Il notaio conferma?/ Eredità, il convivente è considerato un estraneo

Sabato, 5 giugno 2010 - 09:00:00

Continua il successo su Affaritaliani.it de "Il notaio conferma?", la rubrica al servizio dei cittadini, in collaborazione con il Consiglio Nazionale del Notariato. Tantissime le mail arrivate in redazione. Ecco le risposte.
Per orientarsi nel difficile mondo della burocrazia e delle leggi scrivete a:
ilnotaioconferma@affaritaliani.it


PRIMO QUESITO
Da circa un mese e’ venuto a mancare mio padre, stiamo per iniziare la procedura di successione senza testamento. Gli eredi sono composti da mia madre e tre figli. I beni immobiliari sono casa dei miei genitori e monolocale per uso estivo, considerando le quote di eredità 1/3 coniuge 2/3 per i figli vorrei sapere se le spese gestionali della casa estiva ( luce acqua gas condominio ecc.) sono da considerarsi in percentuale alle quote previste? Nel caso uno dei fratelli non volesse usufruire della casa, ha l’obbligo comunque di pagare le spese in oggetto?

Come  correttamente ipotizzato dal lettore, il patrimonio ereditario si ripartisce in quote di 1/3 in favore della madre e di 2/9 in favore di ciascuno dei tre figli. Nelle stesse quote andranno ripartite tutte le spese di gestione del patrimonio (sia esso mobiliare o immobiliare), perché queste sono strettamente connesse alla titolarità del bene.  Conseguentemente  fino a quando non  si sarà proceduto  alla divisione  del patrimonio ereditario immobiliare, le indicate quote andranno rispettate. E’ fatta salva la possibilità che bonariamente  il lettore e gli altri eredi decidano di seguire un diverso criterio (basato, per esempio, sull’utilizzo effettivo del bene).

SECONDO QUESITO
Egregio sig. notaio io convivo con la mia compagna da ormai 4 anni nella casa che ho ereditato per testamento olografo da mia zia, abbiamo una figlia di un anno e tra poco la mia compagna si trova costretta a lasciare il lavoro per dedicarsi alla famiglia. Ho 2 fratelli e mio padre ancora in vita, nel caso io venissi a mancare spetta una quota legittima anche alla mia convivente e in quale misura?  Grazie anticipatamente

Nonostante le numerose istanze provenienti dalla società attualmente  in Italia, a differenza di quanto accade in altri Paesi europei,  la convivenza di fatto non riceve (quasi) alcuna tutela, salvo alcune ipotesi marginali  di limitate  e palesemente settoriali previsioni normative.
In materia successoria il convivente è considerato, a tutti gli effetti, come un “estraneo”, anche se abbia generato un figlio naturale, magari riconosciuto da parte di entrambi i genitori.  Pertanto, nell’ipotesi in cui il lettore venisse a mancare  in assenza di un testamento,  la successione si aprirebbe per legge ed  il  patrimonio verrebbe devoluto  interamente all’ unica figlia dello stesso.  Qualora il lettore, invece, decidesse di fare testamento (scelta obbligata al fine di garantire una minima tutela alla  convivente),  egli potrebbe “disporre” della quota di  un mezzo in favore di chiunque egli  volesse (quindi anche della sua compagna), considerato che la quota riservata necessariamente alla  figlia, quale unica legittimaria, sarebbe pari ad un mezzo.

TERZO QUESITO
Sposata in separazione dei beni con divorziato .Mio marito ha due figlie. Possiedo un appartamento da prima del matrimonio che vorrei lasciare a mio fratello (che ne pago' parte al momento dell'acquisto ma che non e' comproprietario) . So che con un testamento posso lasciargliene la meta', mentre l'altra parte andrebbe a mio marito. Questi non e' interessato alla proprieta'  e vorrebbe evitare che essa potesse alla sua morte andare alle figlie con cui non ha buoni rapporti e a cui lascia gia' buona parte delle sue proprieta'. Come fare? Grazie

La strada percorribile potrebbe essere quella di redigere un testamento con il quale, ferma restando la nomina del marito della lettrice  quale erede universale, la lettrice  lascia, comunque, a titolo di “legato” la piena proprietà dell’appartamento in questione, in favore di suo fratello esplicitandone anche i motivi (riconoscimento del debito di restituzione del prezzo da lui anticipato al momento dell’acquisto). Qualora il residuo patrimonio che la lettrice  lascerà non dovesse essere sufficiente a soddisfare la quota di metà che la legge riserva al marito della stessa, solo questi sarà autorizzato ad impugnare il testamento con l’azione detta di “riduzione”  rivendicando la casa o il valore di essa dal  fratello della lettrice. Ma, qualora la volontà del marito di non tramandare il bene in questione alle figlie di primo letto rimanesse immutata fino al momento della apertura della successione, ci sono scarse probabilità che il marito proceda a tale impugnativa. Il problema che la lettrice solleva, naturalmente, si pone nel solo caso in cui  la stessa  premuoia al proprio  marito. 

QUARTO QUESITO
Egregio Signor Notaio. 
Nel 2005 ho richiesto alla BNL un mutuo di € 72000, per  l'acquisto di una casetta ubicata a Nicolosi (Ct); mutuo che mi hanno concesso, da pagare in 15 anni, con  rata mensile di € 450.90. Da luglio del 2005 pago mensilmente la rata di detto mutuo, che scadrà a giugno del 2020. Il quesito che Le pongo é questo:
 
1. Sono sposato in seconde nozze, da 16 anni, con la mia attuale moglie, che ha due figlie, sposate, che sono proprietarie dell’unico appartamento, dove abitiamo io e mia moglie, quest’ultima usufruttuaria di detto appartamento.
2. Sono pensionato e pago il mutuo della casetta di Nicolosi in quanto richiesto solo dal sottoscritto a seguito del fatto che io e mia moglie ci siamo in “separazione di beni”.
3. Dal primo matrimonio ho due figli, sposati.
 
Le chiedo, avendo i miei figli bisogno di liquidità (€ 40000 ciascuno) ed essendo sprovvisto di tale somma, può mia moglie chiedere un mutuo di € 130000, per acquisto prima casa (la mia di Nicolosi del valore di € 150000)?
La somma richiesta dell’eventuale mutuo servirebbe per pagare la rimanenti rate del mutuo da me richiesto nel 2005, € 50000, e dividere il resto ai miei due figli.
Essendo mia moglie usufruttuaria dell’appartamento delle figlie, potrebbero sorgere problemi nella richiesta del mutuo da parte di mia moglie?
Ove fosse possibile una risposta in senso positivo, come possiamo fare io e mia moglie per lasciare la casa che acquisterebbe mia moglie ai nostri quattro figli?
Un mutuo, si può chiedere cointestato? Cioè, eventualmente posso chiederlo assieme a mia moglie?
Nel ringraziarLa, invio distinti saluti.

Posto che tra il lettore  e la moglie vige il regime di separazione dei beni, si potrà stipulare un atto con il quale il lettore vende la casa di Nicolosi alla moglie ed, allo stesso tempo, quest’ultima paga il prezzo con le somme che le vengono erogate dalla Banca alla quale potrà chiedere il mutuo. Il fatto che la moglie abbia già l’usufrutto sulla casa in cui abita non impedisce che ne acquisti un’altra in diverso Comune: sarà solo costretta a pagare le imposte sull’acquisto e sul mutuo, riferite ad una seconda casa, anziché ad una prima: quindi sull’acquisto pagherà il 7% in più (da calcolare sul valore catastale), mentre sul mutuo l’1,75% in più (da calcolare sulla somma presa in prestito). Il mutuo potrebbe essere cointestato tra il lettore e la moglie, che, in qualità di unica proprietaria del bene offerto in garanzia, interverrebbe quale terzo datore di ipoteca; così facendo, però, l’acquisto da parte della moglie del lettore si potrebbe tradurre, per la quota di metà, in una probabile donazione indiretta da parte del lettore.
Per lasciare il bene in questione ai  4 figli, ciascuno dei coniugi dovrebbe redigere un proprio testamento con il quale, fermo il rispetto delle quote di successione necessaria nella nomina degli eredi,  viene lasciato a titolo di legato il bene in questione a tutti e quattro i  figli in parti uguali tra loro.

QUINTO QUESITO
Mia figlia andrà tra pochi mesi a convivere, io e mia moglie in regime di separazione dei beni, abbiamo acquistato di comune accordo un appartamento intestando con atto notarile a nome della figlia che andrà ad abitarlo con il suo compagno, restando a noi genitori l'usufrutto dell'appartamento.
Domando?
a) nel caso di fine convivenza tra mia figlia e il suo compagno (non sposati), il compagno ha qualche diritto sulla proprietà dell'appartamento?
b) in caso di futuro matrimonio tra i due, essendo stato fatto il rogito prima del matrimonio, consiglia sempre dover fare la separazione dei beni o il futuro marito non può avvalersi comunque di nessun diritto di eredità in caso di morte della moglie?
c) premetto che mia figlia è in attesa di un figlio riconosciuto dal convivente, che a mio giudizio dovrebbe essere (sempre in caso di morte della madre),  l'unico erede legittimo dell'appartamento? Oppure decade per la morte della moglie l'atto delle separazione dei beni o il rogito prima del matrimonio?   Per cui gli eredi saranno il marito e il figlio al 50% ciascuno.
Cordiali saluti e grazie per il Vs. servizio

Nel caso  prospettato dal lettore  di “fine convivenza” tra la  figlia  dello stesso  ed il  proprio compagno, la proprietà del bene rimarrebbe in capo alla figlia.
Qualora  i conviventi dovessero contrarre matrimonio, la decisione di optare per la separazione dei beni o conservare la comunione legale, resta una scelta personale dei coniugi che non ha alcuna influenza sulle regole della futura successione dei due, e che non modifica la proprietà esclusiva spettante sui beni acquistati da ciascuno di essi prima del matrimonio.
Una volta nato il figlio naturale, la premorienza della  figlia del lettore al proprio compagno comporterebbe il subentro del figlio  della stessa  nell’intero  patrimonio.
Qualora, però, nel frattempo la figlia del lettore ed il compagno avessero contratto matrimonio, allora i beni della stessa cadrebbero in successione in quote uguali tra il marito ed il di loro figlio.

SESTO QUESITO
Buongiorno, vorrei avere se possibile delle informazioni. Mio marito è comproprietario, di una casa indivisa, con la sorella e i nipoti (eredi del fratello defunto), noi non abbiamo figli, in caso di sua morte la sorella e i nipoti entrano in possesso dell'appartamento da me occupato da 40 anni, o basta il testamento olografo che mio marito ha fatto a mio nome? Essendo impossibile vendere l' appartamento perchè non diviso c'e qualche modo per poter vendere lo stesso senza la divisione? Grazie cordiali saluti.

In caso di premorienza del marito della lettrice a quest’ultima, la quota di comproprietà indivisa che lo stesso  vanta sulla casa, passerà alla lettrice qualora sia stata nominata erede universale  nel testamento olografo  cui la stessa fa riferimento.
Detto testamento non potrà essere impugnato dai fratelli e sorelle del marito della lettrice in quanto gli stessi non ricoprono il ruolo di legittimari.
Il fatto che i fratelli ed i nipoti (comproprietari delle residue quote) abbiano tollerato la permanenza  della lettrice e del marito in quella casa (per 40 anni e più) senza pretendere un affitto (per le quote di loro spettanza)  fa presumere che così continueranno a fare anche all’indomani del subentro da parte della lettrice  in detta comproprietà, in qualità di erede universale del proprio  marito.
Quanto, infine, alla eventualità di poter vendere la  porzione materiale senza procedere alla preventiva divisione, questo sarebbe possibile solo con il consenso di tutti i comproprietari.

SETTIMO QUESITO
Gentile notaio,
vorrei un suo consiglio:
2 anni fa è deceduto mio marito, titolare di 2 società SRL al 99% e 1% intestato a mio suocero. Io e i miei 2 figli all'epoca di 15 e 22 anni, abbiamo ereditato in parti uguali le sue quote. Mio suocero vorrebbe cedere il suo 1% ai nipoti, vorrei un consiglio da lei per la procedura più economica. Grazie

Qualora il suocero della lettrice  intenda donare la sua quota ai nipoti, l’atto riceverebbe un trattamento fiscale molto agevolato, sempre che i nipoti si impegnino in atto a mantenere il controllo (inteso come partecipazione maggioritaria) della società per almeno i successivi 5 anni. L’opportunità di impostare l’atto come donazione semplice (con i problemi di impugnative da parte di eventuali altri legittimari) ovvero come patto di famiglia (negozio giuridico di recente introduzione con garanzie di maggiori stabilità nel tempo), implica valutazioni particolarmente complesse, sia di carattere civilistico, sia di fiscalità diretta e indiretta,  che non è possibile svolgere in questa sede. Per gli approfondimenti del caso si consiglia di rivolgersi sia ad un commercialista sia al  proprio notaio di fiducia che sapranno senz’altro valutare la questione ciascuno negli ambiti di rispettiva competenza.

OTTAVO QUESITO
Siamo 3 cugini ed abbiamo ereditato un appartamento da una nostra zia.
Due coeredi sono d'accordo nel venderlo e hanno fatto valutare da un geometra la casa con una perizia giurata. Il terzo erede che abita al piano di sotto vorrebbe ritirarlo ma ad un prezzo inferiore rispetto alla perizia in quanto ritiene che il valore della casa sia stato "gonfiato". Come si può risolvere la questione? Occorre il benestare di tutti e 3 per la vendita? L'erede interessato all'acquisto ha qualche diritto o è obbligato ad acquistare al prezzo che dicono gli altri eredi? Un'eventuale valutazione giudiziale coatta cosa comporta? Grazie per l'attenzione e la gentile risposta che vorrà darmi. Distinti saluti.

Per vendere un bene in comproprietà indivisa (indipendentemente dalla provenienza ereditaria o di altra natura) occorre il consenso di tutti i comproprietari: ipotizzando che la perizia che è stata commissionata  abbia dato risultato “100”, se  si trova una persona disposta a comprare a quella cifra, il coerede al limite  (in presenza di determinate condizioni previste dalla legge)  potrebbe avere  diritto di “prelazione”, cioè di essere preferito, nell’acquisto, rispetto al terzo estraneo, ma a parità di condizioni (cioè a parità di prezzo stimato).
Se attualmente non ci sono  soggetti interessati all’acquisto e l’unico disposto a farlo è uno dei  coeredi, si deve necessariamente tentare una conciliazione sul prezzo. Tale conciliazione potrà essere o amichevole o deferita ad un collegio di arbitratori di nomina imparziale (ad esempio fatta dall’ordine dei geometri o architetti) che procederanno a periziare il giusto valore del bene ed alla cui decisione i coeredi  dovranno, a quel punto, attenersi.

NONO QUESITO
Questa la mia situazione: il mio compagno possiede due case di simile valore. Lui è in procinto di divorzio e ha un figlio di 20 anni. L'ex moglie ha chiesto come condizione del divorzio che il mio compagno intesti una delle due case (quella in cui attualmente vivono l'ex moglie e il figlio) al figlio stesso. Può essere questa considerato un anticipo di eredità della quota legittima? Mi spiego meglio: il mio compagno farà testamento indicando me come erede dell'altra casa (in cui ora viviamo insieme): il figlio potrà mai rivendicare tale proprietà come parte della sua quota di eredità legittima o questa può considerarsi esaurita già con l'atto di cessione dell'immobile fatto in vita dal mio compagno? Grazie in anticipo!

Se il trasferimento che il  compagno della lettrice  farà a favore del figlio avuto con la ex moglie sarà  posto in essere  come “trasferimento in esecuzione di accordi o sentenza divorzile”, allora lo stesso  trasferimento assumerà la natura giuridica di atto dovuto, non di donazione spontanea: ne consegue che  detto trasferimento non sarà “imputabile” alla legittima che il figlio vanterà sulla eredità del padre (cioè  non potrà essere considerato come fatto in “acconto sulla futura eredità”).
Qualora, al contrario, si ponesse in essere una donazione  (per un qualsiasi motivo dovuto alla impostazione che sarà data  dagli avvocati e dal notaio coinvolti) allora questa  sarà imputabile alla legittima spettante al figlio.
Il tutto, quindi, dipende da come verrà impostato l’accordo divorzile, la conseguente sentenza, ed, infine, l’atto notarile che ne seguirà.

DECIMO QUESITO
Buongiorno, avrei bisogno di alcuni chiarimenti che sarebbero molto importanti: io e il mio fidanzato dobbiamo acquistare casa dai suoi genitori. Gli stessi hanno acquistato 3 anni fa usufruendo delle agevolazioni come prima casa. Il problema è il seguente: i miei suoceri dopo la vendita andrebbero ad acquistare un terrazzo di copertura con condono come tettoia, che in futuro si spera possa diventare una vera e propria abitazione. In quel caso andrebbero comunque ad avere le agevolazioni come prima casa trasferendo lì la loro residenza? Quali sono le categorie catastali alle quali far riferimento? Spero di essere stata chiara, il problema per noi è abbastanza rilevante in quanto se così non fosse salterebbe l'acquisto della casa per i prossimi 2 anni. Ringraziandola anticipatamente. Cordiali saluti

Se i  suoceri della lettrice procedono alla   vendita della  casa prima del decorso dei 5 anni dal proprio acquisto agevolato, decadono dalle agevolazioni a suo tempo richieste, salvo che non procedano entro i 12 mesi successivi, all’acquisto di un’altra unità immobiliare da adibire a propria abitazione principale.
Tuttavia se al momento del riacquisto tale unità non ha le caratteristiche di “abitazione idonea”, è improbabile  che gli stessi possano evitare la decadenza.
Poiché i  suoceri della lettrice  avrebbero 12 mesi di tempo tra la vendita ed il riacquisto, probabilmente riuscirebbero, entro la data dell’atto, a modificare la destinazione d’uso della terrazza con tettoia, e ad accatastarla in “A”, categoria propria delle abitazioni (con esclusione della A/10), per la quale viene riconosciuta l’agevolazione prima casa.

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