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Roma
Rifiuti, tutti i “trucchi” del nuovo piano della Regione Lazio

di Donato Robilotta*

Rifiuti, il Piano della Regione Lazio aumenta le discariche per dire no al Termovalorizzatore di Roma. Si ampliano le discariche di Latina e Colleferro e parte la caccia a nuovi terreni dove realizzarne altre.

Nel leggere i documenti che l’assessore regionale competente ha consegnato alla commissione consiliare in materia di ambiente e rifiuti si evince che l’amministrazione Zingaretti per dire un no ideologico al termovalorizzatore a Roma, e contrastare così il piano del governo nazionale, sceglie la strada delle discariche.
L’assessore Buschini ha spiegato che le linee guida per il nuovo piano regionale dei rifiuti poggiano su alcuni pilastri fondamentali, come la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, una forte spinta alla raccolta differenziata, la revisione tecnica dell’impiantistica e un cambio della governance dell’ambito di gestione rifiuti.

La proposta della nuova governance, rispetto all’assetto istituzionale attuale dei 5 Ambiti Territoriali Ottimali su base provinciale, è quella di costituire un unico Ato regionale, per la regolazione del ciclo integrato dei rifiuti, con articolazione in bacini provinciali e locali, ha il sapore di un’operazione centralista pensata per imporre ai territori scelte delicate e impopolari.

Eppure proprio contro il no all’Ato unico nel Lazio si è già pronunciata una parte importante del sistema degli enti locali del Lazio, a partire dalla Provincia di Latina, a guida Pd, che nel mese di novembre scorso ha approvato documento di fuoco contro la delibera della giunta regionale sul fabbisogno, con la motivazione che così la regione imporrebbe ai territori le proprie decisioni sulle discariche.

La produzione dei rifiuti è calata nel Lazio di circa il 2%, consolidando così un trend nazionale iniziato nel 2010, ma questo sembra dovuto più alla grave crisi economica che ad azioni incisive della Regione. Questo perché, al di là di rinnovate linee guida, del piano di prevenzione per la riduzione dei rifiuti non c’è traccia così, come confermato dal Dpcm del governo del 10 agosto 2016, detto “sblocca impianti”.

La raccolta differenziata è aumentata in questi ultimi anni passando dal 20,1% del 2011 al 37,5% del 2015, secondo i dati ultimi pubblicati dal rapporto Ispra 2016, ma siamo ben lontani dal raggiungimento degli obiettivi fissati dalla normativa europea e nazionale del 60% nel 2011 e 65% nel 2012.

Non solo ma se si leggono i dati del rapporto Ispra si nota che la Regione Lazio, con il suo 37,5% rispetto ad una media nazionale del 47,6%, è tra le ultime regioni in classifica rispetto al Veneto (68,8), Trentino Alto Adige ( 67,4), Friuli Venezia Giulia (62,9), Lombardia (58,7), Marche (57,9), Emilia Romagna (57,5), Sardegna (56,4), Piemonte (55,1), Abruzzo (49,39, Umbria (48,9), Campania (48,5) e Valle d’Aosta (47,8).
L’aumento della raccolta differenziata va bene ma pone alcuni problemi perché nel Lazio oggi, come ha sottolineato il Ministro Galletti, c’è una “grave carenza impiantistica per il trattamento dell’umido”, che in gran parte viene trasportato nel Veneto, e con la “raccolta differenziata al 65% avremmo un fabbisogno di circa 750 mila tonnellate di umido rispetto ad un capacità impiantistica attuale pari a 250 mila t/anno”. Servono dunque impianti per smaltire almeno 500 mila t/anno di umido.

Secondo i dati Ispra nel 2015 il Lazio ha visto una produzione totale di rifiuti pari a 3.023.402,36 t/anno, con una produzione di rifiuti indifferenziati pari a 1.885.846,75 t/anno e differenziati di 1.134.108,55 t/anno.

Con questi dati il decreto sblocca Italia del Governo Renzi prevede che nel Lazio ci sia bisogno di quattro impianti di termovalorizzazione: oltre agli impianti di S. Vittore, Colleferro e Malagrotta serve anche un quarto impianto per la copertura di un fabbisogno di incenerimento pari a 879.382 tonnellate all’anno.

Con questi dati invece la giunta Zingaretti, con la proposta di modifica di aggiornamento della delibera del fabbisogno, la famigerata dgr 199/2016, cancella non solo l’ipotesi del quarto impianto ma anche il termovalorizzatore di Malagrotta, autorizzato dal piano dei rifiuti in vigore.

La Regione prevede nel nuovo piano solo due impianti perché, a suo dire, l’ammodernamento delle strutture porterà ad avere una capacità autorizzata per un quantitativo da valorizzare pari a circa 640 mila tonnellate di rifiuti rispetto ad un fabbisogno attuale pari a 963.950 t/anno e nel 2026 di 694.890.

Solo che l’amministrazione Zingaretti alza di molto l’asticella confondendo la capacità massima autorizzata con quella effettiva, perché gli impianti non lavorano tutti i giorni ed hanno bisogno di manutenzione, ma soprattutto ipotizza di portare a valorizzare solo il 45% dei rifiuti, invece del 65% previsto dal governo, e di sversare in discarica il restante 55%.
In questo modo invece di un ciclo virtuoso con produzione di energia, il grosso dei rifiuti trattati verrà smaltito nelle discariche, e il documento della regione calcola da qui al 2026 un fabbisogno pari a circa 8 milioni di mc, con le attuali discariche che sono tutte esaurite o al limite.
E questa insufficienza delle discariche esistenti è evidenziata con una certa preoccupazione dal documento regionale che la segnala come quella “maggiormente evidente nella rete degli impianti regionali”.
Infatti, non solo si prevede di aumentare le volumetrie di alcune discariche, come 600 mila mc in più a Colleferro, con lo spostamento dei tralicci, e 565 mila mc con le due discariche di Latina, ma anche di aprire nuovi siti.
A conferma di questo c’è la lettera che la Regione ha inviato di recente al Sindaco della Città Metropolitana ed ai presidenti delle Province perché individuino con i sindaci i nuovi siti per le discariche di cui c’è bisogno.

Sul no al termovalorizzatore a Roma Zingaretti e la Raggi sembrano aver trovato una strana intesa ideologica e demagogica ed evidentemente non hanno capito la lezione che viene da Parma, dove l’attuale Sindaco Pizzarotti con la decisione di dire sì al termovalorizzatore, ha scalato le classifiche di gradimento dei sindaci arrivando alla terza posizione, rispetto a quelle non proprio lusinghiere dei nostri amministratori che stanno litigando sulla individuazione della discarica.

Nel frattempo i rifiuti di Roma e del Lazio vanno all’estero, cosa che comporta un aumento considerevole dei costi che impatta sulla tariffa. Infatti sempre secondo i dati pubblicati dal rapporto Ispra il costo pro capite di un cittadino del Lazio è pari a 251,62 euro rispetto ad una media nazionale di 217,04 euro. Sul costo della tariffa la regione Lazio raggiunge la vetta collocandosi al terzo posto della graduatoria subito dopo la Sardegna e la Calabria.
Nel rapporto annuale dell’Osservatorio dei servizi pubblici locali di Roma Capitale è scritto con grande chiarezza che l’aumento della tariffa“ è l’effetto di costi e trasporto cresciuti fortemente dopo la chiusura della discarica di Malagrotta (+ 26% tra il 2012 e il 2015).

* Donato Robilotta, già consigliere regionale

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