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Contro le spinte disgregative, l’Europa investa sul lavoro

Negli ultimi anni abbiamo assistito spesso a un coro di crucifige contro l’Europa. La politica e l’opinione pubblica hanno trovato in essa la causa di molti problemi politici e sociali, e In Italia come altrove, l’UE è spesso sembrata il capro espiatorio di tutto ciò che non funziona. 

Se da una parte questa visione dell’Unione nasce da motivazioni strumentali, utilizzate da forze populiste per raccogliere facilmente consenso, dall’altra occorre interrogarsi sulle effettive mancanze e lacune dell’Unione Europea, che durante la crisi sono emerse drammaticamente. Nel corso degli ultimi cinque anni, infatti, si è reso evidente come il processo unitario europeo non sia ancora compiuto. Una semplice unione monetaria e dei mercati, seppur importante per assicurare crescita e benessere nell’ultimo decennio, si è rivelata insufficiente per affrontare la crisi e le dinamiche più profonde della globalizzazione, e ha lasciato l’Unione in balia delle spinte disgregative interne e delle pressioni esterne delle potenze globali nuove e antiche.

Non possiamo abbandonare il sogno unitario. Dobbiamo però affermare la necessità di andare oltre la semplice unione economica per realizzare un’Europa sociale, che affronti il tema delle disuguaglianze tra paesi e tra categorie sociali, rendendo inoltre più democratiche e partecipate le sue istituzioni, e che abbia una voce unica sui problemi che oggi mettono a rischio l’Unione,m. 

L’approvazione, nel 2017, del Pilastro Sociale Europeo rappresenta un’importante manifestazione di consapevolezza della strada ancora da percorrere. Nel Pilastro, infatti, i temi del lavoro stabile e dignitoso e della sicurezza sociale sono posti alla base della cittadinanza europea. È un passo importante, ma chiaramente non può bastare.

Nel mio lavoro al Parlamento Europeo nelle fila del Partito Democratico e del gruppo dei Socialisti&Democratici ho lavorato per rinforzare la vocazione sociale dell’Europa. In particolar modo, come membro della commissione occupazione e affari sociali, ho avuto l’opportunità di affrontare il tema del lavoro giovanile di qualità. Come relatore per il Fondo Sociale Europeo Plus, che trasformerà i principi del Pilastro Europeo in programmi concreti per i cittadini, sono riuscito a far approvare le mie proposte di emendamento, che permetteranno di rafforzare la proposta iniziale della Commissione Europea per il 2022-2027.  I finanziamenti si focalizzeranno su tre aree: occupazione, formazione e inclusione sociale. Siamo riusciti a raddoppiare i fondi per la disoccupazione giovanile, rinforzando Garanzia Giovani e prevedendo un aumento dal 10 al 15% dei fondi che i Paesi membri con alta disoccupazione giovanile dovranno stanziare in politiche attive. Aumentando, contestualmente, i fondi per l’inclusione sociale la lotta alla povertà.

parlamento Ue
 

Sono riuscito a far approvare l’introduzione di una Garanzia per i Bambini, che permetterà a tante bimbe e bimbi provenienti da condizioni economiche o sociali svantaggiose di aver accesso gratuitamente a servizi essenziali come la sanità, l’istruzione, l’alloggio. Il FSE+, inoltre, potrà essere utilizzato per sostenere le misure di sostegno al reddito di alcuni Paesi a determinate condizioni, come nel caso del REI approvata in Italia dallo scorso governo.

Si tratta di un impegno importante nella lotta alla disoccupazione giovanile e all’emarginazione sociale, che fornisce all’Europa e agli Stati membri uno strumento prezioso. 

Occupazione e formazione sono stati al centro anche del mio lavoro sul Corpo Europeo di Solidarietà, il nuovo programma europeo per le attività di volontariato. Per tenere ben separato il volontariato dal lavoro, che deve essere sempre riconosciuto e retribuito come tale, ho lavorato come relatore per rafforzare il cosiddetto “strand occupazionale”, ovvero la possibilità di offrire stage e tirocini all’interno dei programmi per la solidarietà. Era necessario infatti tenere ben separato il volontariato dal lavoro, che deve essere sempre riconosciuto e retribuito come tale. In questa prospettiva, era necessario che il programma rimanesse il più inclusivo possibile, permettendo a tutti i giovani europei di potervi prendere parte, prevedendo misure per la partecipazione dei disabili e assicurando a tutti, anche a coloro che vengono da contesti familiari svantaggiati, i mezzi per fare un’esperienza di volontariato. 

Inoltre, come Socialisti&Democratici, lavoriamo da tempo per introdurre un sussidio europeo contro la disoccupazione e per reindirizzare le politiche europee verso la coesione sociale e territoriale dell’Europa. 

Di fronte al crescere degli istinti nazionalisti, potrebbe sembrare ingenuo parlare di una maggiore integrazione tra i diversi sistemi europei. In realtà, è proprio la mancanza di coordinamento sulle politiche occupazionali e sulle misure sociali che, dando ai cittadini l’impressione di essere abbandonati a sé stessi, ha permesso la crescita degli estremismi, prestando il fianco alla narrazione dell’Europa come causa del depauperamento delle casse nazionali. La retorica che vediamo oggi in Italia è figlia di questa dinamica. 

Non si deve difendere l’Europa a spada tratta a prescindere, ma si può difendere il sogno europeo affermando la necessità, da parte dell’Unione Europea, di agire nel mezzo delle tensioni sociali, fornendo sicurezze e protezioni a chi oggi se ne sente privato. Proprio per questo, nei prossimi cinque anni sarà fondamentale, tra gli altri temi, lavorare affinché l’occupazione di qualità sia tutelata in tutta l’UE. Il primo passo in quest’ottica è mettere al bando i tirocini non retribuiti, insieme alla realizzazione di un’assicurazione europea contro la disoccupazione. 

La rivoluzione tecnologica, infine, dovrà essere governata affinché apporti un valore aggiunto al mercato del lavoro, garantendo diritti e permettendo lo sviluppo di nuove competenze.

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