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Roma
Roma, votati all'agricoltura e al lavoro nero nei campi. Evasione record

Ammonta a circa 300 milioni di euro il sommerso nel settore agricolo nel Lazio e sono irregolari oltre 13 mila su 41 mila lavoratori del settore. Lavoratori che, pur rappresentando soltanto l’1,8% del totale degli occupati della regione (circa 2,3 milioni di unità), a differenza degli altri settori, risultano in crescita dal 2010 al 2015 (+5.300 unità).

E' la “foto” scattata dalla Uil di Roma e del Lazio, in collaborazione con la categoria del settore (UILA) e l’istituto di ricerche economiche e sociali Eures, sul lavoro agricolo a Roma e nel Lazio.

“Una regione dove, nonostante la Capitale sia il più grande comune agricolo d’Europa, il lavoro in agricoltura è numericamente inferiore al dato nazionale – commenta il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio Alberto Civica – e pertanto risulta ancora più grave la vasta componente soprattutto di irregolarità da cui è caratterizzata. Irregolarità documentata non soltanto dai dati, ma anche dalle numerose testimonianze raccolte durante la nostra inchiesta sul campo, durante la quale tutti gli intervistati, forse con un’unica eccezione, riferivano di ore di lavoro aggiuntive rispetto al contratto, di pagamenti inferiori a quelli previsti per legge, di condizioni di lavoro completamente inadeguate e spesso non a norma”.

Non è un caso che l’agricoltura sia storicamente il comparto che registra la più elevata incidenza di fenomeni di evasione ed elusione fiscale e contributiva anche per  la particolarità che la caratterizza: l’esigenza di ottenere manodopera da utilizzare in base al temporaneo livello di produzione apre infatti il campo a forme contrattuali di tipo stagionale, che incentivano la creazione di rapporti di lavoro basati sull’informalità e/o su modalità di reclutamento più o meno legali (caporalato), favorite anche dalla forte presenza di lavoratori stranieri spesso coinvolti.

Nel 2015 i lavoratori in nero individuati nel Lazio sono complessivamente 12.621 (Fonte Ispettorato del Ministero del Lavoro), circa un quarto del totale registrato su scala nazionale (41.570). Di questi, circa il 6% risultano lavoratori del settore agricolo (758 in termini assoluti), con una maggiore concentrazione nelle province di Latina e Viterbo, dove la percentuale di addetti all’agricoltura tra i lavoratori in nero si attesta rispettivamente al 17,5% e al 14,1%. Si tratta tuttavia soltanto della cosiddetta punta dell’iceberg: nel Lazio i lavoratori irregolari del comparto agricolo sono infatti stimati in oltre 13 mila unità, pari al 3,4% dei quasi 400mila irregolari presenti nella regione. A livello nazionale sono quasi 3,7 milioni e gli addetti all’agricoltura ne rappresentano il 5,7% (circa 210mila unità).
“Uno scenario che ci auguriamo possa presto cambiare grazie anche alla recente approvazione della legge sul caporalato – commentano il segretario regionale della Uil di Roma e del Lazio, Pierluigi Talamo e il segretario generale della UILA, Antonio Mattei – legge che, prevedendo un inasprimento delle pene per i caporali e per le aziende che sfruttano il caporalato, indennizzi per le vittime e un piano di interventi per l’accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali, oltre al rafforzamento della rete del lavoro agricolo di qualità, dovrebbe garantire maggiore legalità e risultati economici più positivi per l’intero settore”.  

Ciò che emerge in tutte le province è la forte caratterizzazione maschile del settore. La stessa crescita occupazionale è relativa esclusivamente agli uomini che nel 2015 hanno registrato un incremento del 37,7% (+8.600 unità in termini assoluti) a fronte di una contrazione del 24,5% registrata dalle donne (-3.300 unità).

Se l’economia del Lazio si caratterizza come prettamente terziaria (con l’84,4% del valore aggiunto prodotto in tale settore), non va sottovalutata l’importanza del settore agricolo, che in termini dinamici presenta un significativo incremento del valore aggiunto prodotto nel periodo 2009-2013 (+14,4%, passando da 1,6 a 1,83 miliardi di euro), seguito tuttavia da una parziale frenata nell’ultimo anno (-4,9%).

“L’agricoltura, infatti – conclude Civica – pur rappresentando soltanto l’1% del valore aggiunto (1,74 miliardi di euro) e il 2,3% dell’occupazione regionale, riveste un ruolo fondamentale anche in relazione alla qualità delle produzioni e della integrazione tra le filiere economico-produttive, in particolar modo con quella turistico-culturale. Andrebbe semmai ulteriormente incentivata attraverso una reale promozione della filiera corta, l’utilizzo dei prodotti locali nelle mense scolastiche, ospedaliere e aziendali in genere del Lazio e una migliore gestione dell’Arsial e dei fondi europei”.

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