E l’antropologo della mente?

a cura di Alessandro Bertirotti

Il sesso occasionale? Dopo un po' è noioso e... L'analisi

Il titolo di questo mio breve articolo è la traduzione, scarsamente efficace in italiano, di un titolo molto più accattivante in inglese, ossia Casual Sex Project, ad opera di una psicologa americana, tal Zhana Vrangalova.

Non sapendo come fare per cercare clienti - e questo è il mio pensiero cattivo - ha pensato bene di rendere pubblico quello che oggi è già particolarmente pruriginoso, cioè il sesso come espressione di soddisfacimento fisiologico e mentale. Che il sesso sia una parte importante della nostra vita non sarò certamente io a negarlo. Credo tuttavia che possa essere ricondotto, in alcune sue espressioni, al suo stato antropologico. In altri termini, tutto questo parlare di sesso, e molto meno di sessualità, dagli anni della rivoluzione culturale degli anni Sessanta, decisamente utile allora, crea nelle persone la convinzione che il sesso sia scindibile dalla sessualità, ossia dalla sua dimensione culturale.

È quello che accade nei luoghi virtuali in cui vengono ambientate le storie di una notte, a casa oppure in motel, in auto oppure nella toilette di un locale qualsiasi. La conclusione più evidente è la differenza che esiste tra l'atteggiamento mentale maschile di fronte al sesso casuale rispetto a quello femminile: per le femmine della nostra specie, il sesso casuale procura molta ansia, mentre non crea sensi di colpa. I maschi non provano ansia eccessiva, a differenza delle donne ma, come le donne, sono liberi da sensi di colpa.

E si conferma la costruzione culturale dell'idea di maschio occidentale, secondo la quale il sesso è solo espressione solitaria di superiorità sulle cose del mondo, mentre per la femmina umana, consapevole del suo fondamentale ruolo di collante familiare rappresenta invece qualcosa di ansiogeno, che potrebbe essere in qualche misura legato al senso di colpa. Eppure, nonostante questo legame latente, nessuna delle donne, proprio come gli uomini, prova questo sentimento.

Cosa potrebbe voler significare?

Dal mio punto di vista, quello antropologico mentale, potrebbe significare che stiamo assistendo al consolidamento di un atteggiamento comportamentale, ossia praticato concretamente nella vita di tutti i giorni, secondo cui il sesso è un'azione decisamente alienante, di cui si può virtualmente parlare, con la garanzia di rimanere comunque anonimi.

Quando l'azione sessuale si aliena rispetto alle regole culturali e sociali che la rendono possibile, siamo in presenza di identità umane smembrate, ossia distaccate dai coinvolgimenti emozionali preferibili, perché costanti nel tempo.

La dimensione effimera della sessualità, seppure particolarmente gratificante nel cervello umano, rende la stessa pratica, a lungo andare, decisamente noiosa, perché ripetuta senza il desiderio di considerarla mentalmente.

In altre parole, una sessualità occasionale, anche se può apparire libera e gratificante, svuota totalmente di significato la costruzione di una sessualità duratura con la stessa persona. A lungo andare, penso che possa stabilirsi una relazione fra sessualità libera e sessualità veloce, senza impegno e coinvolgimenti mentali, ma solo somatici.

E il termine soma, in greco presenta almeno tre accezioni: corpo, persona e cadavere.

A noi la scelta, anche con la sessualità.


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