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Roma
Salva Roma: la soluzione anti-Raggi e M5S è ripartire dai Municipi. L'analisi

di Andrea Catarci *

Roma sta vivendo una fase complicata sotto tutti i punti di vista, particolarmente evidente nello sfacelo in tema di manutenzione urbana e nell’assenza completa di piani per il futuro.

Nei quartieri si consuma, tra rabbia e impotenza, un progressivo processo di avvilimento e prevale una distruttiva sensazione di abbandono: sembra ormai essersi fatta senso comune la convinzione che a nessuno interessi davvero contrastare la profonda crisi di una Capitale minacciata sia nella tenuta sociale che nel sistema economico e produttivo. Una Capitale in cui ogni giorno si incontra un numero crescente di persone che ha bisogno di essere aiutato con risposte concrete e in cui non è più rimandabile un’azione tangibile nella gestione dei rifiuti e per migliorare gli standard di pulizia, per rendere meno insicure le scuole, per sistemare almeno un po’ le strade, per rendere agibili le aree verdi, per andare verso una mobilità pubblica accettabile, per aumentare la capacità aggregativa dei presidi sociali, culturali e sportivi. Una Capitale di cui è urgente riformare alla radice una macchina politico-amministrativa ampiamente deficitaria, se si vuole provare a colmare il divario tra domanda di cambiamento e inefficienza dell’offerta pubblica di servizi.

La Sindaca Raggi e il M5s, inadeguati a imprimere cambiamenti significativi alla loro azione nel presente, si sono anche assunti la grave responsabilità di aver riportato indietro le lancette dell’orologio proprio su quest’ambito prioritario, riguardo alla questione istituzionale e alla riforma dell’amministrazione capitolina. Così com’è non funziona affatto: organizzata intorno a un centro forte dallo sguardo sfocato che quando va bene si ferma alle Mura Aureliane - il Campidoglio - e ai deboli poli municipali - quindici città nella città che vanno da 135.000 a 320.000 abitanti circa -, è segnata da una inarrestabile parabola discendente, riproducendo un’offerta di servizi ripetitiva e incapace di aggiornarsi rispetto alle esigenze della cittadinanza, non essendo in grado di cogliere tanti bisogni che emergenti erano almeno un decennio fa e che ormai sono evidenti e stridenti, registrando una riduzione quantitativa delle prestazioni storicamente erogate nei servizi alla persona e una perdita secca in qualità sul resto, si pensi a asili nido e scuole dell’infanzia, ai trasporti e al sistema di raccolta dei rifiuti solo per fare degli esempi, nonostante l’aumento di rette e tariffe.

Negli anni passati i Municipi, pur scontando sempre la diffidenza di Sindaci e Giunte comunali, con il personale e i bilanci clamorosamente insufficienti e l’inesistente autonomia patrimoniale, si erano mano a mano consolidati come l’ossatura della macchina capitolina, in primis per il rapporto diretto e costante con la cittadinanza e la capacità di problem solving accresciuta sul campo. Erano diventati i centri propulsori di percorsi identitari e di esperienze di governo locale talvolta improntate alla partecipazione e all’autogoverno insieme al tessuto sociale, culturale, associativo e produttivo, contribuendo a creare e rinvigorire legami interni alla città, nei quartieri e tra i quartieri, esercitando la collettività a condividere tanto i problemi che le possibili soluzioni e aggiungendo così un senso di appartenenza più sostanziale al mero esercizio dell’amministrare. Tutte queste potenzialità ovviamente le hanno ancora, lo stanno dimostrando ogni giorno i Municipi I, II, III e VIII governati da coalizioni progressiste che, libere dalla necessità di fare acrobazie per giustificare l’ingiustificabile s-governo cittadino, malgrado la sofferenza generalizzata che non li risparmia di certo hanno però rimesso in moto le loro comunità locali, puntando sul protagonismo diffuso e sulla presa in carico concreta delle questioni grandi e piccole. A non credere negli Enti municipali sono la Sindaca Raggi e la sua giunta, che li hanno delegittimati privandoli di ogni valenza politica e riducendoli al ruolo di propaggini del centro, con i rappresentanti locali del M5s che a loro volta, dove non hanno concluso anticipatamente la consiliatura, si fanno notare solo per l’accanimento contro esperienze e servizi preziosi, in ottemperanza agli ordini impartiti dagli Assessori di riferimento e dai capi bastone del partito di appartenenza. L’ultima manifestazione di distruttività, da questo punto di vista, si è avuta a Centocelle, lo scorso aprile contro “L’alveare”, un progetto innovativo con coworking e spazio baby per bambini dai 4 mesi ai 3 anni, pensato per consentire alle madri lavoratrici di riprendere gradualmente la propria attività dopo l’arrivo di un bebè: le giovani donne della cooperativa sono state costrette a fare gli scatoloni e a restituire le chiavi dei locali, che avevano avuto in assegnazione dalla giunta Marino e che avevano debitamente ristrutturato e attrezzato a proprie spese. Prima sono arrivate le intimazioni ad andarsene del Municipio Roma V guidato dai pentastellati, poi i vigili urbani hanno apposto i sigilli a porte e finestre, azzerando sogni e pratiche di produzione di reddito, percorsi di autonomia e suoni gioiosi dell’infanzia, riconsegnando all’inutilità le stanze del Tiburtino nell’affermazione ipocrita di una legalità tutta formale, come avviene per tanti altri stabili di proprietà comunale.

Per superare la situazione attuale e restituire il peso e la dignità sottratti, con l’abisso che si è scavato tra i cittadini e rappresentanti di prossimità in quanto a fiducia e pratiche comuni, non sarà sufficiente riprendere la china interrotta con qualche aggiustamento minimale. Servirà un cambiamento radicale, che andrà programmato mettendo in agenda e realizzando in tempi certi e ragionevoli una metamorfosi dell’apparato, attraverso una serie di provvedimenti – a partire dagli 8 enunciati di seguito - che hanno lo scopo di valorizzare gli Enti municipali in ottica strategica:

- Spostamento di risorse umane ed economiche da assessorati e dipartimenti centrali ai Municipi, evitando di trattenere al centro le ‘funzioni ricche’ e di delegare solo quelle povere, nonché razionalizzando il tutto nella corrispondenza tra delega e strumenti d’intervento;

- Introduzione progressiva di pezzi di autonomia finanziaria, cominciando con il delegare la gestione dell’impiantistica pubblicitaria per contrastare meglio l’abusivismo diffuso e realizzare entrate da reinvestire in ammodernamento e decoro urbano;

- Introduzione progressiva di pezzi di gestione patrimoniale, iniziando da aree agricole e da spazi dismessi da avviare a utilizzo socio-culturale;

- Relazione diretta dei Municipi con le aziende erogatrici di servizi, incaricandoli di definire le necessità locali, gli standard, i controlli sulla qualità e di adire a eventuali risarcimenti per le inadempienze;

- Relazione diretta dei Municipi con i gruppi di polizia locale, che devono stabilire le priorità d’azioni contemperando le indicazioni locali con quelle centrali e non ascoltando solo le seconde;

- Introduzione di un ruolo più significativo dei Municipi in tema di trasformazioni urbanistiche ricadenti nel territorio di riferimento, superando l’attuale ripartizione che limita gli Enti di prossimità a un ruolo consultivo;

- Introduzione di meccanismi di partecipazione dei Municipi alle decisioni riguardanti la città, trasformando la Consulta dei Presidenti in un organo attivo da affiancare alla Giunta capitolina;

- Introduzione di strumenti per sviluppare collaborazioni con i comuni dell’area metropolitana, nell’ottica di relazioni ‘di frontiera’ da rendere proficue nello scambio e nel confronto di merito.

Dopo aver realizzato un tale stadio intermedio, andrà compiuto un ulteriore passo verso i fantomatici Comuni urbani, con il passaggio di competenze generalizzato a partire da manutenzione urbana, gestione del verde, lavori pubblici, patrimonio, politiche del commercio, politiche per il lavoro e il sostegno all’imprenditoria, politiche sociali, culturali e giovanili.

Guardando al presente, malgrado basti mettere il naso fuori dalla finestra per avere conferma del disastro che sta peggiorando la quotidianità della nostra Roma, la Sindaca Raggi e il M5s non muoveranno un dito in tale direzione. Guardando al futuro, nella consapevolezza che l’esperienza del M5s è già politicamente conclusa, lo schieramento progressista che verrà deve aver chiaro che è proprio dai Municipi che si devono - e si possono - profilare gli elementi concreti della ripartenza che i Romani si aspettano nel dopo-Raggi. Progetti di recupero, riqualificazione, di valorizzazione sostenibile dell’ambiente urbano, di sviluppo economico e occupazionale che, a mo’ di puzzle, restituiscano il senso di un cambiamento possibile e da realizzare in tempi accettabili, con lo snodo dei Municipi a tenere insieme la voglia di riscatto dei cittadini con gli indirizzi generali e il sostegno del Campidoglio. Pensiamo solo al punto n. 4 e a quanto sarà indispensabile per migliorare i pessimi servizi pubblici procedere all’immediata stipula di Convenzioni Quadro Generali tra le singole aziende pubbliche e i vari Municipi, per attività ordinarie, progetti speciali e modalità di pronto interventi nei territori di competenza. Se, viceversa, si sceglierà di tergiversare, si sancirà la conclusione definitiva della parabola dei Municipi e a pagarne le conseguenze sarà ancora Roma.

* Andrea Catarci, Movimento Civico

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