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Lettere allo Psicologo
Come possiamo prevenire i raptus omicidi?
RICHIESTA: Come possiamo prevenire i raptus omicidi?
 
Buongiorno, volevo chiederle se esiste un modo o vari modi attraverso cui si possono prevenire dei raptus omicidi, viste le notizie dei giornali in cui si parla di violenze ai danni delle donne che a volte purtroppo si concludono con la morte della stessa.
E' possibile avere un quadro della situazione per prevenire questo fenomeno?
La ringrazio per la risposta
 
RISPOSTA

Gentile lettrice,

intanto vediamo cosa si intende per raptus: In psichiatria, l'atto improvviso e violento col quale qualcuno  si volge contro sé stessa o contro un'altra persona

Non sempre le violenze o gli omicidi sono dovuti a raptus, perchè diverse volte si tratta di premeditazione o di violenze agite volontariamente

Ho fatto una ricerca ed ho trovato delle notizie interessanti che fanno sperare per una prevenzione di tali atti.

I raptus omicidi sono preceduti da una serie di comportamenti che costituiscono altrettanti segnali di rischio e quindi possono essere analizzati e riconosciuti per mettere in moto meccanismi di prevenzione e protezione

In nove casi su dieci se si valuta il rischio correntemente è possibile capire se ci sarà un’escalation della violenza – spiega la ricercatrice La psicologa e criminologa Anna Costanza Baldry–

Esiste un preciso protocollo che identifica la probabilità di abusi domestici, il SARA.

È un acronimo: “Spousal Assault Risk Assessment” : valutazione del rischio di violenza tra coniugi. Si tratta di un elenco di fattori che fanno riconoscere gli uomini propensi a ripetere e aggravare i maltrattamenti e le donne più vulnerabili

Ecco i segnali premonitori:

1 - nel 70% dei casi gli omicidi sono stati preceduti da violenze ripetute, maltrattamenti o stalking 

2 - solo il 10% degli uomini che uccidono è affetto patologie psichiatriche

3 – atteggiamenti aggressivi

4 - la scarsa attitudine a cercare o mantenere un lavoro

5 - un eccessivo senso del possesso.

6 - Vietare alla propria partner di uscire

7 - imporle come vestirsi

8quando si considera la donna come una cosa, un oggetto di cui si può disporre anziché una persona da rispettare. Invece di amarla si vuole dominarla, invece di affetto si tratta di possesso, invece di dialogo si vuole avere il potere su di lei.

9 - Episodi pregressi di gravi violenze fisiche o sessuali

10 -  Minacce pesanti di violenza e morte,

11 - intimidazione nei confronti dei figli

12 - lanci di oggetti durante i litigi

13 - Escalation: nell’arco della relazione c’è stato un crescere della frequenza e intensità della violenza (anche se inframmezzata da momenti strumentali di riappacificazione, con lui che chiede scusa e lei che perdona).

14 - Se c’è stato un aggravarsi i maltrattamenti, è probabile che ci sarà ancora di più al momento della separazione. Per questo, se una donna decide di lasciare, è meglio farlo di nascosto

15 - Precedente violazione di provvedimenti di polizia già emessi (ammonimento, sospensione della potestà e allontanamento). Questo fattore permette di valutare se le misure sono efficaci nella gestione del rischio oppure no e quindi se ne servono di più severe.

16 - se l’uomo non vuole riconoscere la gravità insita in un’azione violenta. Atteggiamenti che giustificano o condonano la violenza (a livello culturale o religioso): se l’uomo minimizza, è molto geloso e possessivo, dà la colpa alla vittima, significa che non vuole riconoscere il disvalore giuridico o sociale della violenza.

17 - Precedenti penali specifici o no (questo fattore «pesa» molto di più se ci sono reati contro la persona, per rissa, aggressione o simili)

18 - il pericolo aumenta di più se i due partner si sono lasciati, o si stanno lasciando. È il momento in cui Ancora più a rischio sono le situazioni in cui i partner si sono lasciati e rimessi insieme. Il «tornare indietro» indebolisce molto la donna agli occhi del maltrattante: l’uomo vede che insistendo con le varie strategie (moine o violenze) riesce a ottenere quello che vuole.

19 - Se chi maltratta fa abuso di sostanze, alcol o droga: abbassano la soglia di controllo e fanno delegare a uno stato di alterazione la gestione delle proprie emozioni

20 - Disoccupazione o grave stato economico (non dovuto a cause di forza maggiore), scarsa attitudine a cercare a mantenere un lavoro, difficoltà ad avere a che fare con il denaro (gioco d’azzardo, vita al di sopra delle proprie possibilità)

21 - Disturbi mentali, anche quelli come il disturbo di personalità o bipolare che giuridicamente non condizionano la capacità di intendere o di volere.

22) – mancanza di autocontrollo

23) – tendenza ad arrabbiarsi e sfogare la rabbia sulla donna o su oggetti

 24) – questi uomini cambiano secondo uno schema che si ripete: all’inizio sono seduttivi e amorevoli, poi invece esigono un’attenzione esclusiva, isolano la donna da altre relazioni, la mortificano colpendo la sua autostima e sicurezza di sé stessa, la insultano, la ricattano, la minacciano, queste ambiguità di comportamento confondono una donna

25) – Richieste di aiuto da parte della donna, a volte andate a male

26) – Minacce continue dell’uomo verso la donna

27) – Maltrattamenti che precedono la morte

Quando le donne sono più esposte ad abusi gravi:

a) – quando hanno un comportamento ambiguo (come accettare di rivedere l’ex violento dopo averlo lasciato),

b) - se sono costrette da necessità oggettive a incontrarlo di nuovo (perché hanno figli in comune, lavorano nello stesso posto o abitano in un piccolo paese)

c) - Comportamento contraddittorio o ambivalente (l’ex partner ha avuto un ordine di allontanamento, ma la donna lo incontra lo stesso)

d) - Il terrore: se la paura aiuta a chiedere aiuto e a intraprendere un percorso per uscire dalla violenza, il terrore immobilizza. Non di rado succede che le vittime, quando devono testimoniare, neghino tutto.

e) - Assenza di servizi e strutture di assistenza alle vittime. Se mancano alternative materiali agli abusi (assistenza legale, alloggio, lavoro) è più difficile uscirne.

f) - Elementi oggettivi che costringono le donne a rivedere chi esercita la violenza: eventuali figli, lavorare nello stesso posto, abitare in un piccolo paese.

g) - Una disabilità fisica o psichica,

h) - la dipendenza dall’alcol

i) - l’uso di sostanze stupefacenti

 

 

 

AZIONI UTILI PER PREVENIRE GLI ATTI VIOLENTI

 

1 – Favorire il DIALOGO tra uomo e donna

2 – Stimolare un CONFRONTO tra i due partner favorendo l’apertura di luoghi di ascolto come i consultori familiari

3 – Aiutare l’uomo attraverso colloqui con professionisti psicologi, neurologi, ed altro a cambiare il suo schema mentale che gli suggerisce: posso fare tutto, voglio avere tutto, facendogli comprendere che dobbiamo tenere presente e RISPETTARE l’altra persona, in questo caso la donna.

4 – Aiutare l’uomo violento a METTERSI NEI PANNI DELLA DONNA, cioè a vederla come un essere umano che soffre, che ha dei diritti, che deve essere Rispettata

5 – Quando ci sono difficoltà, incomprensioni, conflitti a volte una persona può essere portata a pensare che lo sia per sempre, o che il problema non possa risolversi, in questo caso AIUTARLO A NON GENERALIZZARE I PROBLEMI,  a non pensare che lo sia per sempre, a non sopravvalutare un momento difficile o di crisi ad ogni livello ( familiare, di coppia, lavorativo, economico, ed altro, quindi identificando un conflitto, evitando di amplificarlo e di espanderlo anche ad altri settori, prendendo coscienza che si può risolverlo e che è una difficoltà TEMPORANEA, si potrà affrontarlo assieme nel Migliore dei modi

6 – Aiutare l’uomo che usa violenza a vedere la realtà da prospettive diverse, ad esempio se ritiene che un conflitto o una crisi di coppia dipenda tutto dalla donna e gli affibbi in questo caso una colpa totale,

7 – Aiutare l’uomo a trovare dei diversi SIGNIFICATI  alla propria vita di coppia, che gli faccia prendere coscienza di nuovi modi di percepire la storia che sta vivendo e lo aiuti a trovare NUOVE MODALITA’ DI RELAZIONARSI con la donna, più pacifiche, più rispettose, con elasticità mentale, pronti a mettersi in discussione, aiutarlo a comprendere le esigenze ed i bisogni del partner cercando assieme a lei delle SOLUZIONI PACIFICHE

8 – Comprendere la visione che l’uomo ha del proprio ‘rapporto di coppia’, come lo interpreta, come lo percepisce, come lo vive, che significato dà alla donna, quali sono le sue REGOLE all’interno del rapporto a 2

9 - Il metodo Patricia Scotland

Patricia Scotland, da ministro della giustizia inglese, ha lanciato e coordinato un efficace piano d’azione contro la violenza domestica e grazie ai suoi provvedimenti il numero di morti per femminicidio a Londra è diminuito di oltre il 60%.

Nell’arco di poco meno di un decennio le donne vittime di questa violenza sono passate da   49 (2003)  a 11 (2012).

Il metodo promosso dalla Scotland è stato utilizzato con altrettanto successo anche in alcune città della Spagna (Trinidad e Tobago) dove si è registrato una significativa diminuzione dei delitti contro le donne.

Si spera e si auspica che venga usato in tutti i paesi del mondo vista la sua efficacia, dobbiamo promuoverlo tutti per questo ( passa parola )

Il sistema si fonda  su una visione olistica, integrata, dell’intervento da mettere in atto e prevede: interconnessione tra sistema giudiziario, polizia, servizi medico-sanitari e sociali, protezione e assistenza legale per le vittime, piani economici e coinvolgimento dei datori di lavoro nel progetto. si potrebbe elaborare una strategia integrata che preveda la collaborazione tra:  sistema educativo, ambito lavorativo, istituzioni e associazioni di donne della società civile che da sempre combattono contro la violenza di genere. Perché, è certo, la violenza di genere non può essere affrontata da un solo lato, ma va vista ed affrontata nella sua complessità e grazie all’apporto di tutti. Ciascuno deve fare la sua parte perché le vittime devono sapere che non sono sole.

 

Un cordiale saluto per te

Tags:
raptus omicidimaltrattamentistalking

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