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Il Campione
Riccardo Vitanza, il re della comunicazione musicale

Riccardo Vitanza, 48 anni, è il re delle agenzie di comunicazione nel campo della musica. Gestisce la comunicazione e i rapporti con i media per colossi come Ligabue, Elisa, Pino Daniele, Piero Pelù, Emma, Ornella Vanoni, i Pooh, Ron, Cristiano De Andrè, Eugenio Finardi; ha lanciato e prodotto Pacifico, l'autore della canzone "Sei nell'anima", cantata da Gianna Nannini; sta lanciando, e produce, giovani emergenti come Ylenia Lucisano, Daniele Ronda, Giulia Mazzoni. Un professionista con i fiocchi, riconosciuto come il numero uno del settore.

"E pensare che da bambino volevo fare il giornalista, o il giornalaio - ricorda sorridendo.  Vivevo a Massaua, in Eritrea. Papà mi portava in spiaggia a fare il bagno, ma prima volevo passare per il lido. C'era la raccolta dei giornali italiani. E ne ero affascinato. Adoravo sfogliare l'Europeo, la Domenica del Corriere, l'Intrepido, il Monello; li annusavo, mi piaceva il loro profumo. Da grande, dicevo, voglio vivere in mezzo a loro".

Quando ha 11 anni, e scoppia la guerra, la famiglia Vitanza fugge in Italia. Sono profughi. Come gli eritrei che oggi arrivano da noi. Riccardo e i suoi arrivano a Roma senza una lira, nudi e crudi. Papà, che a Massaua ha gestito per 30 anni un distributore di benzina, scopre che il suo datore di lavoro gli ha riconosciuto i contributi previdenziali solo per 5. Così, ormai anziano, deve cercare un lavoro per mantenere la famiglia. Un qualsiasi lavoro. Si trasferiscono a Frosinone: i fratelli maggiori vanno a fare gli operai alla Fiat di Cassino. Mentre papà trova impiego come nonno vigile davanti alle scuole. "Mi stringeva il cuore a vederlo alzarsi all'alba, col freddo, tossendo, per arrivare davanti a scuola prima dei bambini - ricorda Riccardo. - Era già malato, tutto quel gelo gli ha accorciato la vita. E lui era amareggiato: in Eritrea stavamo bene, in Italia tiravamo la cinghia. Potevamo permetterci soltanto due ore di riscaldamento al giorno, a scuola compravo soltanto libri usati."

Riccardo è un adolescente timido, chiuso. Costretto a frequentare la scuola tecnica industriale, nonostante sognasse il liceo; "perché in famiglia c'era bisogno di soldi, dovevo andare a lavorare appena finita la scuola."

Per fortuna arriva un angelo custode: una sua zia tedesca, moglie del fratello di sua madre. Che abita a Milano. E capisce che Riccardo è portato per gli studi: a scuola è il migliore in Italiano, che adora; nelle odiate materie tecniche se la cava anche senza impegnarsi più di tanto perché gli basta leggere una volta per ricordarsi tutto. Lei lo ospita a Milano e lo iscrive a Giurisprudenza: un ragazzo così brillante, pensa, farà l'avvocato. O il giornalista. Ma le ristrettezze economiche si fanno sentire. E dopo 5 esami Riccardo deve trovarsi un lavoro. Per mantenere se stesso, e per aiutare la famiglia rimasta a Frosinone. Un giorno legge su una rivista che esiste un mestiere chiamato copywriter: che bello, pensa, guadagnarsi da vivere scrivendo testi per la pubblicità! Bussa alla porta delle grandi agenzie di comunicazione milanesi. Tutte gli sbattono la porta in faccia: chi sei tu, ragazzino di 19 anni, senza la minima esperienza e nemmeno una laurea? Allora prova con quelle medie. E la fortuna gli arride. Partecipa a una selezione, su 40 aspiranti scelgono lui! E lui è al settimo cielo: "Mi offrirono 500mila lire al mese per fare il lavoro che amavo! Mi sentivo ricco. Ero felice!"

Presto si accorge che 500 mila lire, a Milano, non bastano, se ne devi spendere 350mila al mese per affittare un monolocale in periferia. Ma Riccardo ha talento. E voglia di crescere. Di giorno lavora, di notte legge libri su marketing, pubblicità, giornalismo e comunicazione: "Non avevo i soldi per comprarli, così fotocopiavo quelli che trovavo in agenzia".

In quegli anni a Milano apre un locale di musica etnica, lo Zimba. Riccardo viene assunto per la stratosferica cifra di un milione al mese per curare un periodico afro-latino di 80 pagine e per comunicare ai giornali i concerti di artisti africani sconosciuti. Incredibilmente, riesce a far uscire articoli su articoli su cantanti di cui tutti ignoravano l'esistenza. "Il segreto? La regola delle 4C, che si aggiunge alla classica regola delle 5W: la comunicazione deve essere chiara, completa, concisa, corretta. Il giornalista capisce che sei serio ed è invogliato a pubblicarti." A questo punto il mondo musicale si accorge di lui. Soprattutto quando, nel 1989, cura il tour italiano di Ziggy Marley, il figlio del grande Bob; e, due anni dopo, l'ultimo tour italiano dei Ramones. Seguito nel 1994 dal tour di Jovanotti.

Fino ad allora Riccardo aveva fatto tutto da solo, dal suo monolocale, casa e ufficio, di 23 metri quadrati: comunicati, fax, telefonate. E' lui stesso a fare da fattorino e portare le fotografie alle redazioni. Con l'avvento di Internet la vita si fa più semplice. E con il suo successo professionale trasforma la sua società - Parole e Dintorni - da ditta individuale a srl, con più di un collaboratore. Oggi ne ha 16. "Scelgo giovani che non hanno ancora esperienza, ma che abbiano un buon carattere: devono avere voglia di imparare e non devono offendersi quando li sgrido" dice. E' un maestro, dalla sua scuola escono decine di ragazzi che poi si mettono in proprio. Ma lui resta sempre il numero uno. Ed è docente di Ufficio Stampa al Master in Comunicazione musicale presso Università Cattolica di Milano. Gli artisti a cui, tra tanti, si sente più legato? "Pacifico: un fratello per me. E Ligabue. Lo adoro, dall'a alla zeta. Artisticamente, e umanamente. Quando mi telefona mi chiede: Ti disturbo? Ti rendi conto: lui, il numero uno, che mi chiede se lo disturbo? Quando altri artisti, molto meno importanti, si sentono in diritto di disturbarti a qualunque ora, e lo fanno con arroganza? Liga è venuto dal basso, ha fatto mille mestieri umili prima di raggiungere il successo a trent'anni. E mi rivedo in lui. E' semplice, dolce, colto e intelligente: una fonte di ispirazione per me. Ma ha un difetto: è interista. Mentre io sono juventino...".

Il suo motto: essere forte con i forti, e debole con i deboli. Trattare a muso duro i prepotenti, e a mano tesa le persone di cuore. Entri nel suo ufficio, in via Stradivari vicino a piazza Loreto a Milano, e respiri un'atmosfera serena. Rilassata. Felice. Ragazzi che corrono, rispondono al telefono, mandano comunicati. Ma tutti con il sorriso. "A volte mi sento stanco di questa vita così pesante, e vorrei ritirarmi: con due-tre consulenze l'anno guadagnerei ciò che guadagno con Parole e Dintorni, e potrei godermi la vita - dice Vitanza. - Ma poi guardo negli occhi i miei collaboratori, vedo la loro voglia di fare e tutto mi passa. Mi vogliono bene. E io voglio bene a loro. Non potrei mai tradirli".

Hai realizzato il tuo sogno? "Si, come professionista e come persona. Ce l'ho fatta. Non ho bramosia di ricchezze e di potere, mi sento realizzato perché quando mi fermo e guardo indietro vedo quanta strada ho fatto. Sono già andato oltre le aspettative della mia famiglia; penso ai miei genitori, morti senza aver mai potuto comprare i mobili della loro camera da letto. Io sono riuscito dove loro non ce l'hanno fatta. Cosa potrei volere di più?"

Tags:
riccardo vitanzamario furlanligabuecomunicazione musicale

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