Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

I Hate Milano

di Mister Milano

Facebook e la strage di Parigi. Tutte le cretinate milanesi doc. I HATE MILANO

Da 48 ore siamo sotto attacco. No, non sono ancora le bombe dell’Isis, grazie al cielo. Sono le idiozie che si leggono su Facebook. Eccone una breve compilation firmata da una serie di milanesi più o meno illustri. LEGGI LA RUBRICA I HATE MILANO

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Da 48 ore siamo sotto attacco. No, non sono ancora le bombe dell’Isis, grazie al cielo. Sono le idiozie che si leggono su Facebook, piovute a grappolo dal momento della prima esplosione. Un esempio lampante di come c’è molto poco da sperare per il futuro, a tutte le latitudini. Eccone una breve compilation firmata da una serie di milanesi più o meno illustri. I HATE MILANO

1) Giorgio Dell’Arti e la Gazzetta dello Sport
La cretinata più grossa letta a livello mondiale arriva dal milanesissimo quotidiano “la Gazzetta dello Sport”, che da qualche tempo non si occupa solo di sport ma anche di argomenti di attualità grazie alla rubrica “AltriMondi” curata dal giornalista non certo di primo pelo Giorgio Dell’Arti. In un articolo sulla strage del Bataclan, lo splendido settantenne Dell’Arti trova il tempo per prendersela con la band che si stava esibendo sul palco.  Il Dell’arti scrive che il complesso degli Eagles of Death Metal ha “un nome mai apparso così cretino come l’altra sera, ‘Aquile del Metallo Mortale’”. Ora, uno potrebbe chiedersi che diamine c’entri il nome della band con quello che è successo: dopo la strage del cinema in America, qualche individuo sano di mente ha trovato il tempo per criticare il titolo del film proiettato? Oppure si potrebbe pretendere che un giornalista dotato di tesserino  si informi sul fatto che il “Death Metal” sia un genere musicale, e non un nome, ma non fai a tempo a concentrarti su questo o invocare un Tso, che il Dell’Arti continua, dileggiando i membri della band che al primo sparo “se la sono data a gambe levate”. E cosa avrebbero dovuto fare? Combattere da soli a mani nude?Insomma: siccome al Dell’arti il genere non piace (genere di cui, come abbiamo visto, neppure conosce il nome) ecco che perfino in un’occasione tragica come questa, invece che limitarsi a raccontare i fatti ci tiene a far sapere la personale opinione di cui ovviamente non frega niente a nessuno.Forse dell’Isis un giorno ci libereremo: ma liberarsi del giornalismo saccente, trombone e moralista di questi maestri tanto venerabili quanto rincoglioniti sarà altrettanto dura.

2) “Zio, ma come li bombardi? Questi vivono nelle grotte, sono uno Stato fantasma! Ma ce la fai?!”.
No. Chi è convinto che i seguaci dell’Isis vivano in catacombe segrete è perché ha in mente i ricordi di 15 anni fa e i video di Bin Laden - e da allora non ha più letto nulla. L’Isis è a tutti gli effetti uno Stato vero e proprio, con addirittura i suoi ministeri, il suo sistema economico e il suo apparato di comunicazione. Basta leggere non dico il New York Times, ma per lo meno wikipedia. L’intelligence sa  dove e quali sono gli obiettivi da colpire. Perché non li hanno colpiti prima? Perché l’Isis, ispirato da una ideologica wahabbista - una corrente fondamentalista che fa parte del mondo arabo dal ‘700 ed che è rigettata dal 99% dei musulmani sulla faccia della terra - ha i suoi principali nemici proprio nelle fila dell’Islam stesso. L’Iran sciita, ma anche Hamas fino ad arrivare ai curdi. E siccome in politica “il nemico del mio nemico è mio amico” ecco che, almeno nelle fase iniziali, dell’Isis non è importato nulla a nessuno (come dimenticare, del resto, quando a Washington l’Isis venne definito “a local threat”?). Forse sarebbe il caso di cambiare atteggiamento. Forse, perché ci sono quelli che (leggere punto 3).

3) “Ah certo, adesso che uccidono a Parigi volete la guerra. E prima, quando uccidevano i curdi, perché ve ne fregavate?”
Qui la reazione è ancora più’ semplice: ma va? Intanto, quando hanno decapitato il costode del sito archeologico di Palmira, non ce ne siamo fregati affatto.  E neppure quando hanno sterminato un giorno dopo l’altro interi villaggi curdi. E anzi proprio per quegli orrori che la comunità internazionale si è vista costretta a intervenire,  e l’Isis, dopo una spettacolare avanzata è stata costretta a ripiegare, perdendo parte dei territori conquistati. Domenica, sulla Cnn, l’esperto anti terrorismo in collegamento diceva che un attentato del genere potrebbe spiegarsi proprio come risposta alla contro-offensiva che l’Isis ha subito nelle ultime settimane. Poi, ovviamente, è chiaro che alcuni fatti abbiano più richiamo mediatico di altri. Se così non fosse, i terroristi non avrebbero bisogno di colpire nel cuore delle città europee. E’ giusto che uno stesso atto di terrore ottenga un diverso richiamo mediatico a seconda di dove accade? No, assolutamente. Ma è la natura umana, che come si sa, giusta non è. Le stupefatte denunce sull’ipocrisia occidentale scritte in maiuscolo sono di una retorica ancora più bolsa che di quella usata da quelli che hanno cambiato la loro immagine del profilo con i colori della bandiera francese.

4) “Basta con le bombe! Bombardare l’Iraq non è servito niente, a che serve bombardare l’Isis?”.
E’ la tesi di Cecilia Strada e di altri irriducibili della cerchia dei Bastioni. Tuttavia, paragonare l’Isis all’Iraq di Saddam è una fesseria grossa quanto la Mesopotamia. L’Isis è - a tutti gli effetti - il prodotto dei disastri dell’amministrazione Bush, un qualcosa che non esisteva e che esiste proprio a causa della gestione americana dell’aerea. Un gruppo di gentlemen che, da mesi, ha sterminato interi villaggi, seppellendo vive le persone, mutilando e torturando gli omosessuali, e non parliamo di quanto hanno fatto alle donne. Non si capisce, dunque, come sia possibile professarsi di sinistra e non avvertire al proprio interno la voglia di mettersi al comando dell’Armata Rossa insieme a Trotsky e andare a liberare le zone dall’Isis occupate, ma si sa, per molti essere di sinistra è un concetto relativo. Tanto più che ci si è messo anche Gasparri, che a caldo ha twittato a favore dell’intervento militare. Ora: d’accordo, Gasparri è Gasparri (non servono aggettivi). Ma se Gasparri avesse detto nel 1939 che bisognava fare la guerra a Hitler, questa sarebbe stata una buona ragione per non farla? Esisterà mai un giorno in cui, in Italia, si riuscirà a leggere la realtà internazionale senza passare dal micro provincialismo della politica italiana?

5) “Minchia m’e’ salito il razzismo, chiudiamo le frontiere!”
Inutile dire chi sono gli sponsor di una tesi del genere. Straordinario, però, è il fatto che mentre continuino ad arrivare notizie sul fatto che la maggioranza degli attentatori fossero regolari cittadini belga o francesi, che non hanno bisogno di varcare alcun confine perché loro vivono da sempre entro il confine, il loro atteggiamento non venga minimamente scalfito: per loro la soluzione rimane la stessa, chiudere le frontiere. Noi andiamo oltre e suggeriamo: perché non andare sul sicuro, e vi chiudete in casa una volta per tutte?

 

 


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