Lo si dice sempre con altre parole, attraverso perifrasi, prendendo il ragionamento alla larga, adducendo motivazioni di varia natura. Ma lo vogliamo dire chiaro e tondo una volta per tutte? L’immigrazione ci serve, come il pane che mangiamo e l’aria che respiriamo.
L’afflusso di immigrati, che possano costituire forza lavoro di qualsiasi tipo (manodopera a bassa qualificazione, manodopera specializzata, talenti stranieri) è uno dei meccanismi che fanno di un paese un “grande paese”, sviluppato, avanzato e competitivo. E la lezione è lì, sotto i nostri occhi: quella di paesi come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna che hanno fatto dell’attrattività dei loro sistemi nei confronti dell’immigrazione una chiave di sviluppo e di modernizzazione economica e sociale.
Non si vuole partire dall’idea che il riconoscimento dei diritti di cittadinanza e politici (compreso il diritto di voto) agli immigrati regolari residenti in Italia sia necessario per soddisfare il dettato della Dichiarazione Universale dei Diritti umani? Non si vuole affrontare la questione sul terreno della solidarietà tra gli uomini perché questo è un ragionamento “troppo buonista”?
Bene, si affronti la questione da un’altra visuale. Il calo demografico che la società italiana registra da tempo (seppur con qualche segnale di ripresa), l’impatto che questo ha nel tempo sugli aspetti fiscali e previdenziali, la necessità (reclamata a gran voce dagli stessi imprenditori) di manodopera nelle fabbriche e in alcuni settori del mercato del lavoro non più “frequentati" dagli italiani, la necessità di riequilibrare la “fuga dei cervelli” nostrani con l’ingresso di cervelli stranieri: ma non sono questi motivi sufficienti per leggere in modo diverso il fenomeno migratorio? Non sono sufficienti per ritenere quasi superata la discussione se vada dato o meno il diritto di voto agli immigrati, dato che questa misura è necessaria per responsabilizzare gli immigrati al rispetto delle regole e dei doveri? Non sono sufficienti a farci dire che l’immigrazione è utile, innanzitutto per la nostra economia?
Da un po’ di tempo a questa parte si auspica il “dialogo” tra maggioranza e opposizione su qualsiasi tema. Non si capisce perché sull’immigrazione non si possa costruire una visione condivisa. O meglio, lo si capisce eccome: alcune forze politiche hanno costruito la loro fortuna elettorale infondendo la paura per il fenomeno migratorio. Anche se qualche segnale di interlocuzione tra maggioranza ed opposizione inizia a vedersi.
Il deputato del Pdl Benedetto della Vedova ad esempio, dice in un’intervista al Giornale (del 5/9): “Bisogna superare il binomio immigrazione-ordine pubblico. C’è un’immigrazione cattiva, sarebbe stupido negarlo, ma noi, strategicamente, dobbiamo sapere che in prospettiva, dovremo integrare chi verrà dall’estero. Questo è un obiettivo politico per i prossimi anni”. Se teniamo davvero al nostro “benessere”, dovremmo augurarci che questo obiettivo politico sia centrato al più presto.
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