E l’antropologo della mente?

a cura di Alessandro Bertirotti

Le sensibilità femminili e maschili

La rubrica di Affari "E l’antropologo della mente?", a cura di Alessandro Bertirotti

Il mondo sta veramente cambiando.

Dai primi dati di una ricerca che stiamo conducendo su 97 adolescenti, o meglio definibili giovani adulti, emerge un dato che, nonostante debba essere ancora verificato con ulteriori indagini, rivela un diverso grado di emozionabilità presente nei maschi e nelle femmine.

Sembra che le femmine giovani adulte abbiamo sviluppato la tendenza a non provare forti emozioni di compassione, empatia e partecipazione al dolore altrui, mentre queste caratteristiche si siano ampiamente trasferite nel mondo maschile.

Quest'ultimo appare molto più vulnerabile di fronte alle forti emozioni, siano essere di dolore quanto di gioia, ragion per cui le esprime con maggiore facilità e competenza. Insomma, si tratterebbe, se i dati saranno confermati, di un vero e proprio cambio di atteggiamento mentale verso l'universo emozionale in generale.

In effetti, la conoscenza delle proprie emozioni, del loro dispiegarsi all'interno di se stessi e al di fuori nel mondo di tutti i giorni, non sono conquiste semplici e rapide, proprio perché richiedono un grado di implosività, ossia ricognizione della propria intimità che, come risulta da tutti i manuali di Psicologia Generale, è sempre stata appannaggio delle femmine umane.

Inoltre, secondo la prospettiva evoluzionistica, la storia antropologica della nostra specie ha affidato al maschio il ruolo di una maggior nascondimento e ragionevole gestione delle emozioni proprio perché potesse cacciare prede e conquistare territori che altrimenti sarebbero rimasti al di fuori del proprio campo di azione.

Quello che ci si potrebbe domandare, oltre al perché siamo giunti in questa situazione, è anche e soprattutto che cosa potrebbe accadere ora con le nuove generazioni di madri, meno abituate ad un colloquio emozionale ed empatico con i propri figli. Non ci stiamo riferendo alle attuali madri quarantenni, ma a queste giovani adulte che avranno in futuro dei figli.

Se i maschi sono diventati e stanno diventando sempre più fragili, ossia vulnerabili di fronte alle emozioni forti, siano esse positive che negative, mentre le femmine si trovano ad essere sempre meno sensibili alle stesse emozioni, è evidente che avremo un nuovo tipo di relazioni affettive all'interno della famiglia.

Non è detto nemmeno, stando così le cose, che i nuovi gruppi affettivi vadano a conformarsi in famiglie tradizionalmente tenute unite, nella nostra cultura, dall'emotività femminile, accogliente e protettiva, con l'agentività maschile, esplosiva ed esplorativa.

I lettori potranno sapere, al termine della ricerca ancora in corso, i dati definitivi, corredati di alcune ulteriori considerazioni di tipo antropologico e psicologico che potranno spiegare meglio sia il perché di questo cambiamento che la direzione che oramai questa società occidentale sembra aver intrapreso.

 

L'AUTORE - Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Genova e Psicologia del rischio presso la Facoltà di Ingegneria di Palermo. Il suo sito è www.alessandrobertirotti.it


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