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Il Campione
I Campioni/ Marco Mori, leader dell’ArciGay di Milano

Sono giorni impegnativi per Marco Mori, 34 anni, sociologo, impiegato all’ufficio Placement dell’università degli studi di Milano e  presidente dell'Arcigay di Milano. Perché il 28 giugno si svolge (in contemporanea con altre 10 città italiane sotto la sigla ONDA PRIDE),  la grande parata del MIlano PRIDE: decine di migliaia di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e milanesi di tutti gli orientamenti sessuali sfileranno dalla Stazione Centrale a Porta Venezia. Una grande festa popolare, per ribadire la presenza degli omosessuali e i loro diritti.

"In questi anni abbiamo fatto passi avanti per quanto riguarda l'accettazione dei gay e dell'omosessualità da parte dell'opinione pubblica, ma dal punto di vista dei nostri diritti siamo ancora il fanalino di coda dell'Europa - dice Mori. E aggiunge: - Spero che anche  quest'anno il sindaco Pisapia sia con noi. Il più bel segnale che possa fare è fare ciò che hanno già fatto De Magistris a Napoli e i sindaci di varie città, da Grosseto a Fano: riconoscere nell'albo comunale i matrimoni gay celebrati all'estero, nei Paesi che li prevedono."

Sono tutti Comuni di sinistra... hai fiducia che la sinistra al governo possa realizzare le unioni civili che chiedete?
"La sinistra latita e non mi pare sia davvero rappresentata in questo Governo che parla bene, ma poi combina poco. Nulla è cambiato. Manca un interlocutore serio che rispetti gli impegni. Bisognerebbe che Renzi dicesse: I diritti dei gay sono una questione non negoziabile. E che tirasse dritto, come fa su altri temi. Non che ogni volta cerchi il compromesso al ribasso con i cattolici nella maggioranza. A forza di ribassi, non si decolla mai. Mi spiace per quelli che si sono lasciati convincere dal personaggio, ma dubito che i diritti arrivino grazie ad un suo impegno.

A 21 anni Mori capì di essere gay: "Mi resi conto dei segnali che mi erano arrivati nei 5 anni precedenti, e decisi di vivere la mia omosessualità." Problemi? "Alcuni. Fino all'adolescenza ero molto minuto e sembravo ancora un bambino. Alcuni ragazzi mi prendevano in giro con i soliti insulti rivolti verso le persone  gay. Cresciuto un po', durante le Superiori,  qualcuno mi insultava  per quello che lui vedeva in me, e che io non avevo ancora identificato. Una volta un prof. mi disse, tutto preoccupato, che avevano scritto Mori culo sulla porta di un'aula  e che lui aveva fatto cancellare subito la scritta. Gli risposi "grazie", ma non ero turbato, perchè per me non era un'offesa.”

Papa Francesco? "Ispira simpatia ad alcuni, ma mi interessa vedere un reale cambiamento nella Chiesa, più che belle parole." Potrà mai essere che l'Italia, Paese cattolico, accetti i matrimoni gay? "Perché no? Esistono in altri Paesi cattolici, come la Spagna. Ma comunque bisogna ogni volta chiarire che non si lotta per i matrimoni in chiesa: la Chiesa ha il diritto di stabilire le sue regole, che devono valere per i cattolici. Io parlo di matrimoni civili, laici, celebrati in Municipio. A me non serve l'autorizzazione o la benedizione di un prete. Capisco le esigenze e le difficoltà dei cattolici omosessuali, ma  tutta questa necessità di avere approvazione religiosa per me non è una priorità. Il nostro riferimento devono essere le istituzioni laiche  e i loro rappresentanti, che non dovrebbero tollerare  e permettere invasioni di campo da parte di alcun esponente religioso.”

Tu sei religioso?  "Il mio percorso di ricerca e riflessione mi ha portato ad abbandonare il cattolicesimo, dove son cresciuto, per entrare nella Chiesa Valdese,  ormai quasi anni  10 anni fa. Dubito che il cattolicesimo possa cambiare a breve; la chiesa cattolica è teologicamente, strutturalmente e organizzativamente un sistema che assorbe e annulla ogni cambiamento, isola le diversità e le sfinisce. E' un discorso imposto all'uomo sull'uomo, che soffoca ricerche personali, non accetta il dialogo e impone una verità. Non soppporto chi dice di "avere" o "sapere" la verità. Per questo ne ho preso le distanze."

Teme contestazioni al Pride?
"No. E' dal 2009 che non riceviamo provocazioni di  fascisti e  gruppuscoli affini. Sono molto più subdole, e pericolose, le provocazioni non violente degli integralisti che dicono di voler difendere la famiglia, ma invece vogliono impedire che vengano riconosciuti i diritti di tutti. 

Come reagite a queste provocazioni? "Li ignoriamo. Se rispondiamo, regaliamo loro proprio ciò che vogliono: pubblicità sulla nostra pelle." Quest'anno il Pride milanese si sente molto vicino al pride di Reggio Calabria: "Lì si tratta di fare un doppio coming out, un doppio impegno di trasparenza. Per i gay: non devono più nascondersi, e dichiararsi per quello che sono. E per la gente onesta: non devono più temere di denunciare la malavita organizzata. In entrambi i casi ci vuole coraggio! E  Milano, con gli scandali legati alla criminalità e quello che si legge, non può che vivere quest'anno una forte denuncia di qualsiasi pensiero e modalità malavitosa."
 

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