Ce lo siamo chiesti tempo fa proprio in questa rubrica: “ma come fa il governo che si definisce il più federalista della storia repubblicana, ad abolire l’ICI, l’imposta più federalista della storia repubblicana?”. E la domanda è di quelle che turbano i sonni di molti esponenti leghisti di spicco, se è vero che qualche giorno fa Calderoli ha fatto un mezzo outing, sostenendo che in effetti abolire l’ICI è stato un errore.
Ma se Calderoli passa notti insonni, perché non si capacita come quella forza politica “dei popoli e dei territori” che è la Lega abbia potuto cedere a una misura tanto populista quanto dannosa, è una questione che, con tutto rispetto, ci interessa poco. Il problema è che a non dormire saranno i sindaci di migliaia di comuni che rappresentano l’ossatura del nostro Paese, l’istituzione più vicina e spesso più attenta ai bisogni dei cittadini.
Le richieste di tagli contenute in finanziaria disegnano un quadro a dir poco preoccupante. Qualcuno ha addirittura parlato di un federalismo al contrario, dove i Comuni finanziano lo Stato. L’eliminazione dell’ICI costerà ai Comuni 1 miliardo e 340 milioni. Il governo ha stanziato 1 miliardo e 700 milioni come compensazione ma mancherebbero ancora all’appello risorse effettive per 1 miliardo e 100 milioni per il 2008.
Stretti tra l’abolizione dell’ICI e il rispetto del patto di stabilità, i Comuni saranno costretti a fare l’unica cosa che possono fare: ridurre drasticamente gli investimenti, tagliare i servizi, colpire le politiche sociali. Si può continuare a sostenere che questo è solo allarmismo, se ad allarmarsi sono sindaci di destra e di sinistra? Si può parlare di riforma federale dello stato e mortificare allo stesso tempo la capacità di azione e di intervento dei livelli territoriali più “sussidiari” ai cittadini? Si può sacrificare, in nome di misure demagogiche, la possibilità di costruire politiche di equità e in difesa dei più deboli? No, non si può. E non si deve.
C’è un grido disperato che si sta levando dai comuni e che il governo farebbe meglio ad ascoltare. Il governo non si illuda che tanto i cittadini se la prenderanno con i Comuni che tagliano le spese. In una fase difficile per l’economia e le tasche degli italiani, ognuno si assuma le sue responsabilità. Che Berlusconi e Tremonti nono si meraviglino se in autunno nelle piazze d’Italia ci saranno manifestazioni fuori dal “Comune”!
f_laforgia@libero.it