E l’antropologo della mente?

a cura di Alessandro Bertirotti

Parlare di sogni oggi

La rubrica di Affari "E l’antropologo della mente?", a cura di Alessandro Bertirotti

Parlare di sogni oggi, specialmente in questa strana Italia, dove tutto sembra possibile solo quando conosci qualcuno "in alto", mentre tutto sembra impossibile in caso contrario, appare non solo un'utopia, quanto l'esercizio masochistico di tutte le persone che rimangono ai margini del successo.

Eppure, anche se possono essere molte le persone convinte di questo pensiero, in realtà io credo esattamente il contrario. Penso cioè che il motore di una nazione come la nostra, che ha saputo accogliere quasi tutte le civiltà di questo pianeta, anche con la sofferenza di trovarsi poi defraudata della sua creatività, sia la pazienza con cui vivono le persone che fanno della quotidianità il momento costruttivo e silenzioso per il futuro prossimo e remoto.

La scorsa domenica mi trovavo a Milano, precisamente a Gallarate, con 8 liceali e 3 studenti delle scuole medie, per trascorrere con loro 8 ore di studio, affrontando la questione del metodo di studio, per poter ottenere il massimo dei risultati scolastici. Sono stato invitato da un gruppo di genitori al corrente del mio impegno, morale ed etico, verso i più giovani, ossia verso coloro che saranno presto (e mi auguro persino che questo presto sia davvero anche il prima possibile…) alla guida di un vero e proprio Rinascimento italiano, quello che stiamo attendendo tutti.

Ho scritto più volte ed in varie occasioni che i nostri giovani sono e saranno all'altezza del futuro che non siamo riusciti a preparargli come avremmo dovuto, e riusciranno ad emergere dalla melma stagnante e non certo profumata nella quale ci siamo ridotti a remare, senza nemmeno scialuppe di salvataggio all'altezza delle periodiche maree cui siamo soggetti.

E domenica 17 novembre ne ho avuto la prova, meglio ancora, la riprova.

È bastato rendere questi ragazzi consapevoli di questo importante compito che li attende, di questa responsabilità allaquale affidiamo le sorti di una grande nazione come la nostra, perché la loro attenzione e la loro motivazione crescessero ad un punto tale che quel piccolo gruppo di giovani studenti è diventato l'artefice del proprio destino.

Tra un gioco e l'altro, con la scusa di imparare a dare ascolto alla parte invisibile di loro stessi e dei loro compagni, hanno lentamente scoperto che le proprie abilità scolastiche sono autentiche se scoprono prima le diverse loro capacità di comprendere, e che il risultato del loro lavoro si trova fondamentalmente nella soddisfazione di stare assieme per imparare come altre persone hanno risolto i problemi del mondo. Hanno quindi scoperto quanto il latino, il greco, la matematica e la chimica siano state le semplici espressioni dei diversi momenti storici in cui questo nostro Occidente ha posto le sue ancora continue domande, frutto del nostro essere semplicemente Uomini, diversi apparentemente ed uguali nelle nostre esigenze comuni e fondamentali.

Senza emozioni positive non si impara nulla, perché ogni forma di conoscenza è amore allo stato puro, prima ancora che incontri nella vita quella persona che lo renderà ancora più evidente e che diventerà così l'amore della nostra vita. Eppure, non potremmo mai imparare ad amare una persona, nei suoi limiti come nella sua grandezza, se prima non avremo compreso che la scuola deve trasmettere l'amore per se stessi attraverso l'amore per la conoscenza, perché ogni forma di evoluzione passa attraverso questa semplice ed antica relazione affettiva.

Non esiste mente se non nella relazione affettiva, sia fra persona e persona, quanto fra persona ed animale, oppure persona e cose.

Una volta scoperta questa verità, i giovani studenti hanno scoperto che il termine "metodo" significava per i greci anche l'adozione di una strategie che permettesse di superare il dato concreto, quello sensibile che ci fa credere di essere i padroni del mondo. E al termine di una giornata intensa, avevamo tutti un po' di lacrime agli occhi, perché sapevano che non ci saremmo rivisti forse più, dopo aver stabilito però fra noi quel rapporto di amore e comunanza che lega gli uomini di tutto il mondo al loro destino: amare la conoscenza, perché la conoscenza si trasformi in sapienza e diventi un legame che travalica tempi e luoghi.

L'AUTORE - Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Genova e Psicologia del rischio presso la Facoltà di Ingegneria di Palermo. Il suo sito è www.alessandrobertirotti.it

 


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