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Io vi odio a voi romani, io vi odio tutti quanti, distruttori di finanze e nati stanchi, siete un peso alla nazione, siete proprio brutta gente, io ti odio grande Roma decadente". Correva l'anno 1979 e il cantautore Alberto Fortis, nato in quel di Domodossola nel 1955, metteva in musica quello che la politica avrebbe rilanciato una decina di anni dopo. Chiariamo subito che il "bersaglio", di Fortis prima e di Bossi dopo, non erano ovviamente donne e uomini che a Roma vivono e lavorano, ma quel "sistema" che sotto il Colosseo prospera, vivacchia e rubacchia da secoli. Per esempio? C'è davvero bisogno di fare l'elenco? I colori politici non c'entrano: da Giulio Cesare a Rutelli, da Caligola ad Alemanno la musica non è cambiata di molto. Per il "riassunto" dei furti passati, presenti e forse futuri mi sono fatto dare una mano (lo confesso) dagli amici incontrati in Facebook.
 Manifesto della Lega contro Roma ladrona
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Partiamo dalla televisione, dalla Rai, che ha cominciato a trasmettere nel 1954 fra Milano e Torino e oggi invece parla, ride e canta solo e soltanto romanesco. Passiamo alla "compagnia di bandiera" alitaliana, che occupa al 90% signori e signore romane, che ha abbandonato in fretta e furia Malpensa (meglio così) e che costa al contribuente italiano un patrimonio.
E le tangenziali? Perchè a Milano si paga mentre sul Grande Raccordo Anulare si scorrazza in lungo e in largo aggratis da sempre? E le Olimpiadi? Venezia ha osato alzare la testa e proporsi come città ospitante nel 2020? Ma non scherziamo, ecco che un bel codazzo di enti pubblici e privati rilancia Roma, sia mai che qualche quattrino possa finire oltretevere...
Sono riusciti perfino a far incazzare il buon Cacciari, il che è tutto dire. Non dimentichiamo poi che a Venezia hanno pure provato a copiare il Festival del Cinema (quel gran genio di Veltroni) spendendo un patrimonio per portare sotto er Cupolone quello che viene scartato altrove, ma con grancassa mediatica di Rai e compagnia. La Formula Uno si corre da sempre a Monza? E dov'è Monza?
Ci facciamo un bel circuito al Circo Massimo, una cantatina di Venditti e uno strip della Ferilli e il gioco è fatto. Ce stanno a provà. E poi via con le brutte copie del Salone del Libro di Torino e addirittura col Carnevale Romano riscoperto dal prode Alemanno. "Ma tanto in maschera da quelle parti ci stanno tutto l'anno" commenta Sonia su Facebook...
La capitale italiana della moda? Da sempre Milano, ma non si sa mai, tanto che diversi operatori denunciano il tentativo di scippo anche in questo campo, a partire dall'alta moda femminile. I Veneti, trevigiani e padovani in primis, si ricordano ancora l'invasione in campo rugbistico della Capitale, che ha provato addirittura a inventarsi "celtica" pur di fottere in mischia anche la palla ovale. "Fra un po' la coppa del mondo la sposteranno da Madonna di Campiglio al Terminillo" ironizza (magari mica poi tanto) Gianmaria da Piacenza. E poi il doppiaggio di telefilm e cartoni animati, business nato a Milano e sempre più deportato (concorrenza sleale? pgamenti in nero?) in zona Colosseo. E la musica? E le lobby che portano dritte a Sanremo? Vabbè, senza pensare all'Antonella Clerici de noantri basta tornare con la memoria alla nescita stessa del Regno d'Italia. Prima capitale Torino, nel 1861, poi trasferimento a Firenze nel 1865 e ovviamente fermata finale a Tottilandia nel giugno del 1871. Qualcosa si doveva capire già allora... O no? E oggi, oggi cosa gh'emm de fa?
Oggi c'è da tener duro perchè, seguendo la teoria dei corsi e ricorsi storici del buon Vico, il vento ha cambiato direzione. Sì, perchè gli elargitori del quattrino forse si sono stufati, soprattutto in periodo di crisi, e quindi oguno farà e festeggerà in base ai quattrini che produrrà.
Volete il Gran Premio di Formula Uno? Pagatevelo. Volete le Olimpiadi? Tirate fuori i soldi. Volete fare la festa del cinema, del libro, del teatro, della cotoletta e del tortello di zucca? Pagatevele. Volete aprire nuove cliniche o ospedali?
Magari prima tirare fuori la lira per coprire i miliardi di debito pubblico sanitario accumulati. Volete tenervi rai, alitalia e cinecittà? Psgatevele e non chiedete più un solo euro di quattrino pubblico. Per fortuna l'aria sta leggermente cambiando e in questi due anni la quantità di soldi pubblici stanziati per strade, autostrade e ferrovie al Nord non ha precedenti nella storia. Così come il federalismo, che dalle parti del Tevere è visto come la peggiore sciagura, sta procedendo seppur fra mille insidie e tranelli. Occhi sempre aperti dunque, perchè magari domani qualche amico capitolino proverà a chiedere al ministro Zaia di riconoscere come Prodotti Romani Doc le trofie al pesto, la bagnacauda, la polenta taragna e i bigoli in salsa...