dei fatti a fronte delle gravissime accuse mosse, di forte impatto mediatico ma che non hanno trovato riscontro in concreto. Al contempo, rileviamo che questa esperienza processuale, ancora una volta, costituisce l’ennesimo esempio dell’anomalia tutta italiana per cui la fase delle indagini preliminari e cautelare riveste un ruolo ipertrofico ed eccentrico rispetto al sistema processuale. Si dovrebbe seriamente riflettere e, sopratutto, agire per ricondurre nell’ordinario alveo della sua funzione la fase delle indagini", hanno commentato l'avvocato Roberto Fiore e l'avvocato Sonia D’Angiulli, difensori di Bruno Landi e Francesco Rando.

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