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Action woman
Abbiamo un arma potente che non siamo abituati a usare

Utilizziamo la voce in ogni momento della giornata, è lo strumento principe su cui si concentrano maggiormente le attenzione di ciascuno per una efficace comunicazione, eppure non sempre siamo in grado di gridare. Specialmente in situazioni di aggressione. Gridare può essere valido strumento di difesa. Vediamo perché.

Ad inizio maggio a Roma una tassista è stata prima derubata e successivamente aggredita da un giovane che aveva caricato sul taxi nella periferia della città, sulla Aurelia, verso le 7 della mattina. La tassista racconta che l’aggressore le ha chiesto di prendere delle stradine secondarie, poi giunto in un luogo isolato è sceso ed ha cominciato a gridare contro la tassista, è salito dalla parte del passeggero, ha colpito la donna minacciandola e ha abusato di lei sessualmente. Lei racconta di non avere avuto la forza di opporsi e neanche di gridare.

Da questo racconto si posso ricavare due lezioni importanti. Primo: la tassista è andata in evidente stato confusionale, si è sentita psicologicamente soggiogata dal comportamento dell’aggressore, profondamente intimorita tanto da non avere avuto la forza non solo di opporre resistenza, ma neanche di gridare. Secondo: l’uomo prima della aggressione fisica ha iniziato con una aggressione verbale, inveendo e sbraitando contro la donna e solo dopo, quando si è reso conto che la donna non reagiva, l’ha colpita al volto. - Se riflettiamo bene, ci rendiamo conto che l’abitudine delle persone è quella di gridare, inveire, quando l’atteggiamento è di aggressione, si grida per minacciare qualcuno. Quando siamo arrabbiati ed esplodiamo, iniziamo a gridare senza quasi riuscire a controllarci. Atteggiamento che inconsciamente teniamo per intimorire i nostri interlocutori. Infatti quando in una conversazione facciamo fatica a far valere le nostre ragioni, iniziamo ad alzare la voce. Ma venendo aggrediti da chi urla, specialmente a freddo e senza ragione apparente, spesso l’immediato sentimento è quello di timore e di impassibilità. Solo a caldo, quando si ritiene ingiusta l’aggressione, se questa è prolungata, monta la rabbia e allora si reagisce. Ma in genere il primo momento è di sconcerto e timore.

Gridare mette le persone in soggezione, le intimorisce, le pone in una situazione di inferiorità, e più la passività e la soggezione aumentano nella vittima e più l’aggressore verbale è incoraggiato perché vede che il suo comportamento ha successo. Quando si interrompe questo meccanismo perverso? Quando si reagisce aggredendo verbalmente, gridando a nostra volta, e l’efficacia della reazione è tanto maggiore quanto è immediata e veemente. Infatti può accadere che quando in una conversazione uno inizia a gridare verso una persone e questi dopo i primi momenti di sconcerto reagisce gridando a sua volta con più forza, il primo viene colto di sorpresa dalla reazione, si calma immediatamente e lui stesso tenta di tranquillizzare colui che aveva aggredito.

Gridare quando siamo aggrediti dà un doppio vantaggio: fa capire all’aggressore che non ci facciamo intimorire e non si è disposti a subire l’aggressione; ci fa scaricare la tensione, l’adrenalina che ci assale a seguito di una aggressione violenta e inaspettata, e dà forza e coraggio. Non è facile gridare a freddo, siamo stati fin da piccoli educati a controllare le nostre reazioni (infatti gridiamo solo quando non si riesce più a contenere la rabbia), ma gridare aiuta a cavarci di impaccio da tentativi di aggressione, non solo verbale ma soprattutto fisica. L’aggressore deve essere investito da un onda vocale che lo deve sconcertare. Reagire urlando come una paranoica può incutere molto timore anche in chi è armato delle peggiori intenzioni verso di noi. Forse l’aggressore della tassista avrebbe desistito se lei avesse reagito gridando a sua volta. Non lo sappiamo, ma nel dubbio, davanti a un tentativo di aggressione, meglio gridare.

Lorenzo Masini
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Tags:
action womandonneviolenzadifesa

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