E l’antropologo della mente?

a cura di Alessandro Bertirotti

L'analisi/ Da Lizzie Velasquez possiamo imparare molto

Lizzie Velasquez, nuovo fenomeno del web, pone domande utili a tutti noi, perché ci mette direttamente di fronte al problema culturale, sociale e biologico di quello che crediamo debbano essere i caratteri distintivi dell'identità umana...

La rubrica di Affari "E l’antropologo della mente?", a cura di Alessandro Bertirotti

Immanuel Kant, il grande filosofo a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento, diceva che esistono due tipi di realtà: la fenomenica, ossia quella apparente e la noumenica, quella sostanziale che rimane invisibile agli occhi, anche se dotata di maggiore sostanza rispetto alla prima.

Una suddivisione di derivazione cartesiana, secondo cui siamo di fronte, nella realtà, alla res extensa, ossia la cosa formale, quella dotata di un perimetro definibile e dunque di una forma, e alla res cogitans, ossia la cosa pensante, cioè le idee che stanno dietro alla forma.

Queste divisioni sono applicabili anche al nostro sentimento di identità personale, ossia a quello che pensiamo di essere come persone, e a quello che riteniamo gli altri individui possano pensare di noi. Una domanda che resta praticamente aperta per tutta la vita, alla quale risponde l'attuale fenomeno del web: Lizzie Velasquez.

Lizzie pone domande utili a tutti noi, sia grandi che piccoli, proprio perché ci mette direttamente di fronte al problema culturale, sociale e biologico di quello che crediamo debbano essere i caratteri distintivi dell'identità umana.

Tutto dipende da noi, ossia dall'angolazione con la quale valutiamo tanto quello che crediamo di essere noumenamente, nei nostri pensieri, desideri e bisogni, quanto quello che riusciamo a manifestare di noi, fenomenologicamente. E il problema resta sempre lo stesso, quello antico, con il quale tutte le popolazioni si sono confrontati e continuiamo anche noi a confrontarci: come possiamo esprimere all'esterno di noi, anche nei nostri involucri, prima il corpo e dopo gli abiti, quella parte nascosta della nostra vita? Potremo mai essere così coerenti da riuscire a sembrare proprio quello che sentiamo di essere intimamente?

Ma Lizzie Velasquez non arriva a chiedere tanto a tutti coloro che la ascoltano. Rimane ancora legata ad una domanda preliminare, ossia: quali sono gli elementi della propria personalità con i quali, generalmente, ci definiamo? Non è una domanda semplice, perché se ognuno di noi tentasse una risposta scoprirebbe non facilità che ci definiamo spesso sulla base di quello che facciamo, dei ruoli che occupiamo nel mondo, del nostro status, dell'appartenenza o meno a precise classi sociali, ma difficilmente sappiamo definirci in base alla nostra intimità. Nello stesso tempo, quello che pensiamo di noi stessi dipende fortemente da quello che gli altri pensano di noi, e Lizzie Velasquez ci invita a prenderne coscienza, per capire come noi possiamo influenzare gli altri e come possiamo decidere cosa trattenere dei giudizi altrui.

Quello che siamo internamente o non lo sappiamo davvero, oppure abbiamo smesso diindagarlo, perché il mondo è più interessato a ciò che esprimiamo esternamente rispetto a ciò che proviamo sentimentalmente, oppure emozionalmente.

Bene, penso che Lizzie, che non a caso è una donna, riesca con i suoi discorsi a farci capire che dovremmo riprendere, specialmente in questo periodo confuso della storia del mondo, a ragionare sulla coerenza interna che ci permette di essere fuori quello che sentiamo di essere dentro, consapevoli che questa coerenza è una meta difficile da raggiungere quando viviamo in società. Eppure, ci dice sempre Lizzie, è importante essere coerenti, anche quando la nostra interiorità non viene capita oppure accettata all'esterno, perché solo in questo modo riusciremo a raggiungere quella soddisfazione di vita con la quale potremmo affrontare anche i più difficili problemi del vivere assieme agli altri.

L'AUTORE - Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Genova e Psicologia del rischio presso la Facoltà di Ingegneria di Palermo. Il suo sito è www.alessandrobertirotti.it.


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