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Roma
Sanità, incubo burocrazia e liste d'attesa: "patto" tra medici e pazienti

Sanità, incubo burocrazia e liste d'attesa. Nasce a Roma l'iniziativa per ricostruire la relazione tra medici e pazienti, al via "cura di coppia".

 

Una vera e propria alleanza tra cittadini e professionisti della salute, nel tentativo di aggirare i problemi ormai cronici del servizio sanitario regionale: difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, l’assistenza territoriale e l’accesso alle informazioni e alla documentazione. i tre principali ostacoli segnalati dai romani a Cittadinanzattiva Lazio, che dichiara in una nota: "Tali informazioni confermano drammaticamente la situazione di insostenibilità dal punto di vista dei diritti dei cittadini a essere curati in tempi accettabili, in strutture pubbliche anche territoriali e ad avere le informazioni e la documentazione sanitaria necessaria.”

“Il divario, le diseguaglianze, la povertà aumentano - dichiara Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio - Per questo è necessario ricostruire alleanze tra operatori, professionisti della salute, istituzioni e cittadini per rendere sostenibili i diritti per tutti assumendosi il compito di onorare i propri doveri civici. In questo contesto la campagna Cura di coppia, realizzata con il sostegno non condizionato di Abbvie e il patrocinio di FnOMCEO, intende mettere al centro la relazione tra medico e paziente che è, e deve tornare a essere, 'tempo di cura' qualificato e qualificante per i professionisti e per i cittadini stessi. Le aggressioni al personale sanitario, la burocrazia e le liste di attesa rappresentano nel Lazio un problema che può essere rubricato appunto come difficoltà ad accedere ai servizi sanitari”.

 

“Per questo - ha aggiunto Rosati - riteniamo che nei fatti e non solo a parole la politica regionale con i suoi diversi attori deve assolutamente prendere in carico i seguenti aspetti:

1. la salute non è un lusso: la gestione commissariale ha centrato la sua azione sul contenimento della spesa, sui tagli, sul blocco del turn over del personale, provocando di fatto in modo indiretto un impoverimento dell’offerta di servizi sanitari e creando le condizioni della fuga verso il privato o della mancanza di accesso alle prestazioni sanitarie;

2. l’assistenza territoriale è stata mortificata, e oggi i servizi sanitari territoriali sono allo stremo lì dove presenti, o del tutto insufficienti ai bisogni della popolazione. Tale quadro è più grave e pesante per i territori delle provincie (Rieti, Frosinone, ASL RM5, solo per citare alcuni esempi);

3. il tema del personale sanitario riveste un carattere centrale in una situazione che si può definire esplosiva. Numero di personale ridotto, orari massacranti, età media alta sono solo alcune delle situazioni emergenti che necessitano di soluzione immediata;

4. l’innovazione tecnologica al servizio della semplificazione deve essere un asse strategico di sviluppo e di sostanziale cambiamento del rapporto tra servizio e cittadino. Oggi il cittadino deve “viaggiare” tra uffici diversi, studi, ambulatori. La sanità che vogliamo mette il cittadino al centro, se ne fa carico e fa viaggiare i dati. E’ una sanità gentile, attenta, premurosa non quella che vediamo quotidianamente. E l’innovazione deve essere accessibile per tutti. Altrimenti siamo di fronte all’ennesimo privilegio;

5. la presa in carico e il governo delle patologie croniche e rare deve diventare la sfida della sanità del futuro. La popolazione invecchia, vive in luoghi con mobilità ridotta, con legami sociali sfilacciati. La politica, anche a livello locale, deve mettere al centro delle proprie azioni di governo delle politiche pubbliche come prioritario il tema dell’integrazione tra sociale e sanitario immaginando un nuovo sistema di welfare;

6. la governance del servizio sanitario: in questo ambito le organizzazioni civiche, nelle diverse forme associative, devono giocare un ruolo centrale. Ma qui va sottolineato che si parte anche in questo “campo” da una situazione che va culturalmente prima che politicamente modificata. In parole sintetiche è necessario per le organizzazioni civiche praticare l’autonomia del sociale dalla politica per evitare che le stesse siano o si pongano come cinghie di trasmissione tra interessi di parte e settori della PA. Autonomia del sociale dalla politica (partitica) significa dare dignità piena alle azioni che vengono realizzate, costruire un ambiente civico favorevole allo sviluppo del protagonismo dei cittadini, favorire la capacità dei cittadini, singoli e organizzati, di essere parte attiva nella promozione di percorsi di cittadinanza attiva;

7. ripensare criticamente due aspetti dell’attuale sistema: le ASL come aziende e la figura dei Direttori Generali. Nel Lazio, ma non solo, assistiamo ad una preminenza dell’aspetto economico su quello dei servizi, ad una deriva economicista rispetto all’erogazione di servizi che rispondono ai bisogni di benessere dei cittadini. Inoltre la figura del Direttore Generale presenta non pochi aspetti singolari: è nominato dal Presidente della Regione con la sua maggioranza e detiene di fatto più potere dei Sindaci del territorio di cui ha la responsabilità; detiene un potere “de facto” assoluto all’interno dell’Azienda verso i “lavoratori”. Questi due esempi credo dimostrino plasticamente che è necessario insieme aprire una nuova stagione per la salute e non solo in questa Regione”, ha quindi concluso Rosati.

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