“Certo, agli inizi progettare era un lusso - commenta Anty Pansera - e lo dimostra il fatto che se lo potevano permettere solo poche, coraggiose esponenti di famiglie della buona borghesia, come Anna Ferrieri Castelli, Cini Boeri o Gae Aulenti”. Poi, la professione, nonostante tutto, si è via via democratizzata. E, negli ultimi anni, c’è stato un vero e proprio boom del design al femminile. Lo conferma il fatto che il catalogo della mostra ‘Dal merletto alla motocicletta’, organizzata nel 2002, a Ferrara, dalla stessa Pansera, annoverava i nomi di 100 professioniste, mentre il ‘dizionario’ che correda il catalogo di quest’ultima esposizione presenta circa 300 profili di donne attive sul fronte del progetto.
Viene da chiedersi se, parallelamente a questo fenomeno, si sia sviluppato un linguaggio peculiare, quel ‘tocco di femminilità’ che la tradizione usa attribuire al ‘gentil sesso’. “Anche noi ce lo siamo domandate prima di avviare la nostra ricerca - rispondono le curatrici - ed eravamo curiose di verificare l’esistenza di un linguaggio comune espresso dalle donne nel corso dei decenni. Alla fine, possiamo dire che
non esiste uno stile tipicamente femminile. Basta con gli stereotipi! Ogni donna esprime la sua individualità, la sua sensibilità e le sue competenze al di là dei cliché. L’unica discriminante che ci ha guidato è stata la bontà del progetto”.
"D come Design. La mano, la mente, il cuore"
Forum di Omegna (VB), Palazzotto di Orta e Hotel San Rocco di Orta (NO).
Fino al 17 settembre
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