E l’antropologo della mente?

a cura di Alessandro Bertirotti

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E l’antropologo della mente?

Il funzionamento della nostra mente rappresenta ancora qualche cosa di oscuro e a volte anche misterioso, benché molti aspetti di tale attività siano oggi più chiari rispetto al passato.

Uno di questi è, per esempio, la duplice dimensione che la mente possiede nel suo essere tantostrutturale quanto dinamica, dimensione, grazie alla quale l’azione, la capacità oppure lo scopo possono essere considerati sia dal punto di vista dell'architettura che da quello del movimento.

Mi spiego meglio.

L'aspetto strutturale della mente riguarda ciò che in essa accade, ovvero quei processi e modificazioni che avvengono quando desideriamo capire oppure imparare qualcosa, quando eseguiamo un'operazione matematica oppure risolviamo un problema, cerchiamo di scegliere fra due possibili alternative oppure ancora fantastichiamo.

L'aspetto dinamico, invece, concerne l'energia che la mente utilizza per poter funzionare, volendoci riferire, per esempio, a ciò che ci permette di mantenerci concentrati per un periodo relativamente lungo di tempo, oppure che ci consente di sostenere uno sforzo prolungato, oppure ancora che ci aiuta a prestare attenzione ad una particolare spiegazione.

Ebbene, nella dimensione dinamica del funzionamento mentale, la motivazione gioca un ruolo fondamentale, essendo il motore con il quale ogni essere umano attribuisce una ragione alle proprie azioni. In effetti, con questo termine si intende il complesso insieme di forze che attivano, dirigono esostengono nel tempo il comportamento.

Il concetto di Motivazione o Comportamento motivato è introdotto in Psicologia dagli studi di W. JamesC.L. Hull e S. Freud, ed è particolarmente utile nella comprensione delle azioni umane, siano esse individuali che collettive. Infatti, secondo un’impostazione comportamentista tutte le forme di motivazione, siano esse biologiche (come la ricerca del cibo) o psicologico-affettive (come la ricerca d'amore), implicano sempre la mobilitazione di una quantità più o meno ampia di energia, grazie alla quale si consegue uno scopo. Ogni scopo, in questo senso, soddisfa dunque alcuni particolari bisogni o desideri.

La motivazione può essere riferita: a), agli stati di tensione che mettono in moto il comportamento, ossia ai bisogni; b), al tipo di comportamento che ogni individuo mette in atto, in accordo con il gruppo sociale nel quale è inserito, per raggiungere l'obiettivo, ossia le pulsioni; c) al tipo di obiettivo individuato per soddisfare il bisogno oppure ridurre il desiderio, ossia le mete.

Con il termine bisogno ci si riferisce, in particolar modo, alle tensioni che nascono nel nostro organismo in seguito alla rottura di uno stato di equilibrio, con il quale si esprime l’esigenza di ritornare all'equilibrio (per esempio, il bisogno di cibo, di acqua, di affetto oppure di sicurezza).

Il concetto di motivazione, invece, possiede una valenza temporale non affatto indifferente, specialmente nei periodi in cui le persone si sentono in crisi, sia per motivi personali che per situazioni sociali nelle quali sono inserite. Infatti, la motivazione esprime una situazione di squilibrio che favorisce l'attivazione di comportamenti che tendono sì a portare di nuovo equilibrio, ma solo momentaneamente, perché gli obiettivi raggiunti sono parziali. In realtà, proprio grazie al fatto che gli obiettivi della motivazione sono parziali, e in quanto tali generano altro squilibrio, si mantiene in moto un processo che è di cambiamento continuo e relativamente costante, nel tempo.

Questo nostro discorso è utile per comprendere con maggiore chiarezza, la condizione in cui sembra versare il popolo italiano in questo critico momento evolutivo.

La sensazione che in questa nazione tutto sia fermo, nulla cambi effettivamente, anche se i media vogliono convincerci del contrario, è forse il frutto di quella motivazione al futuro che lentamente abbiamo perso e che va via via declinando. E il dramma, secondo me, non è solo legato all'assenza di motivazione che è quell'energia vitale che porta ad agire, ma è la progressiva perdita di un aspetto particolare della motivazione, ossia l'interesse. Solo quando il futuro è ritenuto interessante, coloro che lo considerano tale diventano consapevoli di quanto sia importante e fondamentale raggiungerlo nel miglior modo possibile, perché questo modo migliore permette, una volta raggiunto, di mantenere l’interesse vivo il più a lungo possibile.

Ecco perché l'interesse è una forma particolare, specifica, di motivazione ed ecco perché, oggi,abituati ad interessarci delle cose che raggiungiamo e poi possiamo gettare via quando non funzionano più, non ci interessa prenderci cura di quello che c'è, a ciò che è nato sano e si è ammalato, in poche parole “fare manutenzione” di oggetti, sentimenti, progetti e ideali, ma preferiamo buttare via tutto...

Come si suole dire, buttare con l’acqua sporca anche il bambino.

 

L'AUTORE - Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Genova e Psicologia del rischio presso la Facoltà di Ingegneria di Palermo. Il suo sito è www.alessandrobertirotti.it

 

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