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Roma

di Valentina Renzopaoli

E' il ritratto della gioia, il suo entusiasmo sprizza da tutti i pori: nella vita ha avuto l'immensa fortuna di coniugare la sua grande passione, la fede in Dio, con un lavoro che sognava fin da quando era bambina. Capelli biondi, lineamenti delicati, sorriso solare: con la sua bellezza pulita ed elegante Francesca Fialdini è il volto femminile del programma di approfondimento culturale e religioso di Rai Uno. Questo è il suo momento: a gennaio Fabio Volo l'ha voluta a fianco a sé per le ultime puntate della sua trasmissione, Rai Premium l'ha scelta per una nuova rubrica sulle fiction, Rai Movie le ha affidato un prodotto sul cinema. Ha scelto Affaritaliani per raccontare il suo amore per il giornalismo, la sua profonda fede cattolica, il rapporto con Roma e con il mondo dell'infanzia.
Dopo la laurea in Scienze della comunicazione ha collaborato con Radio Vaticana, poi con l'ufficio stampa della Santa Sede. Dal 2005 lavora nella redazione del programma della Rai “A Sua Immagine”, come inviata e come conduttrice del notiziario della domenica. Com'è entrata in contatto con questo mondo?
“Direi grazie agli amici, avevo iniziato a frequentare i francescani dopo un incontro ad Assisi, eravamo un gruppo di giovani ragazzi che sognavamo di fare i giornalisti, uno di loro mi consigliò di mandare un curriculum a Radio Vaticana. Dopo tre mesi, squilla il telefono, era Padre Lombardi, non credevo alle mie orecchie: mi stava offrendo uno stage per l'estate. Era il 2004. A Radio Vaticana ho scoperto una realtà molto più positiva di quella che immaginavo: una redazione mista, con persone di diversa estrazione sociale, culturale e politica, dove si discute e ci si confronta. Grazie a questa esperienza ho capito che non è vero che tutte le redazioni sono uguali. Dopo lo stage ho avuto la fortuna di diventare collaboratrice della redazione Esteri per quattro anni”.
La sua è una famiglia cattolica?
“La mia famiglia è sempre stata di sinistra, direi quasi di estrema sinistra. Non avevo mai avuto l'ambizione di lavorare nel mondo cattolico, nonostante io abbia sempre frequentato la parrocchia. Ero l'unica credente in famiglia e quando arrivò l'offerta di lavoro rimasero tutti spiazzati. Si è aperto un mondo, per me e anche per loro”.
Come è nata la sua fede?
“Quando da ragazzina il sabato frequentavo il catechismo mi divertivo moltissimo e così è stato naturale per me proseguire e frequentare quell'ambiente. Praticamente sono cresciuta in parrocchia. L'esperienza della conversione però è avvenuta più tardi, intorno ai vent'anni”.
Che cosa intende per conversione?
“Intendo dire che ho vissuto un'esperienza forte di Dio che mi ha cambiato tantissimo. E' accaduto quando nel 2001 ho partecipato ad un campo ad Assisi: quando sono tornata a casa ero diversa, la mia scala dei lavori era diversa. Ciò che prima sembrava poco rilevante improvvisamente assumeva grande importanza. Percepivo un senso di assoluto e infinito immenso, riuscivo a rileggere la mia storia. Da allora sono una persona felice, nonostante gli alti e bassi, come tutti. In questa ottica il mio mestiere non rappresenta solo una aderenza intellettuale con i miei desideri, ma è anche una continua scoperta del cuore”.

La sua fede l'ha mai fatta sentire “diversa” dagli altri?
“Ci provano a farmi sentire diversa, ma non ci riescono. Comunque sì, mi è capitato: c'è pregiudizio verso chi dice apertamente di essere credente, perché tutto ciò che è cattolico viene etichettato e relegato facendo di tutta l'erba un fascio. All'inizio questo atteggiamento l'ho vissuto un po' male. Io mi considero una ragazza normale, che a volte fa scelte controcorrente, ma mi sento assolutamente normale. Per me la diversità non esiste”.
Come ha vissuto l'ultimo periodo con l'addio di Benedetto XVI e l'elezione di Papa Francesco?
“Con grande intensità, mi sono sentita chiamata in causa, mi sono sentita parte di una storia di fede. Quando l'11 febbraio Papa Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni le dirò che, da cristiana, ho sofferto e ho pianto. Ho sentito il bisogno di capire, conoscere, percepire che nella storia non tutto succede a caso. E' stato un periodo intensissimo, era necessario tenere il polso emotivo della gente. Il 13 marzo, giorno dell'elezione di Papa Francesco, ho fatto i salti mortali per essere presente in piazza San Pietro. Ho avuto l'impressione di essere dentro la Storia, in un momento unico e irripetibile”.
Si aspettava il nome di Jorge Mario Bergoglio?
“No, sono rimasta stupita. Dentro di me lo speravo ma la scelta mi ha disorientata. Benedetto XVI parlando del suo successore aveva espresso il desiderio che fosse “giovane, forte e santo”. Bergoglio giovane non lo è più tanto, ma forte sicuramente sì. Mi aspetto grandi cose, anche a livello di gestione della Chiesa”.
Sembra quasi che amare questo Papa si diventata una moda...
“Ha ragione, Papa Francesco ha suscitato una simpatia immediata, ma l'onda dell'emotività è ancora forte, aspettiamo per capire quante persone a distanza di qualche tempo confermeranno il loro entusiasmo. Al momento sembra uscito dal manuale dei desideri dei Papi, sembra rispondere alle aspettative più profonde della gente. Dice cose che sono nel cuore delle persone, assumendo la figura di un leader che non ha paura”.
Sul suo profilo di facebook lei scrive “A 8 anni comincio a inseguire un sogno fatto sui banchi di scuola durante un compito in classe”. Qual era questo sogno?
“Tutto è cominciato con un tema in cui si chiedeva cosa volessimo fare da grandi. Ho iniziato ad analizzare i diversi mestieri che mi venivano in mente. Alla fine mi sono resa conto che mi hanno sempre affascinato le figure della giornaliste che vedevo in televisione. E così sul compito di una bambina di otto anni ho scritto “le persone devono sapere che ci sono verità nascoste e c'è bisogno di qualcuno che gliele racconti”. Dopo le scuole medie, ho frequentato il liceo classico, nella speranza che quel sogno potesse realizzarsi”.
Quali erano quelle giornaliste che hanno così tanto affascinato una la mente di una bambina?
“Beh negli anni Ottanta sono state Lilli Gruber e Carmen Lasorella a cambiare il modo di fare televisione al femminile”.
Anche oggi sono i suoi modelli?
“Oggi riconosco loro una altissima professionalità ma i modelli sono altri”.
Quali?
“Stimo moltissimo Cristina Parodi e Daria Bignardi, così tagliente e stuzzicante”.
Lei è la madrina delle selezioni dello Zecchino d'Oro: com'è lavorare in una trasmissione dedicata ai bambini?
“E' un'esperienza divertentissima perché si scopre che esiste ancora un'infanzia che ancora sa vivere pienamente nel mondo dell'infanzia. Esistono ancora bambini veri, con genitori che gli consentono di vivere la loro età e di crescere gradualmente. Il contatto con l'infanzia che lo Zecchino d'Oro conserva e custodisce rimane un tesoro inestimabile”.
C'è una canzone a cui è rimasta legata?
“Sì, c'è una canzone che mi ricorda la mia mamma perché quando ero piccola me la cantava sempre “Canzone amica” del 1987. Mi ricordo ancora una strofa “vola la colomba bianca dell'amore”.
Lei è di origine apuane, da quanto tempo vive a Roma?
“Sono nata a Massa Carrara e vivo a Roma dal 1999”.
Cosa ama di questa città?
“Oh caspita! Ci sono stati anni in cui ho fatto fatica ad ambientarmi. All'inizio non mi piaceva nulla, poi l'amore è scoppiato proprio nel momento in cui ho pensato di doverla abbandonare. Quando ad un certo punto, sembrava che dovessi abbandonare l'idea di fare  questo lavoro. É stato allora che ho iniziato a guardare la città in maniera diversa, ho alzato gli occhi verso il cielo e ho trovato tutto bellissimo. Oggi sono innamorata di Roma, c'è la mia vita, c'è il mio lavoro, ci sono le persone che frequento, la sento parte di me”.
E cosa le manca della sua terra?
“E' bello tornare per stare in famiglia, ma mi manca poco, forse perché l'ho vissuta poco. Forse posso dire che mi mancano le mie Alpi apuane”.
Preferisce la montagna al mare?
“La montagna è sempre una scoperta, il mare invece mi annoia”.
La vita le sta regalando molte opportunità, quali sono i suoi obiettivi?
“Sono molto felice ora, mi sento una privilegiata. Non mi pongo obiettivi, credo che la vita abbia un suo percorso e anche il lavoro che arriva deve essere adatto a me. L'arrivismo spero non mi appartenga mai”.

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