Il notaio conferma?/ Eredità, è impossibile diseredare un figlio

Sabato, 30 ottobre 2010 - 13:53:00

Continua il successo su Affaritaliani.it de "Il notaio conferma?", la rubrica al servizio dei cittadini, in collaborazione con il Consiglio Nazionale del Notariato. Tantissime le mail arrivate in redazione. Ecco le risposte.
Per orientarsi nel difficile mondo della burocrazia e delle leggi scrivete a:
ilnotaioconferma@affaritaliani.it


PRIMO QUESITO
Gentile notaio Si può escludere un figlio dall'eredità? il problema e questo: ci sono due figlie, una di 55 anni l'altra di 50, il padre di 90anni con svariati appartamenti in Italia, la madre malata all'ospedale, le spiego in sommario. La figlia più grande si comporta con avidità con invidia e tutta la sua cattiveria nei confronti della sorella minore, la sorella maggiore ha avuto in donazione una casa stimabile sui 600 mila euro e in piu tutte le spesse per sistemarla tirati fuori dal padre, quella minore non ha mai avuto una casa in donazione , questo perche il padre e interessato con la sua mente malata piu alla figlia maggiore, e la figlia maggiore gode di gloria che tutta l'eredità vada a lei, (i soprusi di un ricco e l'arroganza del potere) quanto alla figlia minore si e permesso di chiederle se le faceva una donazione, una intestazione di una casa il padre fa fatica a dargliela anche se lui dice che vuole darle casa ma la figlia grande si rivolge al padre con perfidia dicendo di non dare nulla e che tutto sia dovuto a lei. Mi chiedo, può un padre comportarsi con disuguaglianza e può una sorella comportarsi con cattiveria per ottenere tutta l'eredità? cosa mi consiglia di fare? Il padre non può intestare tutto ad una figlia solo perche amata di più, la legge come si comporta dinanzi a questi soprusi? aspetto risposta grazie distinti saluti

Alla morte di una persona, la legge riserva ad alcuni parenti stretti, per lo più figli e coniuge, una quota del patrimonio del defunto, intendendosi per patrimonio non solo ciò che lascia, ma anche ciò di cui si è spogliato, in vita, per donazione. Questa quota, varia a seconda di quante persone vengano all’eredità. Per rimanere all’esempio di cui sopra, se alla morte del padre – che da quanto si dice, sarebbe proprietario del tutto – verranno all’eredità solamente le due sorelle, ciascuna di queste avrà diritto ad una quota di 1/3 del patrimonio del defunto, potendo questo disporre, con testamento o donazione, liberamente del residuo terzo del suo patrimonio. Nel caso in cui vengano all’eredità, insieme alle due sorelle, anche il coniuge, la quota di legittima sarà di 1/4 per ciascuno, potendo disporre liberamente di 1/4 dell’eredità.
Preciso che, finché è in vita il proprietario, non è possibile fare nulla: così se la figlia chiede l’anticipo per donazione di una quota dell’eredità, il padre potrà darla se vuole, ma non potrà esservi costretto.
Quanto alla possibilità che il padre intesti tutto ad uno solo dei figli, questo è ben possibile, ma, al momento della morte, l’altro figlio potrà chiedere che gli sia riconosciuta la sua quota di patrimonio.

SECONDO QUESITO
Egregi buonasera,
nel 2001 ho acquistato un appartamento in edilizia convenzionata, la convenzione è stata redatta ex art 35 L 865/1971.
Si noti che nel 1991 la L 179, art 23, ha abrogato i commi 15-19 dell'art 35 L 865/1971 in questo modo eliminando i vincoli di commerciabilità degli immobili.
Per quanto riguarda le "vecchie" convenzioni stipulate prima dell'abrogazione molti comuni sono intervenuti trasformando le convenzioni o eliminando tutti i vincoli.
Chiedo per quanto riguarda il mio caso: la convenzione è valida ? sono sottoposto a limiti di commerciabilità ex art 35 ?
Quanto sopra a riguardo che:
- la mia convenzione è stata posta in essere quando i commi erano già abrogati da anni;
- il comune non può imporre condizioni più stringenti della legislazione nazionale.
Vi ringrazio per l'attenzione e vi porgo i miei più cordiali saluti.

Quanto lei osserva è vero: la legge 179/92 ha cancellato i divieti di alienazione precedentemente previsti dall’art. 35 della Legge 865/71. Tuttavia, anche dopo la legge 179/92, non pochi Comuni hanno continuato, probabilmente perché legati ai vecchi schemi contrattuali, a ripetere le clausole precedenti.
Alcuni ritengono tali clausole nulle o inefficaci, altri viceversa ritengono si tratti di divieti pattizi (cioè nascenti da un'espressa volontà) di alienazione. In ogni caso, tenga presente che i divieti pattizi di alienazione, da un lato comportano esclusivamente l’obbligo per la parte che li violi di risarcire il danno all’altra parte (dunque la vendita sarà valida), dall’altro, debbono essere contenuti entro “convenienti limiti di tempo” (così dispone l’art. 1379, c.c.).
Allo stato attuale, tuttavia, oltre quanto sopra segnalato, una risposta certa purtroppo non è possibile, essendo la prassi troppo varia e non essendosi ancora formato un orientamento sicuro dei giudici.

TERZO QUESITO
Buongiorno, esattamente dieci anni fa, in occasione della suddivisione dei beni di famiglia, mia madre ha disposto che ognuno dei suoi quattro figli avesse una parte - in denaro e beni immobili - della eredità. Io ho scelto di avere in proprietà un immobile sito nella provincia di Rieti.
Con atto notarile di donazione, ho ricevuto da mia madre questo immobile. Ora vorrei ristrutturarlo, ma al momento di chiedere il mutuo in banca, mi è stato detto che tale atto per loro non ha praticamente nessun valore, in quanto facilmente impugnabile da parenti diretti e non.
Io vorrei sistemare tale situazione e quindi vorrei sapere da lei quale sia la strada migliore per tutelarmi al 100% e quali sono i costi di un eventuale atto notarile. E' possibile annullare l'atto di donazione e fare un atto di compra- vendita a tutti gli effetti? O basta un atto di rinuncia da parte di tutti gli eredi (i miei fratelli)? Ma in questo secondo caso, non è comunque rischioso poiché potrebbero saltare fuori eredi a vario titolo?!
Cosa posso fare?! Vi prego, aiutatemi!!
Grazie infinitamente, saluti vivi

Purtroppo la banca ha ragione: la sua donazione potrà essere impugnata dai suoi fratelli (e dall’eventuale marito di sua madre), dopo la morte della donante e per i 10 anni successivi.
Le soluzioni che sono state concretamente apprestate per queste situazioni sono diverse: alcune banche chiedono una fideiussione da parte del donante, altre la risoluzione per mutuo dissenso della donazione. Ciò comporta tuttavia notevoli conseguenze pratiche , che occorre valutare caso per caso, e per le quali la invito a rivolgersi al suo notaio di fiducia. In ogni caso è certo che la legge vieta la rinuncia da parte dei suoi fratelli ai diritti che potrebbero spettare loro su una successione che non si è ancora aperta (potranno farlo solo alla morte di sua madre). In ogni caso esiste, almeno teoricamente, il rischio da lei paventato che, dopo la morte di sua mamma, venga fuori un nuovo erede.
Quanto ai costi della risoluzione della donazione ed eventuale successiva compravendita, questi non sono quantificabili senza avere una serie di dati (es., rendita catastale, prezzo della compravendita ecc.).

QUARTO QUESITO
Dei sogetti residenti inglesi hanno concesso in usufrutto ai figli (residenti in inghilterra) due immobili di modico valore. Quale tassazione subiscono in caso di decesso dei genitori? Grazie.

Se alla data dell'apertura della successione il defunto non era residente nello Stato, l'imposta è dovuta limitatamente ai beni e ai diritti ivi esistenti. Pertanto, se gli immobili sono siti in Italia, gli eredi dovranno corrispondere l’imposta di successione nella misura del 4% (ma con esenzione, in caso di trasferimento in favore di parenti in linea retta fino ad 1.000.000 di euro per ciascun erede), oltre le imposte ipotecarie e catastali nella rispettiva misura del 2% e dell’1% (salve, qui, le agevolazioni prima casa, nel qual caso le imposte suddette saranno dovute nella misura fissa di euro 168,00 ciascuna).

QUINTO QUESITO
buonasera,
vorrei  avere una  informazione,  se possibile. Sono sposata  in  regime  di  separazione  dei beni da 8  anni  e  ho  un appartamento  donatomi  da mia  madre  15  anni fa. Mio marito  è proprietario  insieme  a  due fratelli  di  uno immobile  tre vani. vorrei sapere  se  mio  marito  volesse  acquistare un altro  immobile (solo  a  suo  nome) dove  porterà  la  residenza  può  avere  le agevolazioni fiscali  per  la  prima  casa?
grazie mille

Se non ci sono altri immobili, suo marito può acquistare un appartamento con le agevolazioni prima casa, a condizione che l’appartamento di cui è comproprietario con i fratelli non sia stato a sua volta acquistato a titolo oneroso ed usufruendo delle agevolazioni prima casa (nessun problema invece se l’appartamento è pervenuto per successione o donazione, anche se ha usufruito delle agevolazioni prima casa).
Per comodità le rammento le condizioni per usufruire delle agevolazioni prima casa: oltre a stabilirsi o impegnarsi a stabilire la residenza nel Comune ove è sito l’immobile (quindi se già risiedete nel Comune ove volete comprare l’immobile, è inutile che suo marito trasferisca la residenza), è necessario che non sia titolare – esclusivo od in comunione con il coniuge - di proprietà, usufrutto, uso o abitazione su altra casa di abitazione sita nel Comune ove intende acquistare il nuovo appartamento e che non sia titolare, neppure per quote, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà di altra abitazione acquistata con le agevolazioni I casa. In merito a quest’ultima condizione, ricordo che l’Agenzia delle Entrate reputa che non costituisce impedimento l’aver usufruito delle agevolazioni prima casa in sede di donazione o successione.

SESTO QUESITO
Egregio Notaio, dopo aver acquistato in comunione di beni la prima casa (A) con i benefici previsti per legge, che succede se dopo qualche anno dall'acquisto uno dei due coniugi dovesse ereditare, anche se in quota parte, la proprietà di un immobile (B) vecchio di 50 anni? Considerando che al momento dell'acquisto di A non è stata fatta alcuna dichiarazione mendace e che l'evento che ha portato all'eredità di B è avvenuto dopo, in maniera imprevedibile, i benefici acquisiti per A vanno persi oppure no?

Assolutamente non si perdono i benefici prima casa già usufruiti per l’acquisto della prima casa. L’unica possibile conseguenza è che non potrà chiedere gli stessi benefici per l’immobile acquistato per successione (per il quale comunque, ricordo che basta che uno dei coeredi li abbia perché l’agevolazione vada a vantaggio di tutti).

SETTIMO QUESITO
Gentilissimo notaio vorrei un informazione:si puo donalre l'immobile di proprieta al figlio minorenne nonostante ci sia in corso un mutuo con ipoteca sullo stesso immobile? Grazie

Sì, è possibile, con la precisazione che, come ogni altro acquisto immobiliare da parte di minorenne, dovrà essere autorizzato dal giudice tutelare. E’ però probabile che il giudice non autorizzi l’accollo del mutuo a carico del minore.

OTTAVO QUESITO
Mia nonna è venuta a mancare. Aveva 4 figli, due dei quali sono deceduti e lasciano un figlio ciascuno (io e mio cugino)
In 4, stiamo quindi per ereditare un appartamento del valore commerciale di circa 300.000€ e 37.000€ in contanti.
Come nipoti (eredi in quanto mancano i genitori), dobbiamo pagare la tassa di successione, come la calcoliamo?
Dobbiamo pagarla sull’immobile e sui contanti?
Per novembre ho previsto il rogito per l’acquisto della mia prima casa. Il quarto a me spettante della casa di mia nonna, diverrà la mia prima casa? Perderò le agevolazioni per l’una o per l’altra?
Grazie

L’imposta di successione non è dovuta per eredità devolute a parenti in linea retta (quali siete lei e suo cugino rispetto alla nonna), fino ad 1 milione di euro per ciascun erede (e mi pare che da quanto mi prospetta, siamo all’interno della franchigia): nel suo caso, dunque non è dovuta imposta di successione ma solamente, con riferimento ad imposte proporzionali, le imposte ipotecaria e catastale, che si calcolano sul valore del solo bene immobile (e non anche sul denaro, che pertanto sarà esente da imposta).
Quanto alle agevolazioni prima casa per l’acquisto che dovrà fare a novembre, lei non le perderà, in quanto – ricorrendo le altre condizioni – l’Agenzia delle Entrate ha stabilito che può usufruire delle agevolazioni prima casa per l’acquisto a titolo oneroso (ad es. compravendita) anche chi ne abbia usufruito precedentemente per acquisti a titolo gratuito (donazione) o per successione.

NONO QUESITO
Buona sera, il mio quesito è questo: nel 1995 muore una persona (A) lasciando a succedere per legge il coniuge (B) ed il fratello (C). L'immobile oggetto della successione è posseduto dal coniuge (B) che è anche usufruttuario dello stesso. Il fratello (C) della defunta non ha mai avuto il possesso, non ha mai pagato alcuna tassa,tributi, e quant'altro e si è sempre dichiarato estraneo a detta eredità. Nel 2005 (dopo essere trascorsi 10 anni dalla morte della moglie), muore il coniuge (B) lasciando erede universale un terzo (D). La domanda è : si è verificata la prescrizione del diritto di accettare l'eredità in capo al fratello (C)? E se si, come deve essere fatta valere affinchè il terzo (D) venga riconosciuto unico erede? Ringrazio anticipatamente per la cortese risposta.

Il diritto ad accettare l’eredità si prescrive in 10 anni dalla morte del de cuius. Se il fratello C non è mai stato in possesso di alcun bene ereditario (quindi non solo la casa, ma anche, ad esempio, la macchina o, in generale, qualunque altro bene), e non ha compiuto atti di accettazione tacita di eredità (ossia atti che presupponevano necessariamente il fatto che avesse accettato l’eredità), il diritto di accettare l’eredità si è prescritto. Per farlo accertare, non rimane che il ricorso all’Autorità Giudiziaria.

DECIMO QUESITO
Quesito per la interpretazione delle seguenti disposizioni testamentarie:
Contenuto del testamento olografo di MGp del 15.09.1972 pubblicato per notar xx del 20 febbraio 1979,  alla nipote LG fu S. ed alla nipote G. M. fu P. :
"Nel cortile del fabbricato M. sono proprietaria di una casetta con attiguo suolo fabbricabile e metà cortile, più tutta l’area fabbricabile su detti locali.
 Nomino erede per la casetta, l’attiguo suolo fabbricabile e metà cortile mia nipote GL fu S. L’area soprastante la casetta e sugli altri locali fabbricabili a mia nipote GM fu P, con la metà del cortile".
Quesito: come si può interpretare questa seconda, contrastante disposizione sulla “metà del cortile”? Forse come “l’area fabbricabile sulla metà del cortile”? 
Grazie. Si aggiunge, a chiarimento, che l’ulteriore altra metà del cortile è di altra sorella della testatrice.

Appare quasi impossibile interpretare una volontà così particolare, senza avere una planimetria e capire come stanno fisicamente messi gli immobili. In linea generale si può dire che in materia testamentaria la linea guida nell’interpretazione del testamento è la ricerca dell’effettiva volontà del testatore, al di là delle concrete espressioni utilizzate.

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