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Gli anni della crisi economica hanno reso l’Europa più vulnerabile alle emergenze sociali, e non sempre purtroppo gli Stati membri e le istituzioni comunitarie hanno saputo far fronte all’impoverimento del ceto medio e alle situazioni di forte disagio vissute dalle persone provenienti dai contesti più svantaggiati, particolarmente esposte ai pericoli della crisi. 

In moltissimi paesi la mobilità sociale si è incrinata in maniera preoccupante. Troppo spesso, le famiglie non sono riuscite a far fronte ai propri bisogni e a quelli dei loro figli. Per molti europei è diventato difficile non solo garantire al proprio nucleo famigliare un miglioramento delle condizioni di vita, ma anche conservare il tenore di vita acquisito. A causa di questa situazione, sono stati spesso i bambini a subire gli effetti più duri della crisi economica, per via della perdita di potere d’acquisto delle famiglie di provenienza.

Si tratta di una delle conseguenze più odiose della crisi, perché crea insopportabili diseguaglianze tra i minori, a cui dovrebbero essere assicurate eguali condizioni, per poter garantire loro la possibilità di crescere e formarsi senza che il contesto di provenienza delle loro famiglie impedisca il pieno sviluppo delle loro potenzialità.  

Se oggi l’Europa vuole continuare a essere un luogo di emancipazione e giustizia sociale, non può non essere accanto a tutti quei bambini che, quotidianamente, fanno i conti con le difficoltà economiche dei loro genitori. 

Secondo i dati della Commissione Europea, oggi in Europa un bambino su quattro vive in condizioni di povertà. Inoltre, secondo i dati dell’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali e dell’Eurostat, 25 milioni di minori in tutta l’UE sono a rischio povertà, un rischio che nel 2016 riguardava il 35% dei bambini italiani. Sono dati preoccupanti e inaccettabili, se pensiamo che incidono in maniera rilevante sulla possibilità di questi bambini di accedere a un’istruzione di qualità e a un’assistenza sanitaria di buon livello, di vivere in abitazioni dignitose e talvolta persino di nutrirsi in maniera adeguata ai loro bisogni. 

Proprio per questo, nella mia esperienza al Parlamento Europeo, da relatore per il gruppo S&D per il nuovo Fondo Sociale Europeo Plus, mi sono battuto affinché il Fondo prevedesse misure specifiche per i bambini che vivono in povertà. Il Fondo Sociale Europeo Plus, approvato a dicembre 2018, è infatti lo strumento con cui l’Unione Europea intende tradurre in pratica tutti gli obiettivi del Pilastro Sociale Europeo, approvato a novembre nel summit di Goteborg. 

È così nata l’idea di creare una Garanzia per i Bambini, uno strumento per fornire aiuto ai bambini più svantaggiati e alle loro famiglie. Grazie agli emendamenti che ho introdotto, il prossimo bilancio pluriennale europeo prevede, per il periodo 2021-2027, lo stanziamento di 5,9 miliardi di euro per la messa in atto di una serie di misure contro la povertà infantile, al fine di prevedere l’accesso gratuito ai servizi essenziali, un’assistenza sanitaria di qualità, l’accesso all’istruzione per tutti i minori e, dove necessario, aiuti per alloggi dignitosi e un’alimentazione adeguata. Per rinforzare il finanziamento, gli Stati membri saranno inoltre tenuti ad assegnare almeno il 5% delle risorse del FSE+ nazionali in azioni che contrastino la povertà infantile. 

Occorreranno ovviamente ulteriori sforzi per combattere un problema così serio, ma con la Garanzia per i Bambini l’Europa ha fatto un passo importante nell’affermazione di diritti fondamentali, a vantaggio dei suoi cittadini più piccoli e vulnerabili. 

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