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Action woman
La prima da seguire regola quando si subisce una aggressione



A Roma lunedì 29 giugno si è verificato un ennesimo episodio di violenza ai danni di una giovane ragazza. Questa era insieme a due amiche quando è stata avvicinata da un uomo che fingendosi poliziotto, con il pretesto di infliggere una sanzione alla giovane perché beveva birra assieme a due coetanee, le ha intimato di mostrargli i documenti e poi di seguirlo al commissariato per gli accertamenti. La giovane ha seguito a piedi il finto poliziotto che, in via Teulada all'altezza del parcheggio di via Casale Strozzi, l'ha trascina con forza nel parchetto sito nelle vicinanze e ha abusato di lei. Questi i fatti. Nel racconto della giovane e nella ricostruzione della squadra mobile non sembra che la giovane o abbia tentato di ribellarsi o abbia gridato. Cosa può averla indotta a un atteggiamento tanto remissivo? Sicuramente la paura. L’aggressore 31 enne, tra l’altro un militare sotto ufficiale, con il suo atteggiamento e facendo leva sulla finzione del ruolo poliziotto, ha indotto probabilmente nella giovane uno stato tale di intimidazione che le ha impedito di gridare quando l’aggressore la trascina nel boschetto e di reagire alla violenza quando ha abusato di lei. Urla che quasi sicuramente avrebbero richiamato l’attenzione di qualcuno, considerata la zona non isolata e considerato che vicino al luogo dell’abuso c’è una caserma dei carabinieri.

In caso di tentativo di violenza, quando una donna si accorge che un malintenzionato vuole abusare di lei, la prima cosa da fare è gridare e chiamare aiuto (o meglio al fuoco). Gridare riveste un triplice vantaggio:

A) aiuta la donna a sfogare la tensione, a scaricare l’adrenalina che sta accumulando a causa della situazione pericolosa che si sta profilando e l’aiuta a caricarsi per la reazione al tentativo di aggressione;

B) intimorisce l’aggressore; tendenzialmente chi gioca sul fattore intimidazione prende forza e coraggio se vede che questo strumento funziona. Se la donna si mostra intimidita, impaurita e sottomessa, il maniaco prende ancora maggior convinzione in quello che fa perché vede che sta ottenendo risultati. Gridando, invece, si mostra una reazione, una ribellione e quindi si intimorisce l’aggressore che corre il rischio di essere scoperto;

C) Gridare richiama l’attenzione di chi è nei paraggi. Anche si fosse in un luogo isolato, e quello della violenza di Roma non lo era, può essere che qualcuno si trovi a passare di lì, magari con un cane, perché sta facendo una passeggiata, o perché in intimità con altra persona. Non possiamo sapere se qualcuno sentirà il grido e non lo può sapere neanche l’aggressore. E questo è un vantaggio.

Quindi in caso di tentativo di aggressione, ancora prima che vi sia un contatto fisico, quando si intuiscono le cattive intenzioni dell’uomo, la cosa più sensata è gridare. E’ l’ultimo tentativo di prevenire l’aggressione e soprattutto, è la fase preparatoria alla reazione fisica all’aggressione. Come reagire lo vedremo nel prossimo articolo.

Ps. E’ consigliabile in caso di pericolo gridare al fuoco e non aiuto, perché in questo caso specialmente in citta a tarda sera il richiamo di aiuto può intimorire chi sente e spingerlo a tenersi alla larga da problemi. Gridare al fuoco invece richiama un pericolo comune e quindi tende a coinvolgere chiunque senta l’invocazione.

Lorenzo Masini
Hai delle domande? Scrivimi mail: lorenzo@lorenzomasini.it
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