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Il notaio conferma?
Eredità e testamenti: ecco come si possono diseredare i congiunti

La diseredazione è un istituto di diritto successorio con il quale il testatore manifesta la volontà di escludere dalla sua successione alcuni dei suoi eredi legittimi, che avrebbero ereditato in tutto o in parte il suo patrimonio. Tale istituto, tuttora presente in numerosi ordinamenti giuridici moderni derivati dal diritto romano (cosiddetti di “civil law”), non è invece previsto dal nostro codice civile, per cui sorge il dubbio se tale mancata previsione espressa significhi che la clausola di diseredazione debba ritenersi illegittima, o se invece possa considerarsi comunque consentita, in omaggio al principio di autonomia testamentaria, cioè alla libertà del testatore di determinare come meglio crede la destinazione del suo patrimonio dopo la sua morte, salvi i diritti dei legittimari (coniuge, figli ed eventualmente genitori).

A lungo la posizione tradizionalmente sostenuta dalla maggioranza della dottrina giuridica e dalla giurisprudenza è stata quella di negare la validità della clausola di diseredazione pura. Infatti, in base al codice civile (art. 588), le disposizioni in materia di testamento possono essere di due tipi: l’istituzione di erede – che attribuisce al beneficiario la totalità o una quota dei beni del testatore – e l’istituzione del legato – che attribuisce al beneficiario beni determinati. In quest’ottica la diseredazione, non contenendo alcuna attribuzione patrimoniale ma limitandosi ad escludere alcuni soggetti dall’eredità, non rientrerebbe tra le disposizioni testamentarie consentite dalla legge e non potrebbe essere considerata valida.

Tale posizione di rigidità estrema era però destinata ad essere superata dall’evoluzione del diritto successorio moderno, che riconosce in misura sempre maggiore al testatore la possibilità di regolare la propria successione anche mediante disposizioni atipiche, vale a dire non espressamente previste dalla legge, superando la dicotomia “istituzione di erede-legato”. Su questa strada si pone la Cassazione, che con la rivoluzionaria sentenza n. 8352 del 2012 capovolge radicalmente la precedente impostazione: la disposizione testamentaria, per essere considerata valida, non deve necessariamente contenere un’attribuzione di beni ereditari a titolo di istituzione di erede o di legato, ma può anche avere un contenuto atipico, e quindi può benissimo consistere in una disposizione puramente negativa come la diseredazione, con la quale il testatore sicuramente “regola” volontariamente la propria successione, escludendone il diseredato e aumentando di converso la quota spettante agli altri eredi legittimi.

E’ importante però precisare che, pur così “sdoganata”, la clausola di diseredazione non può comunque riguardare i più stretti congiunti del defunto, i cosiddetti legittimari - coniuge, figli ed eventualmente genitori: possono essere diseredati i fratelli, i nipoti o altri congiunti del testatore, ma un’eventuale clausola di diseredazione nei confronti dei legittimari continua ad essere considerata nulla, o quanto meno riducibile (cioè impugnabile) da parte dei legittimari medesimi.

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