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Roma
Tumori, Ifo a lavoro per diminuire le radiazioni che causano il cancro

All’Ifo, un team di 10, tra medici e tecnici, è al lavoro con l’obiettivo di ridurre al minimo indispensabile la dose di radiazioni ionizzanti a cui si viene sottoposti durante esami e terapia, senza pregiudicare la qualità delle prestazioni.

E il “Dose Team” che, “pancia a terra”, prepara la fase attuativa della direttiva Euratom 2013/59 per la protezione contro i rischi di tumori radio-indotti da parte del personale medico, degli operatori sanitari e dei pazienti, e che prevede, oltre alla riduzione, anche di mettere in chiaro nel referto la dose di radiazioni a cui si è stati sottoposti durante l’esame.

Il team ha lavorato all’ottimizzazione dei protocolli degli esami non appropriati con una riduzione dal 10% al 50% della dose al paziente in base alla tecnologia disponibile che spesso oggi, dopo 10 anni di ibernazione del sistema sanitario regionale a causa del piano di rientro, è obsolescente. Insomma si corre ai ripari.

La comunità scientifica, infatti, conferma la correlazione certa tra esami radiodiagnostici e il potenziale rischio di cancerogenesi, soprattutto perché il recente potenziamento delle macchine di ultima generazione ha determinato una maggior precisione diagnostica grazie a immagini più precise ma con un considerevole aumento della radiazione indotta.

Su questa frontiera avanzata di tutela del paziente, l’Istituto San Gallicano è all’avanguardia in Italia poichè è il il primo centro di ricerca pubblico ad essersi aggiudicato le 5 stelle “Eurosafe Imaging ”, il massimo riconoscimento europeo in materia di radioprotezione, certificazione valida fino al 2023.

Gli IFO, Regina Elena e San Gallicano – dichiara il Direttore Generale Francesco Ripa di Meana, - anche in questo campo sono centro di riferimento a livello nazionale per il monitoraggio e l’appropriatezza della dose radiologica contro il consumismo radiologico.”

Ma quali sono gli ingredienti principali per rendere fattiva la direttiva, ed essere considerati dall’Europa centri di avanguardia? In primis c’è la registrazione e la comunicazione delle dosi radiologiche dell’esame. E’ richiesta chiarezza e trasparenza di informazioni al cittadino, che vuol dire trovare nel referto medico il dato sulla quantità di radiazioni a cui sono stati esposti nel corso dell’esame radiologico o medico nucleare. E’ importantissimo l’aggiornamento costante degli hardware e software del parco macchine. Di tutto questo si è discusso a Roma in occasione del Workshop su “Direttiva Euratom 59/13: Fase attuativa.”

Le apparecchiature di tomografia computerizzata di nuova generazione, permettono infatti di ottenere, in pochi secondi, e immagini con una maggiore risoluzione rispetto al passato e con un aumento della capacità diagnostica. “L’altra faccia del progresso tecnologico è però costituito da un aumento della dose di radiazione - dice Stefano Canitano radiologo Ifo e consigliere dell’Ordine dei medici di Roma e provincia - e quindi del rischio potenziale di carcinogenesi. Inoltre questi esami prevedono scansioni multiple con e senza mezzo di contrasto che duplicano o quadruplicano le dosi al singolo paziente”. Dunque va messa in campo cautela massima .“Il fisico medico in questa ottica di avanguardia tecnologica e radioprotezione – spiega Lidia Strigari, Responsabile della Fisica Medica IFO - costituisce un’interfaccia essenziale tra gli specialisti e le macchine, perchè assicura la massima qualità dell’esame con la minor dose possibile di radiazioni.”

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