A- A+
EurHope
brando affaritaliani 01
 

Con la crescita e la sempre maggiore diffusione di Internet a livello mondiale, le preoccupazioni riguardo alla tutela della privacy sono diventate un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico. Secondo alcune opinioni, tra cui quella molto autorevole di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, il concetto di privacy sarebbe ormai superato e dovremmo arrenderci al tramonto di uno spazio del privato che in passato era considerato inviolabile. Tuttavia non tutti condividono queste conclusioni e, in particolare in Europa, la preoccupazione per un'adeguata protezione della riservatezza personale è sempre stata molto sentita.

Questi timori sono diventati molto più gravi e pressanti dopo che le rivelazioni di Edward Snowden hanno reso evidente come la presenza di programmi di sorveglianza di massa (come PRISM) permettesse alle agenzie governative americane di accedere ai dati personali che venivano scambiati su Internet (ad esempio tramite posta elettronica, social network, ecc.).

Ed è proprio al Datagate causato da Snowden che fanno riferimento le motivazioni della sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha dichiarato invalida la decisione esecutiva SafeHarbour, che autorizzava in maniera decisamente agevole il libero trasferimento dei dati tra Unione Europea e Stati Uniti.

Ma per capire meglio cosa è successo e cosa implica questa sentenza è opportuno fare un passo indietro. La gestione dei dati personali è regolata, a livello europeo, dalla direttiva 95/46/EC. Tale direttiva, del 1995 (emanata quindi agli albori di Internet) definisce degli standard di protezione piuttosto elevati e autorizza il trasferimento di dati personali verso paesi terzi soltanto nel caso che questi paesi prevedano un “adeguato” livello di protezione dei dati. Cosa significhi adeguato, se “equivalente ai livelli europei” o “basilare”, è però il vero punto del contendere.

Il transito di dati verso gli Stati Uniti veniva infatti autorizzato, prima della sentenza della Corte Europea, da Safe Harbour, una decisione esecutiva approvata nel 2000 dalla Commissione. Pur non essendoci negli USA una legislazione generale sulla protezione dei dati personali, la decisione considerava adeguato il livello di protezione dei dati offerto dagli Stati Uniti per quelle aziende che dichiarassero di rispettare, nel trattamento dei dati, un insieme di 7 principi (notifica, scelta, trasferimento successivo, sicurezza, integrità dei dati, accesso e garanzie d'applicazione). Tuttavia i controlli sull'effettiva applicazione di tali principi da parte delle aziende sono sempre stati piuttosto limitati.

Dal 2013 la Commissione Europea aveva avviato una discussione con l'amministrazione americana per arrivare ad un nuovo accordo che sostituisse il precedente. Un'accelerazione di questa discussione, che finora non aveva condotto ad un esito chiaro, diventa vitale ora che l'abolizione di SafeHarbour ha creato un vuoto normativo.

Ma come si è giunti a questa sentenza? Max Schrems è un 27enne austriaco laureato in legge che ha scritto la sua tesi sul rispetto della privacy da parte di Facebook. Avendo scoperto svariati problemi nelle modalità in cui i dati venivano trattati, Schrems ha scritto presso l'autorità di supervisione irlandese mettendo in dubbio l'adeguatezza della protezione dei dati offerta dalle aziende statunitensi. La questione è stata poi portata all'Alta Corte irlandese, la quale aveva chiamato in causa la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che nella sua sentenza afferma da un lato il diritto delle autorità nazionali di esaminare se il trasferimento dei dati ad un paese terzo avvenga in maniera conforme ai requisiti stabiliti dalla direttiva sui dati personali e dall'altro dichiara invalida la decisione Safe Harbour, argomentando che l'accordo non vincola le istituzioni degli Stati Uniti, le quali laddove la sicurezza nazionale o l'interesse pubblico lo impongano possono ignorare questi requisiti accedendo ai dati personali in maniera non conforme a quanto previsto. Di questi temi ho avuto modo di discutere direttamente con Schrems in un dialogo con i parlamentari interessati organizzato dal collega eurodeputato dei Verdi tedeschi Jan Philip Albrecht.

Che scenari si stanno aprendo in seguito alla sentenza? Il 6 novembre la Commissione ha diffuso una comunicazione che contiene delle linee guida sulle possibilità alternative di trasferimento di dati che sussistono per le aziende dopo la sentenza (soluzioni contrattuali, trasferimenti all'interno dello stesso gruppo, deroghe, consenso esplicito). E’ chiaro che si tratta di soluzioni provvisorie ma il raggiungimento di una soluzione definitiva è reso più complesso dal fatto che sembra che gli Stati Uniti non intendano modificare la propria legislazione.

Tuttavia di recente il Vicepresidente della Commissione Europea per il Mercato Unico Digitale Andrus Ansip si è impegnato a raggiungere un nuovo accordo nel giro di tre mesi. Questa intenzione è positiva in quanto l'importanza sempre crescente dell'economia digitale richiede che si ristabiliscano delle norme chiare per permettere il libero flusso dei dati. Al tempo stesso è necessario che i nuovi accordi garantiscano una vera protezione della privacy, in accordo con i criteri contenuti nella sentenza. Se questa trattativa potrà effettivamente condurre ad un accordo migliore e in grado di garantire una più adeguata protezione dei dati personali, il giudizio della Corte avrà avuto nel complesso un effetto senza dubbio positivo.

Tags:
privacysafe harbourusaeuropa
Loading...
in vetrina
X Factor 2019, Achille Lauro: "Su Anastasio ho sbagliato. Mara Maionchi non mi ascolti più"

X Factor 2019, Achille Lauro: "Su Anastasio ho sbagliato. Mara Maionchi non mi ascolti più"

i più visti
in evidenza
Indonesia, un governo nerazzurro A Erik Thohir gli affari economici

Inter

Indonesia, un governo nerazzurro
A Erik Thohir gli affari economici


Zurich Connect

Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

casa, immobiliare
motori
Tokyo Motor Show 2019, Nissan svela il concept Ariya

Tokyo Motor Show 2019, Nissan svela il concept Ariya


RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
Finalità del mutuo
Importo del mutuo
Euro
Durata del mutuo
anni
in collaborazione con
logo MutuiOnline.it
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2019 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.