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Roma
Roma, Raggi record di addii in Campidoglio: tra assessori, manager ed esperti

Prosegue senza sosta il valzer degli assessori della giunta M5S in Campidoglio. Virginia Raggi colpisce ancora e dice addio anche ad Adriano Meloni, che ora dovrà riconsegnare le deleghe a Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro.

 

E se l'ultimo incontro tra sindaco ed (ex) assessore è stato sereno, non si può dire la stessa cosa per tutti gli altri collaboratori allontanati dal palazzo senatorio dall'esercito di Grillo.

Il primo a dire addio al Campidoglio è stato Marcello Minenna. L'esperto della Consob ancora non poteva sapere che la poltrona che ricopriva nella giunta pentastellata, quella al Bilancio, era maledetta. Dopo di lui, che ha rassegnato le dimissioni in lite col Movimento per l'allontanamento di Romana Raineri da capo-gabinetto della sindaca, altri 3 assessori al Bilancio non ce l'hanno fatta ad arrivare a fine mandato. Uno in particolare detiene il record per l'apparizione flash tra le fila pentastellate. Si tratta di Raffaele De Dominicis, l'ex procuratore generale della Corte dei Conti chiamato “per errore” da Virginia Raggi & Co. Indagato per abuso d'ufficio, il neo-assessore al Bilancio ha lasciato la carica dopo appena 24 ore, nemmeno il tempo di togliersi la giacca.

Caso esemplare di addio pentastellato è quello di Salvatore Romeo, capo della segreteria della sindaca, allontanato dopo l'arresto del fratello Raffaele, il 16 dicembre 2016. Romeo non era assessore, ma il caso nomine ha travolto l'intera giunta e rischiato di far crollare il regno della regina stellata, portandola qualche mese più tardi a sostenere un interrogatorio di 8 ore al Polo investigativo della Polizia sulla Tuscolana.

Tornando agli assessori, a febbraio è toccato a Paolo Berdini riconsegnare le deleghe all'Urbanistica. Dopo il suo allontanamento, il M5S ha fatto un sospiro di sollievo, potendo finalmente procedere col progetto dello Stadio, che l'assessore all'Urbanistica disapprovava fortemente. Con l'addio a Berdini arriva infatti il sì del Campidoglio allo stadio della Roma a Tor Di Valle.

Prima di lui aveva dovuto traslocare anche Paola Muraro, assessore all'Ambiente. Indagata per illeciti ambientali, ha retto 5 mesi prima di lasciare la propria poltrona in fede al codice etico pentastellato.

Grandissime le polemiche per l'addio ad Andrea Mazzillo. Il terzo assessore al Bilancio M5S non ha risparmiato commenti al veleno contro una giunta che gli ha voltato le spalle di nascosto, concertando la sua cacciata in un gruppo di whatsapp in cui non era stato invitato. Mazzillo d'altronde era responsabile di un bilancio di previsione, quello 2017-2019, bocciato dai revisori dei conti del Comune. L'approvazione di un nuovo bilancio il 31 gennaio non lo ha salvato dalla mano nera M5S. Nonostante la giunta pensasse già concretamente di allontanarlo, Mazzillo può dire di aver anticipato i voleri dei grandi capi, rassegnando le dimissioni prima di venir cacciato.

Oltre agli assessori, altri esperti e manager sono stati allontanati in fretta e furia dal palazzo del Campidoglio senza passare dal via.

Alessandro Solidoro, arrivato da Milano per rispondere alla chiamata dei 5 Stelle, ha retto appena un mese ai vertici di Ama, l'azienda romana di raccolta e smistamento rifiuti. Dopo di lui, il benservito l'ha ricevuto anche Antonella Giglio, che ha promesso battaglia legale per il trattamento ricevuto.

Un'altra municipalizzata che ha visto un cambio repentino di dirigenza è Atac, che ha detto addio a Marco Rettinghieri e Armando Brandolese poco dopo l'insediamento della Raggi in Campidoglio. I due, in carica ben prima che l'azienda del trasporto pubblico romano fosse in aria di concordato fallimentare, erano saliti ai vertici di Atac prima della vittoria del 5 Stelle alle urne. Ben altra storia per Bruno Rota, il manager meneghino stra-voluto da Grillo e “rubato” all'Atm milanese. L'imprenditore non è riuscito a rimanere negli stretti ranghi M5S e dopo diverbi nascosti dalle porte della stanza dei bottoni ha rivelato alla stampa che Atac era in crisi nera, mandando nel pallone tutta la giunta Raggi. Un'azienda “schiacciata dai debiti”, difficile da risollevare dal baratro, che Rota ha abbandonato alla velocità della luce, per la felicità pentastellata. E dopo il presidente Atac, è arrivato il benservito anche per l'amministratore unico Manuel Fantasia. L'entrata in scena di Paolo Simioni infatti ha scombinato le carte e Fantasia scopre dai media di essere stato sostituito.

 

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