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Coppie di... fato
Mi hanno ucciso psicologicamente: c'è reato?

Violenza fisica e psicologica subita da parte di parenti o partner? Personalità devianti e disturbate con le quali vi relazionate ? Difficoltà a gestire la conflittualità familiare derivante da maltrattamenti ? A darvi una mano su Affaritaliani.it "Coppie di... fato: vittime, crimini e misfatti in famiglia", la rubrica al servizio dei cittadini tenuta dalla dottoressa Cinzia Mammoliti, criminologa, formatrice e autrice del saggio in materia di violenza psicologica "I serial killer dell'anima" (ed. Sonda). Per contattare la nostra specialista e avere consigli e aiuto scrivete a: lettereallacriminologa@affaritaliani.it

Dopo tre anni di relazione con un Ufficiale medico dell' Esercito, che conoscevo da una vita e di cui da una vita ero innamorata, dopo due anni e mezzo di violenze psicologiche perpetratesi da parte sua su di me con crudeltà di grado sempre più intenso (fatta di promesse importanti -quali matrimonio, etc.-, di ingiuste accuse, di denigrazioni, abbandoni strategici e ritorni ingiustificati, tradimenti con altre donne, manipolazioni dei sensi di colpa, bugie, isolamento dai suoi amici e familiari, tentativi di convincermi di non essere "normale", etc.) e dopo la progressiva, lenta ma fatale, distruzione della mia persona, operata anche con la compiacenza di sue amanti e di membri della sua famiglia (distruzione passata attraverso la perdita del mio lavoro,la chiusura a qualsiasi tipo di esperienza umana e sociale, l' isolamento domestico, tentativi di suicidio, la perdita di peso improvvisa che ha rasentato l' anoressia, l' abuso di farmaci, l' impossibilità di dormire o mangiare e il desiderio di piangere e urlare fino a consumarmi), dopo tutto questo e dopo sue finali minacce, ho preso la decisione di denunciarlo. Denunciarlo per violenza psicologica e, appunto, per minacce. E denunciare, con lui, anche la madre che nell'ultimo periodo ha infierito sul mio stato psico-fisico, orami logorato, inviandomi foto del figlio durante il fidanzamento ufficiale con una delle amanti con le quali mi tradiva.

Ho allegato alla mia denuncia tutti i certificati medici (Asl e privati) raccolti negli ultimi anni e attestanti il peggioramento evidente del mio stato sia fisico che mentale. Nel contempo, mi sono affidata ad un centro di psicologia forense affinché accertasse il danno psichico causato da questa mia mostruosa esperienza.

Due giorni fa, in occasione del mio primo incontro con l' avvocato che tratterà il caso, sono venuta a sapere che, molto probabilmente, qualsiasi accusa penale contro il mio ex fidanzato decadrà nel momento in cui verrà accertato che io non ho MAI convissuto con lui e quindi non sono MAI realmente stata esposta in maniera ripetuta (quanto la legislazione ritiene utile affinché una persona possa essere o meno distrutta da una condotta simile) a comportamenti psicologicamente violenti tali da avermi causato un reale danno psico-fisico. Il fatto che io e questo ragazzo siamo stati impegnati in una relazione che non ci permetteva di vederci tutti i giorni, anche per motivi suoi di lavoro, automaticamente sembra far decadere la gravità dei suoi comportamenti e dei danni provocati su di me.
Pertanto, mi è stato detto, probabilmente la Procura farà in modo che sia il Giudice di Pace ad occuparsi della questione in termini esclusivamente civilistici.

Io mi domando e Le domando: possibile che non esista un modo per "aggirare l'ostacolo" della mancata convivenza e far capire, lo stesso, a chi di dovere, che con o senza di essa la violenza c' è stata, è stata grave, pesante, DISTRUTTIVA e che di fronte a ciò la modalità "convivenza" è un dettaglio e non l'essenziale?
Insomma, Dottoressa, pensa davvero che SOLO per questo motivo, automaticamente, la Legge Italiana permetta di declassare la distruzione di una persona al semplice comportamento scorretto di un compagno poco leale?

Un consiglio, un aiuto, un suggerimento, qualsiasi cosa possa rendere giustizia alla morte della bella persona che ero prima e alla trattazione di questo caso, mi sarà di estrema utilità adesso.
La ringrazio anticipatamente per la gentilezza e la delicatezza che spero vorrà accordarmi. 

RISPOSTA: 
Nel Codice Penale italiano ci sono diversi articoli che riguardano la violenza psicologica e che regolano le pene previste per chi commette gli abusi da lei descritti , a prescindere dal fatto che vi sia stata convivenza o meno. Faccio alcuni esempi: 
Articolo 582 c.p.: LESIONE PERSONALE
L'articolo riguarda le forme di danno che la violenza può provocare sia in ambito fisico che psicologico. In caso di accertata colpevolezza sono previste pene che vanno dai 3 mesi ai 3 anni di reclusione. Per lesione personale sono da intendersi tutte le lesioni, fisiche o psichiche, che producano una prognosi superiore a 20 giorni.
Articolo 583 c.p.: AGGRAVANTI della LESIONE PERSONALE
In caso di applicazione del precedente articolo, le pene vengono aumentate a periodi di reclusione dai 3 anni fino ai 7 anni in caso di lesione fisica o psicologica grave (misurata in base al periodo di prognosi). Addirittura, in caso di lesioni gravissime, la pena può variare da un minimo di 6 anni a un massimo di 12 anni.
VIOLENZA PRIVATA: Articolo 610 c.p.
Un articolo importantissimo in relazione alla violenza psicologica è l'articolo 610. Esso riguarda la violazione della libertà personale e prevede pene che vanno fino ai 4 anni di reclusione. L'articolo è applicabile in caso una persona venga costretta, con la violenza o tramite minacce, a fare o omettere qualcosa, ad esempio dover andare con qualcuno, ovvero non poter uscire (sequestro), fornire prestazioni sessuali, etc.
MINACCIA: Articolo 612 c.p.
Non rilevano le modalità di porre in essere la minaccia  a patto che si tratti di un atteggiamento intimidatorio riguardante la sfera morale della vittima di cui risulta compromessa la capacità di autodeterminarsi. In caso di accertata colpevolezza si prevedono pene fino ad 1 anno di reclusione. 
"STALKING" (ATTI PERSECUTORI): Articolo 612 -bis 
L'articolo riguarda una forma eminente di violenza psicologica, lo stalking. Esso prevede pene che vanno da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 4 anni di reclusione. L'articolo prevede pene più dure in caso il reato sia commesso a danno di un minore o di una persona con disabilità. L'articolo è applicabile in caso di atti persecutori, ovvero la condotta di una persona che, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva, ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

E l'elenco potrebbe continuare ma mi fermo qui. Come vede cara norme a tutela degli abusi di cui parla ce ne sono, tantopiù se è munita di certificati medici che comprovino danni subiti. Sta poi alla preparazione e competenza dei professionisti conoscerli e trovare il modo di applicarli. 
Non dico certo che sia facile dimostrare in sede giudiziale la violenza che c'è ma non si vede e che è tra tutte forse la più deleteria, tuttavia noto sempre più spesso che c'è una certa superficialità e faciloneria da parte di chi dovrebbe essere preposto alla tutela delle vittime a liquidare certe situazioni come non tutelabili. 
Parta dal provare a rivolgersi a un altro avvocato intanto magari appoggiato o interno a Sportelli Antiviolenza sul suo territorio. 

Un caro saluto 
Cinzia Mammoliti
www.cinziamammoliti.it 

 

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