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Il notaio conferma?
L'accettazione di eredità con beneficio d’inventario

Accade talvolta che alla morte di una persona i suoi potenziali eredi (o “chiamati all’eredità”) non abbiano la certezza che accettando puramente e semplicemente l’eredità ne trarranno un beneficio economico, in quanto l’erede, quale continuatore della personalità giuridica del defunto, oltre a subentrare nel suo patrimonio attivo (immobili, danaro, conti correnti etc.), subentra anche nel patrimonio passivo, ossia nei debiti del defunto, che potrebbero benissimo essere di importo pari o superiore all’attivo ereditario. Per tutelarsi da tale potenziale pregiudizio, il chiamato all’eredità ha due strade:

1) può certamente rinunziare all’eredità, con atto ricevuto da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del luogo di apertura della successione (quello dell’ultimo domicilio del defunto), ed in tal caso il rinunziante si considera per legge come se non fosse mai stato chiamato all’eredità. Ma spesso non è chiaro, qualora nell’eredità siano compresi sia beni che debiti, se il valore dell’attivo superi o meno il passivo ereditario, e quindi la rinunzia potrebbe precludere al chiamato la possibilità di acquistare un’eredità comunque attiva, anche in presenza di debiti. Inoltre, se il chiamato che sia figlio o fratello/sorella del defunto ha a sua volta figli, la rinunzia, invece che risolvere, non fa altro che trasferire il problema ai figli, spesso minori, del rinunziante, in quanto la legge prevede che in tal caso l’eredità venga offerta ai discendenti del rinunziante (fenomeno della “rappresentazione”).

2) Appare spesso più utile non rinunziare all’eredità, ma accettarla con beneficio d’inventario. Cosa significa? Si tratta anche qui di un atto pubblico che può essere compiuto presso un notaio, o presso la cancelleria del Tribunale, con cui il chiamato diventa pur sempre erede, ma evita la confusione del patrimonio ereditario con il suo patrimonio personale: i creditori ereditari potranno essere soddisfatti soltanto se ed in quanto nell’attivo dell’asse ereditario si trovino beni sufficienti, ed in caso contrario non potranno mai intaccare il patrimonio personale dell’erede; d’altra parte, i creditori ereditari potranno soddisfarsi sul patrimonio ereditario con preferenza rispetto ai creditori personali dell’erede, per cui l’istituto può giovare anche ai creditori ereditari, se sia l’erede ad essere oberato di debiti, e non il defunto.

Si creano pertanto due distinti patrimoni separati, entrambi di spettanza dell’erede, ma soggetti a regole giuridiche diverse. Alcune volte l’accettazione con beneficio d’inventario è obbligatoria: quando cioè l’eredità sia devoluta a minori, interdetti o altri soggetti con capacità limitata (ed in tali casi i genitori, il tutore o il curatore dovranno preventivamente ottenere l’autorizzazione del Giudice competente al compimento di tale atto, che viene considerato di straordinaria amministrazione), ovvero ad associazioni, fondazioni o altri enti, riconosciuti o non riconosciuti - tranne le società. Bisogna poi considerare che il compimento dell’atto di accettazione beneficiata è necessario, ma non sufficiente perché l’erede conservi gli effetti sopra descritti: infatti deve essere necessariamente seguito (o preceduto) dal compimento dell’inventario, cioè dalla redazione di un verbale analitico – redatto sempre a cura di un notaio o del cancelliere del Tribunale - in cui vengono descritti gli elementi attivi e passivi dell’asse ereditario. I termini entro cui deve essere compiuto l’inventario sono previsti dalla legge e sono perentori (particolarmente brevi quando il chiamato si trovi nel possesso di beni ereditari), e la loro violazione comporta la decadenza dal beneficio d’inventario, cioè l’erede perde il beneficio e si verifica la confusione dei patrimoni personale ed ereditario, senza che si possa più rinunziare all’eredità. Inoltre l’erede beneficiato non può liberamente disporre dei beni ereditari, ma deve essere preventivamente autorizzato dal Tribunale, che ha il compito di valutare che il compimento dell’atto richiesto non sia pregiudizievole per i creditori dell’eredità. Anche la violazione di tale norma provoca la decadenza dal beneficio d’inventario. Solo nei confronti di minori ed incapaci è previsto che non possa mai verificarsi la decadenza dal beneficio d’inventario, finchè dura la minore età o la causa di incapacità.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla Guida “Successioni tutelate” pubblicata a cura del Consiglio Nazionale del Notariato in collaborazione con le principali associazioni dei consumatori, disponibile sul sito www.notariato.it

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