Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

I Hate Milano

di Mister Milano

Levato, tutti parlano della mamma e non della lucida criminale. I Hate Milano

In questa storia l’unica vittima accertata è il povero Pietro Barbini, il cui viso non conoscerà nessun “cambiamento straordinario”. Resterà sempre così come è adesso: sfigurato per sempre… I HATE MILANO

martina levato

Ogni estate ha il suo feuilleton mediatico: sotto l’ombrellone, passati i primi giorni a suon di tuffi, botti di calciomercato e impepate di cozze finisce che ci si annoia e “ci vuol qualcosa per tenersi a galla”. Quello di questa torrida estate 2015 e’ dedicato a Martina Levato e il bambino avuto il giorno di Ferragosto alla clinica Mangiagalli.

Per chi avesse letto i giornali, e dunque non sapesse chi e’ Martina Levato - dato che i fatti per intero vengono raramente riportati - specifichiamo che si tratta della dolce meta’ della cosiddetta “coppia dell’acido”, condannata a 14 anni di galera per aver sfregiato in modo “mostruoso” il viso del 22enne Pietro Barbini, e in attesa di processo per aver compiuto il medesimo atto nei confronti di altre 3 persone. 

Tuttavia, chi ha letto i giornali sa alla perfezione l’altro aspetto della vicenda, ovvero che la Levato ha appena avuto un bambino che le e’ stato sottratto dal Tribunale che in queste ore sta decidendo cosa farne. Una situazione delicatissima, anche perche’ - e anche di questo sui giornali non si trova traccia - sussiste il dubbio, confermato da alcune testimonianze che a dire il vero lasciano pochi dubbi al riguardo - che il bambino sia stato intenzionalmente concepito dalla coppia proprio perche’, in previsione di un arresto della Levato, questo avrebbe alleggerito la sua posizione, alla luce della generale clemenza del sistema giudiziario italiano nei confronti delle “mamme” (si veda, per esempio, la vicenda di Luca Massari, il tassista ammazzato a pugni qualche anno fa in zona Corvetto: Stefania Citterio, che insieme a Pietro Citterio e Morris Ciavarella si accani’ sull’uomo inerme, ormai svenuto, al grido di “muori bastardo”, se la cavo’ con soli dieci mesi di carcere). 

Sembrerebbe che un po’ di silenzio sarebbe di rigore, anche per non mettere pressione ai magistrati chiamati a un compito del genere. Purtroppo, quel velinone di Don Mazzi, goloso di titoli giornali come una letterina della prima ora non ha resistito al richiamo della foresta, e così’, non pago del clamore suscitato solo pochi mesi fa per aver ospitato nella sua comunita’ un redivivo Fabrizio Corona, si e’ tuffato a pesce sulla vicenda, chiedendo che la Levato e il suo figlio vengano affidati a lui. Il prete buono per tutte le stagioni, dal gossip alla cronaca nera, sostiene che nella sua comunità le persone sono capaci di “cambiamenti straordinari”.  Ci sembra quasi di vedere la scena: Corona che fa le flessioni con Martina di fianco che allatta il piccolo, chiacchierando del più e del meno. Un mondo un po’ alla rovescia insomma, dove non sono le colpe dei padri a ricadere sui figli, ma sono i figli che lavano, almeno in parte, le colpe dei genitori. 

Ora: noi delle proprietà taumaturgiche della comunita’ di Don Mazzi non discutiamo, ci mancherebbe. Facciamo solo notare al prete che noi, gli uomini di Chiesa, li preferiamo quando si occupano delle vittime, degli ultimi, dei bisognosi, ovvero coloro a cui il tale che fondo’ l’azienda cui Don Mazzi appartiene (hey! non Signorini! stiamo parlando di Gesu’ Cristo!) dedico’ la sua esistenza. E in questa storia l’unica vittima accertata e’ il povero Pietro Barbini, il cui viso non conoscerà’ nessun “cambiamento straordinario”. Resterà sempre così come e’ adesso: sfigurato per sempre. 
Chissa’ cosa ne pensa lui, Pietro, di tutta questa vicenda. Gia’, chissà, dal momento che nessuno, ma proprio nessuno, sembra interessarsi di lui.

P.S. Anche le agguerrite femministe della 27 esima ora si sono occupate della vicenda, con un articolo in cui si chiedeva con toni, di nuovo, in pieno stile feuilleton (si parla di “diritto alla prima poppata, al primo sguardo materno”, la stessa madre definita da due giudici diversi come “animata da lucido impulso criminale” mossa da una “cattiveria inumana”) un affidamento del bambino alla madre in una comunità a “detenzione attenuata” . Di nuovo: liberi di pensare e scrivere ciò che si vuole. Stupisce pero’, anche in questo caso, che il povero Pietro Barbini non venga neppure citato. Eppure quando con l’acido venne sfigurata l’avvocatessa Lucia Annibali, per mano di un criminale infame ora, fortunatamente, in galera, fu proprio la 27 ora a dare alla vicenda, con ogni merito, il risalto che meritava.
Come mai, ora, il povero Pietro non merita neanche una riga? Aspettiamo risposte.


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