E l’antropologo della mente?

a cura di Alessandro Bertirotti

Uomini ed animali



La rubrica di Affari "E l’antropologo della mente?", a cura di Alessandro Bertirotti

Vi sono animali che sono stati domesticati dall'Uomo durante la sua evoluzione ed altri che non lo sono stati. Ma vi sono anche animali che si sono co-evoluti in questa relazione con l'Uomo durante il passare dei millenni. Uno di questo è senza dubbio il cane, con il quale ancora oggi molte personesoprattutto anziani, trascorrono la gran parte della giornata.

Secondo uno studio condotto da un gruppo di veterinari dell'Università di Hokkaido, è possibile, dopo la morte di un proprio animale da compagnia, sviluppare sindromi nevrotiche come depressione, insonnia ed ansia, del tutto simili a quelle situazioni patologiche tipiche dell’elaborazione del lutto che segue la scomparsa di una persona cara. Lo studio si è basato sulla popolazione che utilizza i servizi di cremazione comunali, e la valutazione dei sintomi è avvenuta con l'ausilio di test psicologici facilmente autosomministrabili dalle persone stesse, nell'arco di tempo che andava dalla morte dell'animale alle prime tre settimane di lutto. Sono stati raccolti 100questionari, che hanno rilevato la presenza di disturbi nevrotici nell'oltre 55% degli interessati.

In realtà, la scienza non si è ancora molto interessata di questo tipo di disturbi che insorgono in seguito alla morte di un animale domestico, soprattutto cani e gatti, e sono dunque poche le rilevanze scientifiche che ci permettono di intervenire in casi in cui si ammala il padrone di un animale da compagnia, in seguito alla sua morte.

Uno degli aspetti interessanti dello studio giapponese è che la maggior parte dei disturbi nevrotici si sono evidenziati maggiormente nei giovani, anche se è nell'anziano che l'animale da compagnia rimane l'ultima possibilità reale di rapporto “interpersonale”. Ebbene, gli anziani sanno reagire meglio a questa perdita, nonostante per loro tale abbandono sia certamente molto doloroso, specie in situazioni di solitudine.

Altri due fattori intervengono nel determinare l'entità del danno psicologico: il luogo eletto per laconvivenza e la durata nel tempo di questo rapporto affettivo.

In alcuni casi, la perdita di un animale da compagnia può essere vissuta persino in modo peggiore rispetto alla perdita di un parente caro, tanto da richiedere l'intervento di una adeguata terapia farmacologica; inoltre, per chi sia interessato, vi sono suggerimenti importanti che tutte le associazioni di tutela degli animali possono fornire ai loro padroni.

L'AUTORE - Alessandro Bertirotti è nato nel 1964. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e laureato in Pedagogia presso l'Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Genova e Psicologia del rischio presso la Facoltà di Ingegneria di Palermo. Il suo sito è www.alessandrobertirotti.it.


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