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Roma
Taxi, il fronte della protesta si sfalda: l'Uri: “Ora basta scioperi folli”

Sei giorni consecutivi con Roma e Milano senza taxi “producono danni alla categoria che difficilmente saranno riparabili in breve tempo”. Loreno Bittarelli, presidente di Uri e leader indiscusso della categoria, rompe il silenzio per dare voce ai tassisti aquila, vessati dai falchi che stanno riempiendo le piazze d'ira.

 

Con una lunga nota il presidente del sindacato Uri e già presidente della coop più grande d'Europa, la 3570, spiega chero permaane  la posizione contraria “all’emendamento inserito al Milleproroghe che ha, ancora una volta, sospeso l’efficacia delle modifiche apportate nel 2009 alla legge 21/92, che dovevano servire a dare una stretta al fenomeno dell’abusivismo, ma che in realtà non è mai avvenuta e dovremo riordinare al più presto la legge in questo senso”.


I costi della protesta
Poi però fa i conti sul rapporto già difficile tra conducenti e utenti e invita a mettere da parte le armi: “I nostri utenti stanno subendo profondi disagi e non si possono difendere i nostri diritti, calpestando quelli di chi ci da il mangiare tutti i giorni. Moltissimi di loro sono stati costretti ad utilizzare gli Ncc ed hanno scaricato Uber, che noi diciamo di voler combattere e ai quali invece stiamo girando tutti i nostri incassi. Su Roma e Milano ci sono complessivamente circa 13.000 taxi. Incassando 100 euro lordi al giorno per ogni tassista, in 6 giorni ogni tassista ha perso 600 euro e complessivamente abbiamo regalato ai nostri concorrenti quasi 8 milioni di euro”.

Tassiti divisi dal Governo
E visto che domani è il giorno dell'incontro col ministro Del Rio, Bittarelli precisa: “Questa volta i tassisti non hanno seguito le nostre indicazioni, ma quelle di altri, che si propongono di rappresentare la categoria. Pertanto, la nostra onestà intellettuale ci impone di prendere atto di quanto avvenuto e fare un passo indietro, per dar modo ai tassisti di essere rappresentati da coloro ai quali si sono affidati in questi giorni. Pur essendo stati noi tra gli organizzatori dell’incontro di domani col Ministro Del Rio, preferiamo lasciare spazio a loro, che dovranno presentarsi col proprio nome e la propria faccia, come del resto noi abbiamo sempre fatto, ora e in passato. Rassicurando tutti quei colleghi che finora hanno creduto in noi, che continueremo a tutelarli, ma dissociandoci fermamente da quanto avvenuto”.

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