Sembra una questione di poco conto. Invece è una delle tipiche cose che fanno la differenza tra un paese moderno e uno furbetto e un po’ arretrato. Parlo degli interessi per il massimo scoperto. Vale a dire la commissione che il cliente paga quando va in rosso. Su questa questione di “pregiatissima” lana caprina, quattro banche (Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Bnl e Unicredit-Banca di Roma) sono state beccate con le mani nella marmellata.
Chissà perché, come nelle scorribande di ragazzini, a fare le marachelle le banche sono sempre in quattro. Come nel caso delle banche sotto inchiesta per l’affaire derivati ai danni del comune di Milano (in quel caso la banda è formata da Deutsche bank, Ubs, Jp Morgan e Depfa). Fatto sta che l’Autorità per la concorrenza ha aperto un’istuttoria sulla vicenda “massimo scoperto”, denunciando modalità “non del tutto trasparenti”.
Le modalità di applicazione, a sentire le accuse, non colpiscono tanto per un comportamento deliberatamente irregolare o illecito. Ma per quella fastidiosa modalità un (bel) po’ furbesca di agire sul mercato ai danni di chi fa fatica a difendersi, cioè i consumatori. Indifesi se non altro per un semplice problema di “asimmetria informativa”: le banche conoscono i costi, sanno quanto stanno “applicando” al servizio, i consumatori no. O molto meno. Il tutto grazie a una strizzatina d’occhio tra i principali colossi bancari.
Intendiamoci. Non si pensi che si voglia criminalizzare un settore, quello bancario, che molti sforzi ha fatto negli ultimi anni, in termini di modernizzazione, di riorganizzazione aziendale, di internazionalizzazione. E anche di concorrenza. Soprattutto in confronto a quanto è accaduto in altri settori. Proprio per questo però è utile che non si assista più a comportamenti come quello sul massimo scoperto.
Certo è fondamentale il ruolo regolatore del Pubblico. E proprio in questa rubrica si è sottolineato, in passato, quanto sia folle che l’attuale governo affondi una misura come l’eliminazione delle commissioni sul massimo scoperto, cosi come era prevista nel ddl Bersani, mai approvato. Adesso le banche sotto accusa già annunciano il lancio di nuovi conti bancari che non prevedono le commissioni in caso di rosso. Forse un pentimento, una retromarcia. O forse solo l’applicazione di una misura già predisposta prima della denuncia dell’Antitrust.
Ma in un momento nel quale una parte consistente degli italiani rischia di andare ogni giorno sotto il saldo “zero”, il governo non può distrarsi. Che si inizi a pensare un po’, almeno un po’, anche al paese.
f_laforgia@libero.it