Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

I Hate Milano

di Mister Milano

Basta santificare Martina Levato. Ma che succede ai media? I Hate Milano

In attesa che il Tribunale decida il destino del figlio della cosiddetta "coppia dell'acido", pare sia stata decisa una più clamorosa adozione: al Corriere hanno deciso di adottare i genitori, Martina Levato e Alessandro Boettcher - I HATE MILANO

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In attesa che il Tribunale dei Minori decida il destino del figlio della cosiddetta "coppia dell'acido", pare sia stata decisa un'altra, più clamorosa adozione: al Corriere della Sera hanno infatti deciso di adottare i genitori, Martina Levato e Alessandro Boettcher. Solo così si spiega l'affetto che in via Solferino provano per la Levato e il suo compagno, un affetto confermato per l'ennesima volta con l'apertura del sito Corriere.it - il nazionale dunque - di ieri mattina che vi mostriamo qui:

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Salta subito all'occhio la foto scelta per l'occasione: la condannata a 14 anni di galera per aver sfigurato per sempre il viso dell'ex fidanzato - in attesa di processo per fatti analoghi su altri tre esseri umani - Levato Martina dà il buongiorno ai lettori del quotidiano bella allegra e sorridente. Notate anche la maglietta, sbarazzina come il suo sorriso: "Girls just wanna have fun". Che poi per divertirsi uno si prenda uno Spritz in Colonne, o tiri una secchiata di acido a un essere umano rovinandogli la faccia, quello è un altro discorso.

Ma la passione viscerale per la coppia tracima anche nel titolo. Si comincia con "Acido", che non c'entra con i Prozac +, e quella vecchia tiritera acid-O acid-A, e nemmeno con l'emergenza ecstasy in discoteca, ma è il modo con cui il Corriere riassume la vicenda. Ma il meglio è dopo, quando la sfregiatrice è identificata con un tenero "Martina". Ma che carini, questi titolisti di via Solferino!

Ora quelli che trafficano con l'acido li chiamano per nome. Aspettiamo quindi di vedere il mafioso Brusca detto "U Verru", che di acido se ne intendeva assai avendoci sciolto il tredicenne Giuseppe Di Matteo, chiamato "Giovanni". Oppure Luca Varani, l'avvocato che fece sfigurare il viso di Lucia Annibali, "Luke". Chissà. Segue imprescindibile virgolettato strappa-lacrime "che emozione abbracciare il mio Achille!", cui fa eco la voce di "Alex", un bel soprannome da figaccione per indicare Alessandro Boettcher, il tipino che oltre a tirare acido in faccia agli estranei aveva anche la passione di marchiare a fuoco le sue fidanzate, provocando loro - secondo le parole del Tribunale - "atroci sofferenze". Vien da chiedersi cosa ne pensano le giornaliste di via Solferino, del fatto che un simile individuo, che prende il concetto di femminicidio e lo porta, se possibile, ancora più in la, segnando un nuovo record nel mondo della nefandezza umana, venga rappresentato senza mediazioni come un premuroso paparino desideroso di riconoscere la sua prole.


C'è da sperare che i lettori avessero alta conoscenza dei fatti: perché noi sfidiamo chiunque fosse all'oscuro delle vicende pregresse a leggere la notizia in questione e capire che la tizia nella foto, e questo misterioso bel tenebroso di nome "Alex", non siano due vittime di una controversia giudiziaria riguardante la custodia di un minore ma due tra i più efferati delinquenti apparsi a Milano nell'ultimo decennio, definiti da un Tribunale come animati da "crudeltà inumana".

Del resto, il corteggiamento del Corriere, e in particolare della redazione milanese, alla cosiddetta "coppia dell'acido" va avanti da un pezzo, e precisamente dal primo giorno in cui si cominciò a parlare di questa vicenda. Mentre gli altri giornali la trattavano come un terribile caso di cronaca nera, il Corriere si interessava ai due criminali con una morbosità per alcuni inspiegabile. La Levato era definita con pedissequa insistenza "bocconiana", con ostentazione sconosciuta persino al Sergio Vastano del Drive-In. Boettcher godeva come detto di fotogallery personalizzate in cui si analizzava il look, l'addominale, il taglio di capelli. Ma in un tripudio di particolari inesistenti e articoli sul nulla, purtroppo della storia non fregava niente a nessuno, né al pubblico, né agli altri giornali, se non nella misura di uno sconcertante fatto di cronaca. Fino a che, ecco l'illuminazione solferiniana: il bambino, il frutto del seno (speriamo lavato dall'acido) di "Martina"! Fa niente che da alcune carte giudiziarie si sospetta che il concepimento sia stato deciso dal Boettcher proprio in previsione di un arresto della compagna, per alleggerirne la posizione. Il bambino era la chiave di volta che serviva al Corriere per creare "la Storia", e così prendere una coppia di efferati criminali per trasformarli nel feuilleton dell'estate.

Ma in tutto questo, a lorsignori e' sfuggito un dettaglio: i lettori. Siccome da qualche parte questo Paese, e soprattutto questa città', una coscienza civile ce l'ha eccome, il miele riservato per "la coppia dell'acido" - che e' di nuovo un altro scempio linguistico perpetrato dai media, più azzeccato sarebbe "la coppia di criminali sfiguratori di visi umani - ha provocato un'ondata di vomito. Andate a vedere i commenti all'articolo su "Martina": un muro di indignazione, che riguarda non lei e l'ipotetico affidamento del figlio - che la stragrande maggioranza dei lettori, a differenza di Don Mazzi, ha il buongusto di non commentare, essendo materia delicatissima - ma che si scaglia proprio contro il Corriere stesso e il modo in cui la coppia viene rappresentata. E così', guardacaso, nel pomeriggio, ecco una versione riveduta e corretta della stessa notizia:
 

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Sarà stata una coincidenza? O il fatto che il 90% dei lettori si definisse "indignato" ha avuto il suo peso in questo cambio di impaginazione (in altre termini: c'e' un giudice a Berlino)? Chissà. Quello che ci preme sottolineare sono due cose.

La prima: noi continuiamo a riguardare le foto del viso sfigurato di Lucia Annibali, e non capiamo come mai mentre in quel caso si formò un cordone di solidarietà nei confronti della vittima (e meno male - ripetiamolo - meno male che si formò) e l'assassino Luca Varani (perché di questo si tratta, di un assassino, non del corpo magari, ma di tutti quei sogni, quelle attese e quelle speranze che rendono tale l'esistenza umana) venne giustamente condannato alla gogna mediatica, in questo caso di Pietro Barbini e del suo viso, ovvero della vittima, non si occupi nessuno, mentre dei carnefici, "Martina e Alex"- come li chiama il Corriere - se ne parli in questi termini. Certo, in ballo c'è il futuro del bambino: ma quello è un fatto giudiziario, sul quale lo stesso Tribunale ha implorato il silenzio, che nulla ha a che fare con i "Martina", i "mamma mia che emozione!" e i vari appelli di nonni materni, nonni paterni e compagnia cantante ricopiati con dovizia di dettagli dagli impeccabili cronisti.

Se un giorno Pietro troverà la forza di uscire allo scoperto (come fatto da Lucia, che dando a tutti una lezione di coraggio e dignità inarrivabile disse "non ho niente di cui vergognarmi, è lui che si deve vergognare di avermi fatto questo") e mostrare a tutti quello che "Martina e Alex" hanno fatto al suo viso, be', sarà interessante vedere la reazione di chi ha avuto il fegato di mostrare "Martina" allegra e sorridente che ci racconta con quanta gioia stia affrontando la maternità.

La seconda: si critica sempre, spesso a ragione, la deriva dell'opinione pubblica, che si vuole essere morbosa e attratta in modo torbido e malato dalle telenovele dove la cronaca nera si mischia a quella rosa in un abbraccio macabro, vedi i casi Cogne, Sara Scazzi, e via dicendo. In questo caso, però, i commenti dei lettori sono chiari e a disposizione di chiunque. Ma non sarà allora che è vero il problema opposto, e cioè che sono i media che, con stomaco di ferro e sprezzo del ridicolo, pur di raccattare click, lettori o telespettatori sono disposti a tutto, ma veramente a tutto? Resta, comunque, in noi e in tutti quelli che dopo l'articolo di ieri ci hanno scritto, la consapevolezza di essere davanti a una vicenda che come uno schizzo non di acido, ma di una sostanza organica di color marrone, si è abbattuta sulla dignità, l'intelligenza, il rispetto dei lettori e dell'opinione pubblica intera.

 


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