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Roma
Senza lavoro a Roma. Di Berardino: “Gestiamo la crisi e pensiamo al futuro”

di Valentina Renzopaoli

Dai comizi sindacali al tavolo di chi decide, alla guida di un assessorato caldissimo cui spetta il compito di affrontare emergenze e decisioni su due macrotemi così essenziali come il lavoro e i diritti. L'emergenza lavoro è affidata a Cladio Di Berardino.


Tra aziende in fuga, disoccupazione, nuovi pseudolavori sotto pagati e una riorganizzazione totale dei centri per l'impiego, l'assessore al Lavoro e alla Difesa dei Diritti della Regione Lazio, Claudio Di Berardino, segretario della Cgil di Roma e del Lazio per otto anni, poi nel collegio di presidenza dell'Inca, sceglie Affaritaliani.it per fare il punto sulle priorità da affrontare.

Claudio Di Berardino, dopo tanti anni di sindacato, immaginava di approdare in Regione a guidare un assessorato pesante come quello del Lavoro?
“Onestamente no, dopo una lunga attività sindacale, nell'ultimo anno e mezzo mi ero dedicato, nell'ambito della presidenza nazionale dell'Inca, alle tematiche della sicurezza e della previdenza delle persone. Quando la proposta è arrivata, confesso di averci pensato qualche istante, ma la sfida a cui ero chiamato era ed è entusiasmante, perché mi permette di tornare ad occuparmi del territorio regionale e di rientrare in contatto con i lavoratori e il mondo delle imprese”.

Cosa prova a stare dall'altra parte della barricata?
“La sensazione di lavorare per essere al servizio della collettività, la responsabilità di un compito e un ruolo che va giocato in squadra con l'intera giunta e lo stesso presidente: la risposta ai problemi deve essere inserita all'interno di una progettualità e ad un piano di sviluppo complessivo della Regione”.

Forse non tutti si sono accorti che il tema del lavoro è il grande problema del nostro Paese: nel scegliere priorità e decisioni da prendere, da dove ha deciso di cominciare?
“Sono due tematiche e le linee guida da seguire: da una parte, la gestione delle crisi, la cosiddetta emergenza. Purtroppo siamo ancora in una fase di crisi fortemente presente nel territorio, nonostante alcuni risvegli e segnali positivi, comunque non omogenei sul territorio regionale; Roma continua a tirare un po' di più rispetto alle altre province, e si riconferma un modello secondo il quale i territori periferici soffrono maggiormente. Dunque, una priorità è affrontare le emergenze con gli strumenti a disposizione, oggi ridotti a causa di una riforma del mercato del lavoro che ha modificato le possibili risposte da mettere in campo. Il secondo obiettivo è far partire un ragionamento che riguarda la prevenzione sulle possibili crisi che si possono determinare. Determinante sarà rafforzare strumenti di politica attiva: dai contatti di ricollocazione alla garanzia giovani, al potenziamento e qualificazione dei centri per l'impiego e alle politiche di investimento che la stessa Regione con il bilancio approvato mette a disposizione”.

Assessore, Roma sta soffrendo una drammatica fuga delle grandi aziende e delle multinazionali che scelgono altre aree del Paese per operare e svilupparsi. Da Sky a Mediaset fino all'ultimo caso della Opel, tanto per fare un esempio. Cosa ha intenzione di fare la Regione?
“Per quanto riguarda la questione Opel il 18 giugno ci sarà un incontro tra la Regione, l'azienda e i lavoratori: è proprio uno dei casi su cui vorremmo dare un segnale di una nuova politica della prevenzione. Prima che sia troppo tardi, la Regione valuterà cosa fare per favorire la permanenza dell'azienda sul territorio. Ma ci sono molte altre vertenze in corso, da Telecom ad Almaviva (per la quale dobbiamo dare attuazione agli impegni) a Telecom alla Ericson”.

Precariato e nuovi schiavi: dai rider, diventati simbolo negativo di una nuova dilagante distorsione professionale, alle migliaia di occupati nella cosiddetta “gig economy”. La Regione ha annunciato la volontà di presentare una legge ad hoc e sta raccogliendo segnalazioni e contributi via web. Quali saranno le linee guida?
“Sulla legge a tutela dei rider “avanti tutta”: dopo il termine della consultazione on line, prepareremo la proposta per andare in Giunta e poi in discussione in consiglio per avere una legge prima dell'estate. E sarebbe la prima Regione italiana ad avere una legge in materia. Il primo messaggio da trasmettere è la decisa volontà di coniugare l'innovazione con i diritti; il sistema economico deve evolversi senza far pagare le conseguenze di questa evoluzione alle persone. Oltre il 50% dei lavoratori della cosiddetta “gig economiy”, è composto da persone che hanno bisogno di lavorare e non sono giovani. In assenza di un vuoto legislativo nazionale, sentiamo la necessità di determinare dei vincoli, e non semplicemente protocolli e raccomandazioni, per definire tutele e diritti. Tra questi, il tema del salario minimo, che crediamo vada fissato attraverso la contrattazione e non per legge, poiché riconosciamo il ruolo delle parti E la loro autonomia. Il tema della sicurezza e della questione previdenziale, quello che riguarda l'utilizzo dei mezzi con cui ciascun lavoratore svolge la sua attività. Insomma, vogliamo dare ed estendere tutele a un mondo che ne è completamente sprovvisto”.

Non c'è il rischio di invadere il campo delle competenze nazionali?
“Attraverso un confronto con Inail e Inps troveremo le soluzioni per stare dentro le competenze regionali. Devono essere chiari due messaggi: vogliamo combattere uno dei punti più odiosi, ovvero superare la paga a cottimo e lo sfruttamento; e poi considerare i rider un esempio per tutti i lavoratori chiamati attraverso le app a svolgere le diverse attività”.

Secondo l'Eurispes, a livello nazionale, il fatturato complessivo delle agromafie nel 2017 si aggirava intorno ai 21,8 miliardi di euro. E secondo l'ultimo rapporto Agromafie e caporalati della Flai Cgil, circa 450mila persone vivono in agricoltura in condizioni di sfruttamento lavorativo. A che punto è la legge regionale contro il caporalato?
“Abbiamo ripreso da una ventina di giorni un rapporto di confronto con le organizzazioni sindacali del settore e le associazioni datoriali, con l'obiettivo di rispondere a due esigenze: ridare priorità ad una legge regionale che non si limiti solo ad attuare quella nazionale, ma possoA affrontare il tema delle varie situazione del Lazio. In particolare, c'è un tavolo di confronto sulla situazione pontina. Entro luglio, firmeremo un protocollo tra le parti con l'obiettivo di definire alcune proposte concrete e operative”.

Mi fa qualche esempio?
“Non posso anticipare troppo, ma una delle azioni concrete sarà fare in modo che il trasporto delle persone che vanno a lavorare nei campi avvenga con i mezzi pubblici e non attraverso i pulmini del caporale. Poi rafforzeremo i centri per l'impiego nelle zone calde, affinché possano svolgere un lavoro di incrocio tra domanda e offerta e quindi arrivare ad una maggiore trasparenza per eliminare il mercato nascosto. Il protocollo prevederà circa sei o sette punti molto concreti di azione”.

A proposito di centri per l'impiego: siamo alla vigilia di una rivoluzione?
“I 36 centri per l'impiego sul territorio regionale, al momento gestiti dalle province, entro il 30 giugno, come la legge nazionale stabilisce, passeranno sotto il controllo della Regione. Ci sarà un riassetto generale per ridefinire un rapporto nuovo e diverso con il mondo imprenditoriale, ridare forza al ruolo pubblico per combattere le tante disuguaglianze che si annidano nel mercato del lavoro”.

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