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Pensare un’Europa diversa, contro demagogia e nazionalismo

Le prossime elezioni europee, quelle di domenica 26 maggio, avvengono in una fase complessa per l’Europa. Da anni vediamo in molti paesi crescere tensioni, conflitti, dubbi sull’utilità dell’Unione Europea, su cui creano facile consenso i nazionalisti e le forze illiberali (i sovranisti, come si dice negli ultimi tempi con un termine che rischia di essere inesatto). In questi anni sono emersi chiaramente i limiti dell’Europa, che non sempre ha saputo rispondere al disagio sociale nato dalla crisi, con l’impoverimento del ceto medio e l’aumento della disoccupazione, soprattutto tra i giovani. In questa situazione, abbiamo visto i movimenti nazionalisti lavorare contro l’Europa proprio in un momento in cui avremmo avuto bisogno di unità, anche viste le grandi sfide ambientali che possono essere affrontate solo in chiave europea, o il nuovo scenario geopolitico che mostra chiaramente la necessità di un’Europa forte e autonoma.

Di fronte alle critiche all’Europa, non possiamo rispondere difendendola in maniera ideologica, come vediamo fare talvolta. I limiti dell’Europa devono diventare sfide per noi progressisti, per rilanciare il sogno europeo intervenendo lì dove le diseguaglianze si sono acuite, dove l’occupazione di qualità è un miraggio per tanti giovani, dove mancano servizi e infrastrutture, dove la mancanza di una gestione del fenomeno migratorio ha creato una guerra tra poveri. Proprio perché convinto che oggi l’Europa debba rilanciarsi mostrando ai cittadini quanto può fare sui temi sociali e sul lavoro, in questi anni al Parlamento Europeo, come membro della commissione Occupazione, ho lavorato soprattutto per promuovere l’occupazione di qualità, lottando contro lo sfruttamento e approfondendo la questione dei cambiamenti del settore portati dalla nascita dell’economia digitale, e per creare inclusione, promuovendo politiche a sostegno dei disabili e contro la povertà infantile.

Ho contribuito ad esempio a migliorare il nuovo Fondo Sociale Europeo Plus, affinché potesse promuovere programmi nazionali di sostegno al reddito (come il Reddito di Inclusione varato dal precedente governo e poi abolito da quello attuale), creando inoltre la Garanzia per i Bambini, per finanziare interventi che aiutassero moltissimi minori ad accedere a beni e servizi fondamentali. Ho creato Erasmus Pro, che estende la logica di mobilità di Erasmus anche ai giovani lavoratori, favorendo l’internazionalizzazione delle competenze dei nostri giovani, e mi sono battuto affinché il Corpo Europeo di Solidarietà prevedesse la possibilità per tanti giovani di svolgere tirocini nel terzo settore e nel sociale, oltre che progetti di volontariato, e ho promosso decine di incontri e iniziative sul futuro del lavoro nell’epoca della crescente digitalizzazione. Mi sono inoltre occupato di politiche per la disabilità, lottando per l’accesso a beni e servizi per cittadini che purtroppo spesso ne vengono esclusi.

Nella convinzione che oggi l’Europa debba avere una sola voce nel mondo, mi batto da tempo per un’Europa federale, che possa garantire democrazia e rappresentanza, ma sono convinto che oggi la lotta per il federalismo debba saldarsi a quella per un’Europa sociale: solo in questo modo potremo rispondere alle richieste di giustizia ed equità che ci arrivano da cittadini che si sentono abbandonati e che hanno smesso di vedere nell’Unione la risposta ai loro problemi. Al Partito Democratico e al gruppo dei Socialisti&Democratici spetta questo compito, certo difficile ma entusiasmante: ridare slancio all’Europa combattendo le diseguaglianze, favorendo il passaggio a una green economy e difendendo e ampliando il modello sociale europeo. Abbiamo bisogno di un’Europa unita e federale, con una politica estera comune e con un meccanismo di rappresentanza democratica migliore rispetto a quello attuale. Ma non è un bisogno fine a se stesso: l’Europa unita è necessaria per creare sviluppo e opportunità, lì dove la crisi ha creato sfiducia e ha bloccato la mobilità sociale.

Non serve a nulla lavorare contro l’Europa. Serve anzi lottare per cambiarla, rendendola più sociale ed efficace nell’affrontare le sfide del nostro tempo. Per fare questo, domenica sarà fondamentale dare forza al progetto del Partito Democratico, barrando il simbolo del PD sulla scheda e, se vorrete darmi fiducia per continuare questo lavoro, scrivendo accanto al simbolo Benifei.

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