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Roma
Sanità, Zingaretti "taglia" il Santa Lucia. L'allarme: "Posti letto dimezzati"

Allarme sanità, il commissario straordinario Zingaretti "taglia" 117 posti letto per l'attività del Santa Lucia Irccs e la Fondazione avverte: "Cure a rischio anche per i pazienti più gravi".

 

È quanto stabilisce il Decreto n. 275, 04.07.2018, che concede alla Fondazione 90 giorgni, a partire dallo scorso 4 luglio, per la riconversione dei 325 posti letto attualmente accreditati. L'audizione della Commissione Sanità, convocata per fare chiarezza sulla situazione, si è conclusa con la richiesta di prorogare i termini di attuazione del Decreto al 31 gennaio 2019, oltre quindi il limite di 90 giorni stabilito dal Decreto.

La riorganizzazione dei posti letto di neuroriabilitazione nel Lazio era stata in realtà già decisa da un altro Decreto del Commissario ad Acta, che prendeva a riferimento il fabbisogno nazionale di neuroriabilitazione di alta specialità calcolato dal Ministero della Salute in 1.216 posti letto in tutta Italia (Decreto Ministeriale 70/2015); da questo calcolo deriverebbe per la Regione Lazio un fabbisogno di 117 posti letto. Il ricorso presentato dall’IRCCS Santa Lucia contro il calcolo di fabbisogno stabilito dal Ministero della Salute è stato tuttavia accolto dal Tar del Lazio e limitatamente a questo punto il Decreto Ministeriale risulta annullato, in attesa che si esprima al riguardo il Consiglio di Stato. Sul reale fabbisogno di neuroriabilitazione in Italia hanno preso posizione negli ultimi mesi anche diverse Società Scientifiche e Associazioni di pazienti.
 

Secondo la Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN) però, solo per garantire livelli adeguati di neuroriabilitazione ai pazienti post-ictus, sarebbero necessari 4.800 posti letto oltre ai 1.365 posti letto necessari per la neuroriabilitazione dei pazienti colpiti da malattie e traumatismi del midollo spinale: per un totale di 6.165 posti letto. I previsti 1.216 posti letto per la neuroriabilitazione a livello nazionale sarebbero così in realtà solo il 20% dell’effettivo fabbisogno. Da parte sua la Fondazione Santa Lucia IRCCS fa sapere che nel 2017 ha ricevuto come singolo ospedale un totale di 3.707 domande di ricovero contro le 1.403 che ha potuto accogliere. In questa situazione una riduzione di posti letto di neuroriabilitazione aumenterebbe ulteriormente il rischio che pazienti con gravi cerebrolesioni possano accedere a un ricovero solo privatamente o siano indirizzati a strutture non organizzate per erogare percorsi di riabilitazione neurologica complessa.

La Regione Lazio obietta tuttavia che anche nelle attuali condizioni di rimborso, l’IRCCS Santa Lucia non riesce a erogare un numero sufficiente di ricoveri che esaurisca il budget assegnatole per prestazioni sanitarie in convenzione con il Servizio Sanitario Regionale.  “La Regione ha stabilito negli anni una serie di restrizioni ai ricoveri di neuroriabilitazione di alta specialità oltre a quelli già fissati dal Ministero della Salute a livello nazionale. – obietta Antonino Salvia, Direttore Sanitario dell’IRCCS Santa Lucia – Questo permette alla Regione di disconoscere l’appropriatezza del ricovero, applicando tariffe più basse anche nel caso di pazienti gravi. È questo che impedisce di utilizzare interamente il budget assegnato. Uno dei tanti casi che posso citare. Paziente ricoverato da noi con grave cerebrolesione per neuroriabilitazione di alta specialità. Dopo un paio di settimane viene trasferito in un ospedale per acuti della Capitale per una gastrostomia in day hospital necessaria a nutrilo. Rientra nel nostro ospedale per proseguire la riabilitazione e a questo punto proviene da un reparto di gastroenterologia anziché neurologia, neurochirurgia o terapia intensiva (uno dei criteri aggiunti dalla Regione Lazio a quelli nazionali). Così la Regione da quel giorno non lo riconosce più come ricovero di neuroriabilitazione di alta specialità”.

"Un’altra grave restrizione di accesso a cure di neuroriabilitazione di alta specialità per pazienti con gravi cerebrolesioni riguarda tutto il territorio nazionale ed è stata stabilita nel 2015 dal già citato Decreto 70 del Ministero della Salute. Da allora - si legge in una nota - possono accedere a questo tipo di cure solo pazienti che hanno registrato almeno un giorno di coma". “Anche questo un criterio non giustificato da evidenze scientifiche – spiega Antonino Salvia – Ci sono pazienti con grave cerebrolesione che non hanno attraversato un periodo di coma e, viceversa, pazienti usciti dal coma che non hanno bisogno di cure di neuroriabilitazione di alta specialità”.

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