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"Basta tirocini gratuiti al Parlamento Europeo, una vittoria per i giovani"



Troppo spesso i giovani sono intrappolati in una spirale di stage che si susseguono, per giunta a volte senza fornire adeguata protezione sociale o una remunerazione tale da garantire l’indipendenza dalla famiglia. È una situazione drammatica che non dà la possibilità progettare la propria vita nel lungo termine e che talvolta non fornisce nemmeno reali sbocchi professionali. 

Purtroppo, tali situazioni esistevano a volte anche all’interno delle istituzioni UE. Fino ad oggi, infatti, all’interno del Parlamento Europeo erano permessi stage e tirocini a titolo gratuito. Per far fronte a questa situazione, che creava non solo ingiustizia verso i giovani tirocinanti ma che avallava un sistema iniquo nel cuore dell’Europa, insieme ai colleghi dell’Intergruppo Giovani, abbiamo lanciato la campagna #fairinternships, per dei tirocini equi, retribuiti e di qualità all’interno delle istituzioni europee e del Parlamento Europeo in particolare. 

Il primo passo è stato lanciare una consultazione tra stagisti: a marzo 2017, è risultato che ¼ di essi era pagato meno di 600€ al mese, l’8% non era retribuito. Il 40% lavora più di 40 ore a settimana e il 15% più di 45. Solo il 72% stimava che i compiti assegnati siano in linea con la propria formazione. Per via di questa situazione, il 12% degli stagisti non esitava a bollare negativamente la propria esperienza di stage.

Nei mesi seguenti, abbiamo lanciato campagne di sensibilizzazione, organizzando flashmob e dando visibilità alla nostra azione, cooperando con ONG e associazioni giovanili, chiedendo al Presidente Tajani e al Bureau del Parlamento di modificare le regole sugli stage. Oltre 140 deputati europei si sono uniti alla campagna, facendo pressione sul Bureau. Un anno fa, nel luglio 2018, abbiamo avuto la prima piccola, ma incoraggiante vittoria quando il Bureau dell’europarlamento ha adottato una serie di principi base per le nuove regole per gli stage.

Oggi, a due anni dall’inizio della campagna, possiamo dire di aver vinto. Nel marzo 2019, infatti, il Bureau ha adottato le nuove regole, che saranno applicate dall’inizio della prossima legislatura. Ogni stagista, da oggi, avrà una retribuzione minima di 800€ mensili (con un massimo di 1313€) e avranno di diritto un’assicurazione sanitaria e contro infortuni. Ogni deputato, inoltre, potrà avere un massimo di 3 stagisti. Il periodo totale di stage non potrà essere superiore ai 9 mesi, contro i 18 attuali, che potevano prestarsi a forme di lavoro stabile mascherate da tirocini. Per gli stage nel paese d’elezione del deputato si applicheranno le leggi nazionali, ma all’interno di un quadro di tutela previsto dal Parlamento Europeo che si sostituisce alla mancanza di norme che vigeva fino a poco fa. Sono state introdotte le visite studio, per quei giovani che hanno bisogno di frequentare le istituzioni europee per motivi di studio per brevi periodi, ricevendo un contributo.

Ovviamente, la nostra vittoria è solo un piccolo passo. Siamo ben consci che fuori dalle istituzioni europee permangono situazione drammatiche di sfruttamento dei giovani lavoratori. Con queste regole, però, le istituzioni europee danno un primo segnale forte contro lo sfruttamento dei giovani attraverso gli stage. Il punto di partenza sarà lavorare su una vera definizione europea di tirocinio di qualità, applicabile nei Paesi membri, prevendendo l’obbligatorietà di retribuire i tirocinanti nel “Quadro di qualità europeo per i tirocini e per gli apprendistati”, una Raccomandazione del Consiglio adottata nel 2014 e che oggi necessita di miglioramenti. L’obiettivo politico che intendiamo perseguire nel lungo termine è la messa al bando di stage e tirocini non retribuiti in tutto il territorio dell’Unione europea, nella convinzione che il lavoro, anche quello di soggetti in formazione, va sempre retribuito. 

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